Storia delle Ali Reggiane

    Kamikaze

    Condividere

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 5:46 pm

    25 Ottobre 1944
    Gli Zero Affrontano la Flotta Americana

    Fin dalle prime battute della battaglia i giapponesi si rendono conto, con disperazione, che il Piano Sho non funziona.
    I bombardieri in picchiata, gli aerosiluranti e i caccia della Prima Flotta Aerea sono immediatamente sopraffatti dagli Hellcats e dalla cortina di fuoco delle navi nemiche, mentre gli apparecchi americani compiono autentiche stragi sulle unità giapponesi.
    Per il Sol Levante la battaglia di Leyte non è una semplice sconfitta: è un disastro di proporzioni inaudite, nel quale la Flotta Oceanica Imperiale cessa quasi di esistere.
    La prima azione dei kamikaze, prevista per il 23 ottobre, è rinviata al 25 poiché i piloti, decollati dopo essersi cinti il capo con
    l' hacimaki (la fascia di panno bianco, simbolo dello spirito di sacrificio per la Patria), sono rientrati alla base di Cebu, avvilitissimi per non essere riusciti a trovare il nemico.
    Si può morire una volta - e la certezza della morte imminente è più terribile, forse, della morte stessa, - ma non la seconda!
    Questo dovrebbe oltrepassare i limiti della più fanatica (o mistica) spiritualità giapponese.
    Non è così, invece.
    I medesimi uomini, all'alba del 25 ottobre, bevono saké nell'assistere al rito simbolico del loro funerale, cantano inni guerreschi, si riannodano l’ hacimaki e ripartono.
    Alle 7,30 del mattino, in un punto dell'Oceano situato allargo della costa settentrionale di Mindanao, a una quarantina di miglia dall'isola Siargao, i 6 Zero della Sezione Yamato scoprono il Taffy Group 1 del contrammiraglio Thomas L. Sprague, forte di quattro portaerei di scorta e di sette cacciatorpediniere.
    Il primo Zero si tuffa alle 7,40 sulla portaerei Santee.
    La sua traiettoria è tesa.
    Quand'è a cinquecento metri dalla nave lo Zero spazza il ponte con una breve, secca raffica di mitragliatrice.

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 5:46 pm

    Questione di tre, quattro secondi.
    L'esplosione sulla parte anteriore del ponte di volo apre un cratere di 9 metri per 5.
    L'aereo si è completamente disintegrato, del pilota non è rimasto nulla. Sulla Santee divampa un violento incendio.
    La nave si salverà, ma dovrà abbandonare la zona delle operazioni.
    Un altro Zero, il secondo, spunta da una nuvola come un'apparizione diabolica.
    Il suo pilota ha scelto per bersaglio la Sangamon, ma un proiettile sparato dalla Suwannee lo centra a mille metri di quota e l'apparecchio precipita in vite.
    Il kamikaze fa appello a tutte le sue forze per raddrizzarlo e non cadere in mare inutilmente, ma è colpito di nuovo da una granata da 127 millimetri.
    I brandelli dello Zero cadono fiammeggiando a 150 metri dalla Suwannee.

    Il terzo Zero picchia deciso sulla Petrof Bay, accolto da una fittissima ragnatela di proiettili traccianti.
    Si dissolve in una rosa di lapilli incandescenti.
    Il quarto Zero è abbattuto dal tiro della Suwannee.
    La stessa unità è presa di mira dal quinto Zero, e anche questo viene colpito.
    Ma il kamikaze riesce a controllarlo fino all'ultimo.
    Un boato: la Suwannee è centrata e le sovrastrutture cominciano a bruciare. Si ritirerà dalla scena, come la Santee.
    Del sesto Zero della Sezione Yamato non si sa nulla.
    Scomparso, certamente abbattuto.
    Yukiho Seki guida personalmente la Sezione Shikishima e localizza il Taffy Group 3 del contrammiraglio Clifton A.F. Sprague a circa 170 chilometri da Leyte.
    Questo Gruppo ha subito qualche perdita nel corso della recentissima battaglia di Samar, ma consta ancora di quattro portaerei di scorta e di sei cacciatorpediniere.

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 5:47 pm

    I suoi radar segnalano la squadriglia di Seki, e il giovane capitano di vascello è costretto a una fuga momentanea per evitare la sicura distruzione dei suoi aerei da parte di una quarantina di Hellcats, prontamente levatisi in volo.
    Ma alle 10,40 le navi americane sono nuovamente individuate e Seki comunica ai ragazzi nell'interfono:
    «Portaerei a 90 miglia est di Samar. Si va all'attacco. Banzai! ».
    Trascorrono dieci minuti.
    Gli Zero, per celarsi ai radar del nemico, volano a pelo d'acqua.
    Quando le portaerei sono in vista, cabrano simultaneamente fino a 1.600 metri, da dove cominciano la picchiata mortale, il Jibaku.
    Il primo Zero fila sulla Kitkun Bay, mitraglia perdutamente e sembra vicino al successo, quando una granata gli esplode sotto il ventre a un centinaio di metri dall'obiettivo.
    La bomba si stacca e scoppia vicinissima alla nave, recando qualche danno.
    L'aereo, sfasciato, finisce tra i flutti.
    Contemporaneamente due Zero sono distrutti dal fuoco rabbioso della Fanshaw Bay.
    Uno di essi, probabilmente, è quello di Yukiho Seki.
    Si lanciano altri due Zero, entrambi contro la White Plains.
    Uno, benché ridotto al puro scheletro dai proiettili incendiari delle batterie nemiche, si porta così vicino alla nave che, nel momento in cui esplode in volo, la ferisce malamente in più punti.
    L'altro, scoraggiato dal troppo denso sbarramento della White Plains, compie una deviazione in piena picchiata e va a schiantarsi sulla St. Lo.

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 5:48 pm

    Lo scoppio è terrificante.
    Le squadre di soccorso non riescono a circoscrivere le fiamme ed esse raggiungono un deposito di sette siluri, che esplodono a loro volta.
    E' un inferno.
    Frammenti d'acciaio e pezzi di carne umana volano per ogni dove, assieme a carcasse di aeroplani. La St. Lo è condannata senza scampo.
    Il suo comandante, capitano di vascello MacKenna, ordina all'equipaggio di abbandonare l'unità, che s'inabissa alle 11,25.
    Le Sezioni Asahi e Yamazakura cercano e inseguono le navi statunitensi in quella e in altre zone di mare.
    Alcuni Zero attaccano di fronte la Kitkun Bay, già leggermente danneggiata, ma sono dispersi dal concentratissimo tiro antiaereo.
    Uno di essi, colpito, manca lo scafo per un soffio.
    Altri quattro Zero picchiano insieme sulla Kalinin Bay.
    Tre cadono, sbranati dalle schegge delle granate.
    Il quarto coglie nel segno, giusto a metà del ponte di volo.
    I danni sono gravi.
    Alle 11,30 il cielo è sgombro di kamikaze.
    Anche molti Zero di scorta, privi perciò di bombe, hanno compiuto il Jibaku per accompagnare gli amici destinati al sacrificio.
    Pochi si sono salvati.
    Tre Zero di scorta rientrano a Cebu alle 12,20 e i tre piloti, esaltati da quello che hanno visto, si precipitano a rapporto.
    Non solo i comandanti, ma tutti i piloti, tutti gli uomini del personale di terra vogliono conoscere in ogni particolare l'andamento della prima missione kamikaze della storia.

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 5:48 pm

    I piloti, in gran parte volontari suicidi, fanno ovviamente centinaia di domande.
    Ma sono domande tecniche.
    Non si preoccupano della vita - in pratica, l'hanno già immolata -, vogliono invece sapere tutto sul Jibaku per poterlo compiere efficacente quando verrà il loro turno.
    A sera Radio Tokyo nasconde al popolo giapponese la funesta verità sulla battaglia di Leyte, nella quale la Flotta Imperiale (un tempo la terza del mondo) ha perso 26 navi tra cui la corazzata gigante Musashi, le corazzate Yamashiro e Fuso, la portaerei pesante Zuikaku, le portnerei leggere Chiyoda, Zuiho e Chitose, 6 incrociatori pesanti, 4 incrociatori leggeri e 9 cacciatorpediniere, oltre a 391 aeroplani, senza contare le unità danneggiate più o meno gravemente.
    Radio Tokyo diffonde poi un comunicato del Gran Quartiere Generale Imperiale in cui si fa cenno alla « grande vendetta» compiuta dal Corpo Speciale dei kamikaze e si esaltano le gesta dei piloti suicidi.
    L'entusiasmo si propaga in tutto il Giappone, ignaro del fallimento integrale del Piano Sho.
    Il numero già elevato dei volontari della morte si decuplica, e il vice-ammiraglio Onishi si convince a costituire altri Corpi Speciali e a prolungame l'attività operativa ,originariamente prevista solo in appoggio al Piano Sho.

    D'altra parte la strategia kamikaze sembra davvero l'unica, per il momento, che possa fruttare qualche vantaggio al Giappone.
    Nella battaglia di Leyte le navi di Kurita, e gli apparecchi impiegati negli attacchi convenzionali, sono stati in grado di affondare solo 5 unità americane: la portaerei leggera Princeton, la portaerei di scorta Gambier Bay, i cacciatorpediniere Johnston, Heel e Samuel B. Roberts. Mentre i pochi Zero della prima missione kamikaze hanno affondato la portaerei di scorta St. Lo e ne hanno danneggiate diverse altre.
    In proporzione, i kamikaze hanno fatto assai più degli altri.

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 5:49 pm

    Il 26 ottobre l'ammiraglio Fukudome, comandante della Seconda Flotta Aerea, avvilito per gli insuccessi dei suoi bombardieri e dei suoi caccia, segue l'esempio di Onishi e decide di formare a sua volta dei Corpi Speciali suicidi.
    Per unificare i Comandi, gli Stati Maggiori della Prima e della Seconda Flotta si fondono in un solo organismo chiamato «Flotta Combinata del Teatro Sud-Ovest ». Fukudome, più anziano di Onishi, è nominato comandante in capo, mentre Onishi stesso diventa Capo di Stato Maggiore.
    Il giorno successivo. vengono battezzate quattro nuove squadriglie di kamikaze, costituite da effettivi della 701a Squadra.
    Le comanda Tatsuhiko Kida.
    Si chiamano Chuyu, Seichu, Junchu, Giretsu.
    E' l'inizio del principio kamikaze generalizzato, appena otto giorni dopo la fulminea improvvisazione di Onishi.
    Sarà impossibile, da questo momento in avanti, seguire passo passo tutte le vicende dell'epopea kamikaze.
    All'indomani della prima missione, passata l'eccitazione frenetica delle ore immediatamente successive alla battaglia, i commenti restano favorevoli.
    A mente serena si giudica infatti che i risultati ottenuti dai piloti suicidi della 201a Squadra sono stati, più che buoni, eccellenti.
    Ma il 27 ottobre Onishi - non soltanto perché stravolto a causa del rovescio di Leyte - ha una grave crisi di coscienza, che manifesta a Inoguchi nel momento in cui altri kamikaze decollano per andare ad attaccare le navi da trasporto dirette a rifornire di armi e materiali i marines già sbarcati.
    « Il fatto stesso che noi siamo stati costretti a usare questo nuovo metodo di guerra » dice Onishi « dimostra la nostra impotenza e mette a nudo tutti gli errori strategici che abbiamo commesso dopo Pearl Harbor.
    Gli attacchi suicidi sono mostruosi! »

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 5:50 pm

    Lo stesso giorno operano per la prima volta le squadriglie della 701a Squadra di Fukudome, ma l'unica unità danneggiata è l'incrociatore leggero Denver.
    In serata c'è una riunione tecnica fra i principali responsabili dell'iniziativa kamikaze, con la consulenza dei piloti dei caccia di scorta che sono tornati vivi dalle missioni fin qui effettuate.
    Le esperienze del primo giorno hanno dimostrato che, a parte il colpo fortunato della St. Lo, sono necessari almeno due o tre impatti kamikaze ben centrati per danneggiare seriamente una portaerei di medio tonnellaggio, salvo usare apparecchi più grandi degli Zero e bombe più pesanti di quelle da 250 chilogrammi.
    Si è anche stimato che il gruppo ideale d'attacco dev'essere piccolo; tre aerei d'assalto e due di scorta.
    Quanto al modo migliore di attaccare, due tesi prevalgono.
    Secondo alcuni bisogna avvicinare le navi nemiche a bassissima quota per non essere localizzati dai radar ,come hanno fatto i kamikaze di Seki al largo di Samar -, poi impennarsi fino a 600-800 metri per iniziare una picchiata improvvisa.
    Questa tecnica offre il vantaggio di sorprendere l'avversario, sia pure non del tutto, e di ridurre al minimo gli interventi degli Hellcats eventualmente in volo, impossibilitati a manovrare a pelo d'acqua. Secondo altri è preferibile volare ad alta quota, sui 6.000-7.000 metri, dove il tiro contraereo è assai meno pericoloso, anche perché da lassù si può scegliere meglio il bersaglio.
    Anche questo sarebbe un sistema valido, ma ha il grave inconveniente di esigere che i kamikaze siano piloti esperti.
    E invece è già chiaro per tutti che bisogna economizzare al massimo i piloti esperti, e accettare come kamikaze solo i novellini.
    In pratica entrambe le tecniche saranno adottate nelle missioni successive, spesso congiuntamente, e così si otterrà , qualche volta , di disorientare le difese del nemico e di realizzare una più efficace penetrazione nello sbarramento.

    A tutti i livelli della gerarchia militare giapponese, prescindendo dal momentaneo sconforto di Onishi, si ripongono grandi speranze nei kamikaze.
    Alcuni ufficiali vagheggiano già in creazione di apparecchi e di altri mezzi appositamente studiati in funzione delle missioni suicide, più adatti degli aerei di tipo classico.
    Verranno, ma troppo tardi, e si dimostreranno perfettamente inutili.

    I Kamikaze ,
    Mondadori 1973

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 10:03 pm

    ECCO IL BERSAGLIO:
    MA I BOMBARDIERI "GINGA" NON HANNO PIU' BENZINA


    Con effettivi della Quinta Flotta Aerea si forma il Gruppo Speciale Azusa, comprendente 9 ricognitori e 24 kamikaze, al quale è affidata una missione particolarissima che prende il nome di Piano Tan: colpire la lontanissima base di Ulithi, dove sono in riparazione alcune delle più grandi portaerei americane.
    Il progetto è allettante, ma, data la distanza da percorrere - oltre 3.000 chilometri da Kyushu -, non si possono certo utilizzare gli Zero. Il generale Teraoka mette perciò a disposizione del Gruppo Azusa i modernissimi e veloci bimotori Ginga, armati finalmente con le bombe da 800 chilogrammi.
    Se parecchi di essi andranno a bersaglio, il colpo per la Marina americana sarà veramente duro, stavolta.
    Il Gruppo Azusa decolla da Kanoya l'11 marzo, di buon mattino, e subito punta a sud.
    Il cielo è limpido, l'oceano è increspato solo da una leggera brezza.
    Ma presto si verificano i primi contrattempi.
    I piloti di alcuni apparecchi segnalano agli altri equipaggi che il funzionamento dei loro motori è imperfetto.
    Maledicendo la sorte che, almeno per il momento, toglie loro la possibilità di immolarsi, diversi kamikaze devono interrompere la missione.
    Atterrano a Okinawa e a Miyakojima.
    Intanto le condizioni atmosferiche subiscono un brusco mutamento. Sulla verticale della piccola isola di Okinotori Shima i Ginga sono investiti da rabbiose raffiche di vento, mentre all'orizzonte si formano banchi di nuvole dense, gravide di pioggia.
    I piloti si consultano l'un l'altro via radio.
    Affrontare la depressione ciclonica o aggirarla con il rischio di spendere anzitempo il carburante necessario per arrivare a Ulithi?
    Si decide di allungare il percorso, ma serve a poco.
    Il maltempo sembra estendersi a tutto il Pacifico occidentale.
    I Ginga finiscono nel bel mezzo del fortunale e, per ore, sono in balia degli elementi.
    Si disperdono, si disuniscono, ognuno è costretto a pensare a se stesso.

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 10:04 pm

    Alle 14,30 i ricognitori gettano la spugna e prendono la via del ritorno
    Completamente smarriti, prigionieri dell'impenetrabile massa di nuvole, i Ginga errano alla cieca nel ciclo di pece mentre il tempo scorre e il livello del carburante diminuisce.
    Qualche pilota, ritenendo ormai impossibile raggiungere Ulithi, chiede al navigatore se c'è ancora un fazzoletto di terra, nell'Oceano, dove scendere prima che sia troppo tardi.
    Così gli altri Ginga atterrano a Minami Daitojima e a Yap, ma due si inabissano.
    Restano in lizza 11 Ginga che, ostinati, continuano il loro viaggio a regime ridotto, per risparmiare carburante.
    Sono in volo ormai da dodici ore, i serbatoi sono quasi vuoti.
    Ed ecco, improvviso, uno squarcio di sereno davanti alle loro prue.
    Si intravedono delle luci che brillano nella notte.
    E' Ulithi.
    Gli americani, matematicamente certi di essere al riparo dal pericolo di qualsiasi incursione nemica, hanno rinunciato ad ogni cautela, cominciando con l'ignorare le norme dell'oscuramento.
    Gli equipaggi giapponesi, ora che la meta è vicina, sono più che mai angosciati.
    Il carburante è agli sgoccioli, i motori cominciano a tossire, qualche apparecchio ha esaurito le ultime riserve e procede veleggiando, mantenuto in aria dal pilota a prezzo di uno sforzo tremendo.
    Ulithi è là, dritta a prua, a pochissime miglia.
    E i Ginga, dopo un volo che i numerosi dirottamenti hanno allungato a più di 4.000 km, precipitano uno ad uno nella laguna!
    Un solo apparecchio regge all’ultimo strappo.
    Come un aliante, con le eliche presumibilmente ferme, scivola silenzioso sulle navi americane all'ancora nella baia.

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 10:05 pm

    L'equipaggio della portaerei Randolph ha già cenato ed è ora riunito nell' hangar principale, dove si proietta un film poliziesco.
    Improvvisamente la nave è scossa da una violentissima deflagrazione.
    Tutti balzano in piedi, esterrefatti, si urtano , si calpestano nell'oscurità, gridando.
    Nessuno immagina cos'è accaduto.
    Le squadre di soccorso impiegano almeno dieci minuti per organizzarsi: quando intervengono, sul ponte della Randolph divampa già un incendio di prima grandezza.

    Solo all'alba del giorno dopo, fra i rottami, si trova qualche minutissimo resto del Ginga.
    La rivelazione che un kamikaze - ma non è stato solo uno! - è arrivato fin lì, paralizza gli americani.
    Ma Ulithi non ha più nulla da temere.
    L'esito disastroso e beffardo del Piano Tan induce Teraoka a non ritentare l'impresa.
    I Kamikaze , Mondadori 1973


    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 10:09 pm


    LA PRIMA MISSIONE DELLE "BOMBE VOLANTI"

    Il 21 marzo, per la prima volta, entra in azione un nuovo mezzo kamikaze, la bomba volante Ohka, il cui nome gentile significa Fiore di Ciliegio.
    E' un razzo pilotato, a forma di piccolo aereo, che dev'essere trasportato fino in prossimità dello obiettivo da un bombardiere-madre bimotore, il Mitsubishi G4M (chiamato Betty dagli Alleati).
    L'Ohka è un mezzo disperato, affidato a uomini disperati.
    La sua prima missione ha un esito ancora più catastrofico di quello dei Ginga inviati su Ulithi.
    Partono dunque da Kanoya, alle 11,35 del 21 marzo 1945, un paio di Betty battistrada (senza Ohka a bordo), 16 Betty con le rispettive bombe volanti e 30 Zero di scorta.
    Una possente formazione navale americana è stata segnalata a 590 miglia da Kyushu, in direzione sud-est.
    Ad assistere al decollo c'è, di persona, l'ammiraglio Matome Ugaki, da poco nominato Comandante in Capo di tutte le Forze Aeree di Marina di Kyushu, che inglobano anche la Quinta Flotta.
    Ugaki è tenacemente convinto che l'Ohka sia l'arma risolutiva, in mano ai kamikaze.
    Grazie alle sue dimensioni ridotte e alla altissima velocità di caduta, prossima se non superiore agli 800 chilometri orari, difficilmente sarà arrestata dal tiro contraereo.
    La sua potente carica d'esplosivo - 800 chilogrammi -, sommata alla velocità di impatto, basterà finalmente ad affondare una grande portaerei anche senza bisogno che salti il deposito delle munizioni. Magnifica teoria, ma solo teoria.
    L'attacco del 21 marzo, organizzato dal capitano di vascello Motoharo Okamura, è guidato dal capitano di corvetta Goro Nonaka.
    L'imponente formazione giapponese è in volo, sui grossi bombardieri Betty volteggiano gli agili Zero.
    Fino alle due del pomeriggio, tutto procede nel migliore dei modi.
    I kamikaze, prima di calarsi negli angusti abitacoli degli Ohka, fraternizzano con gli
    equipaggi, per niente rattristati dalla sorte che li attende.

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 10:10 pm

    Ignorano che un tragico destino attende tutti, kamikaze e non kamikaze.
    Quando i giapponesi sono a meno di 100 chilometri dall'obiettivo, ecco profilarsi nel cielo una formazione di 50 Hellcats.
    I Betty, impacciati nelle manovre dal peso degli Ohka, sono letteralmente falciati in meno di un minuto, senza che gli Zero riescano a far nulla per difenderli.
    Anzi, gli stessi Zero sono schiacciati dalla massa degli Hellcats che li tormentano da ogni lato.
    Cadono 15 Zero, tra i quali quello pilotato da Goro Nonaka, e nessun Hellcat.
    La strage è pressoché totale.
    Rientrando a Kanoya danneggiati, altri Zero si fracassano nell'atterraggio.
    La missione-incubo è compiuta.
    Ugaki scoppia a piangere come un bambino.
    I Kamikaze , Mondadori 1973
    http://it.youtube.com/watch?v=DKn10wt96kk

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 10:11 pm


    Lo Yokosuka MXY7 o "Ohka" era un velivolo per attacchi suicidi che venne sviluppato presso l'arsenale di Yokosuka in collaborazione con l'istituto di ricerche aeronautiche dell'università di Tokyo.
    Si trattava di una macchina di piccole dimensioni capace di trasportare 1.200 Kg. di esplosivo e destinata ad essere portata a circa trenta chilometri dall'obiettivo agganciata al ventre di un bombardiere G4M2, una volta sganciata alla quota ottimale di 5.000 metri essa accelerava grazie alla spinta di tre razzi tipo 4 Mk. 1 Model 20 utilizzabili sia insieme che separatamente nel caso fosse desiderato il massimo raggio d'azione.
    Il primo volo coi motori in funzione avvenne nel novembre 1944 e complessivamente furono prodotte 155 "Ohka" Model 11 ad opera dell'arsenale di Yokosuka ed altre 600 da quello di Kasumigaura.
    Per fungere da velivoli-madre furono inizialmente adattati alcuni "Betty" G4M2 ribattezzati G4M2e mentre in seguito alcuni velivoli furono trasformati direttamente sulla linea di produzione con modifiche che riguardavano soprattutto la stiva bombe privata dei portelloni e munita di attacchi per l’aggancio dell’ordigno.
    Per l’impiego operativo furono appositamente costituiti due reparti della marina imperiale, i Kokutai 721 e 722, ma sin dall'inizio il programma subì pesanti contrattempi, il più grave si ebbe il 29/11/44 con l'affondamento ad opera di un sommergibile americano della grande portaerei "Shinano" che stava trasportando un gran numero di "Ohka" sulle basi avanzate.
    Anche alla prova dei fatti l'idea si rivelò deludente ed i pesanti G4M2 caddero facilmente preda dei caccia statunitensi assai prima di giungere a distanza utile dalle navi alleate, cosi quando il 21/3/45 diciotto G4M2e del 721° Kokutai decollarono per la loro prima azione bellica, furono intercettati a ben 90 chilometri dalle portaerei venendo abbattuti tutti.

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 10:11 pm

    Il primo successo delle "Ohka" ebbe luogo ad Okinawa 1//4/45 quando fu danneggiata la nave da battaglia "West Virginia", seguì il 12 aprile il cacciatorpediniere "Mannert L. Abele" che però fu affondato.
    Poichè i bombardieri erano costretti a sganciare i loro ordigni anticipatamente, le uniche vittime che furono registrate fino alla fine del conflitto furono solo le unità minori che costituivano la rete di picchetti radar assai all' esterno del grosso della flotta.
    Dell' "Ohka" furono sviluppate numerose varianti sperimentali:
    K 1 da addestramento, senza razzi, con pattino retrattile e zavorra per bilanciare la mancanza della testata esplosiva; ne vennero costruiti 45 esemplari.
    Modello 21, progetto non realizzato; versione ridotta del Model 11 con carico bellico di 600 Kg e trasportabile da velivoli Yokosuka "Ginga".
    Modello 22 derivato dal Model 21 ma propulso da un primitivo motore a getto Tsu-11; ne furono costruiti 50 esemplari
    Modello 33, progetto non realizzato spinto da un turbogetto Ne-20 con carico bellico di 800 Kg. e destinato ad essere trasportato dal quadrimotore Nakajima "Renzan".
    Modello 43A progetto non realizzato simile al Model 33 ma ingrandito e destinato ad essere lanciato da sommergibili in emersione.

    Le principali dimensioni e caratteristiche del Model 11:
    apertura alare m. 5,11;
    lunghezza m. 6,06;
    altezza m. 1,15;
    superficie alare mq. 6,34;
    peso a vuoto Kg. 440;
    peso totale Kg. 2.140;
    velocità max Km/h 648 a 3.500m;
    velocità finale Km/h 926;
    raggio Km. 37.

    Red_Group
    M 0.4
    M 0.4

    Numero di messaggi: 412
    Data d'iscrizione: 18.09.08
    Località: Reggio Emilia

    Re: Kamikaze

    Messaggio  Red_Group il Sab Nov 15, 2008 10:12 pm

    L’avventura del pilota che non riuscì a morire

    Nel suo libro L'eclisse del Sol Levante (Le Scienze Mondadori 1971), lo storico John Toland racconta la straordinaria avventura di un kamikaze miracolosamente sopravvissuto al tuffo suicida:

    « Il guardiamarina Yasunori Aoki, nato a Tokyo ventidue anni prima, credeva nel motto dei kamikaze:
    "Un aereo, una nave da guerra".
    L'amore per la natura lo aveva spinto a iscriversi alla scuola di agraria di Formosa e quando venne richiamato alle armi s'arruolò nella Marina Imperiale "per il suo fascino", imparò a volare e, agli inizi del 1945, divenne istruttore a Koichi, nell'isola di Shikoku.
    Lì venivano richiesti volontari per i corpi di attacco speciale.
    Ogni pilota, istruttore come allievo, venne invitato a scrivere il proprio nome su una striscia di carta; quelli che si offrivano volontari dovevano segnare un cerchietto sopra al proprio nome, gli altri un triangolo.
    Non essendoci ancora coercizione, parecchi, senza esitare, disegnarono il loro triangolo, ma ad Aoki parve una vigliaccheria. Inoltre, visto che nessuno sarebbe sopravvissuto alla guerra, preferiva morire da pilota, magari affondando una corazzata nemica.

      La data/ora di oggi è Mer Feb 08, 2012 6:39 am