Prendemmo quota lentamente dirigendoci verso est, puntando sull'isola di Buka.
Lungo questa tratto di rotta notai a un tratto un'isola, particolarmente bella sull'acqua, a circa centoventi chilometri a est di Rabaul;
d'un bel verde briIIante, aveva la forma di un ferro di cavallo e sulla carta era segnata col nome di Isola Verde.
In quel momento non sospettavo certamente che proprio quella brillantezza di colori che richiamava così vivamente lo sguardo, mi avrebbe in seguito salvato la vita.
Da Buka la formazione virò verso sud tenendosi lungo le coste occidentali di Bougainville.
Il sole picchiava, caldissimo, sull'abitacolo e il calore mi fece venir sete;
poichè avevamo ancora molto tempo disponibile prima di arrivare sulla zona nemica presi una bottiglietta di soda dalla scatola dei viveri.
Senza pensarci tanto I'aprii, ma avevo dimenticato che ci trovavamo in quota e non appena ebbi tolto il sughero, l'acqua schizzò violentemente, spinta dalla pressione del gas;
in pochi secondi, aveva bagnato tutto davanti a me.
Per fortuna si asciugò rapidamente, ma lo zucchero disciolto nella soda si era depositato sugli occhiali, impedendomi la vista.
Nauseato per la mia balordaggine mi misi a sfregarli, ma non riuscii a pulirli completamente. .
Nei pochi minuti che seguirono dovetti lavorare per liberare non soltanto gli occhiali, ma anche il parabrezza e tutto I'abitacolo;
non mi ero mai sentito tanto ridicolo e, mentre mi affaticavo a sfregare, sempre più irritato, lasciavo che il velivolo errasse per suo conto al disopra della formazione.
Nel frattempo potevo guardare in tutte le direzioni;
vidi così che ci trovavamo esattamente al disopra di Vella Lavella,circa a mezza strada tra Rabaul e Guadalcanal.
Sulla Nuova Georgia prendemmo ancora quota e ci portammo a seimila metri, davanti a noi, a circa cento
chilometri di .distanza, Guadalcanal si ergeva vagamente sul mare.
Nonostante fosse ancora tanto lontana riuscii a scorgere qualcosa, come vampate giallastre che rompevano il blu del cielo dell'isola, tanto disputata.
Evidentemente la battaglia era ancora in corso tra gli Zero provenienti da altre basi fuori Rabaul e i velivoli della difesa nemica.
Detti un' occhiata alla costa settentrionale di Guadalcanal :nel canale che la separava da Florida centinaia di linee bianche e sottile, le scie delle navi americane, s'incrodavano dovunque sull'acqua;
dovunque guardassi non vedevo che navi.
Non avevo mai visto prima di allora tanti mezzi da guerra e da trasporto riuniti insieme.
Questa fu la mia prima visione di un'operazione anfibia americana.
Era quasi incredibile: una settantina almeno di navi da carico puntavano verso le spiagge mentre una dozzina di cacciatorpediniere sollevavano grandi baffi di spuma attorno a loro;
all'orizzonte c'erano poi ancora altre navi, ma erano troppo distanti perche mi fosse possibile definire il tipo o anche soltanto contarle.
Nel frattempo i bombardieri si erano abbassati lentamente, mettendosi in posizione di tiro.
A quattromila metri, esattamente davanti a loro, apparirono nuvolette di fumo;
alla nostra destra e sopra di noi, splendeva il sole e la sua luce abbagliante ci toglieva la vista. .
Ero molto preoccupato perchè noi non avremmo mai potuto scorgere la caccia nemica che eventualmente ci fosse piombata addosso da quella direzione.
I miei timori ebbero una pronta conferma perche, senza, alcun preavviso sei velivoli nemici spuntarono bruscamente da quel chiarore abbagliante, come se fossero comparsi improvvisamente nel cielo;
un'occhiata mi rivelò che erano più piccoli, ma più tozzi di quelli contro i quali avevamo fino allora combattuto.
Erano dipinti in verde oliva e avevano la faccia inferiore delle ali colorata di bianco;
erano i Wildcat, i primi Grumman F4F che avessi mai visto.
Lungo questa tratto di rotta notai a un tratto un'isola, particolarmente bella sull'acqua, a circa centoventi chilometri a est di Rabaul;
d'un bel verde briIIante, aveva la forma di un ferro di cavallo e sulla carta era segnata col nome di Isola Verde.
In quel momento non sospettavo certamente che proprio quella brillantezza di colori che richiamava così vivamente lo sguardo, mi avrebbe in seguito salvato la vita.
Da Buka la formazione virò verso sud tenendosi lungo le coste occidentali di Bougainville.
Il sole picchiava, caldissimo, sull'abitacolo e il calore mi fece venir sete;
poichè avevamo ancora molto tempo disponibile prima di arrivare sulla zona nemica presi una bottiglietta di soda dalla scatola dei viveri.
Senza pensarci tanto I'aprii, ma avevo dimenticato che ci trovavamo in quota e non appena ebbi tolto il sughero, l'acqua schizzò violentemente, spinta dalla pressione del gas;
in pochi secondi, aveva bagnato tutto davanti a me.
Per fortuna si asciugò rapidamente, ma lo zucchero disciolto nella soda si era depositato sugli occhiali, impedendomi la vista.
Nauseato per la mia balordaggine mi misi a sfregarli, ma non riuscii a pulirli completamente. .
Nei pochi minuti che seguirono dovetti lavorare per liberare non soltanto gli occhiali, ma anche il parabrezza e tutto I'abitacolo;
non mi ero mai sentito tanto ridicolo e, mentre mi affaticavo a sfregare, sempre più irritato, lasciavo che il velivolo errasse per suo conto al disopra della formazione.
Nel frattempo potevo guardare in tutte le direzioni;
vidi così che ci trovavamo esattamente al disopra di Vella Lavella,circa a mezza strada tra Rabaul e Guadalcanal.
Sulla Nuova Georgia prendemmo ancora quota e ci portammo a seimila metri, davanti a noi, a circa cento
chilometri di .distanza, Guadalcanal si ergeva vagamente sul mare.
Nonostante fosse ancora tanto lontana riuscii a scorgere qualcosa, come vampate giallastre che rompevano il blu del cielo dell'isola, tanto disputata.
Evidentemente la battaglia era ancora in corso tra gli Zero provenienti da altre basi fuori Rabaul e i velivoli della difesa nemica.
Detti un' occhiata alla costa settentrionale di Guadalcanal :nel canale che la separava da Florida centinaia di linee bianche e sottile, le scie delle navi americane, s'incrodavano dovunque sull'acqua;
dovunque guardassi non vedevo che navi.
Non avevo mai visto prima di allora tanti mezzi da guerra e da trasporto riuniti insieme.
Questa fu la mia prima visione di un'operazione anfibia americana.
Era quasi incredibile: una settantina almeno di navi da carico puntavano verso le spiagge mentre una dozzina di cacciatorpediniere sollevavano grandi baffi di spuma attorno a loro;
all'orizzonte c'erano poi ancora altre navi, ma erano troppo distanti perche mi fosse possibile definire il tipo o anche soltanto contarle.
Nel frattempo i bombardieri si erano abbassati lentamente, mettendosi in posizione di tiro.
A quattromila metri, esattamente davanti a loro, apparirono nuvolette di fumo;
alla nostra destra e sopra di noi, splendeva il sole e la sua luce abbagliante ci toglieva la vista. .
Ero molto preoccupato perchè noi non avremmo mai potuto scorgere la caccia nemica che eventualmente ci fosse piombata addosso da quella direzione.
I miei timori ebbero una pronta conferma perche, senza, alcun preavviso sei velivoli nemici spuntarono bruscamente da quel chiarore abbagliante, come se fossero comparsi improvvisamente nel cielo;
un'occhiata mi rivelò che erano più piccoli, ma più tozzi di quelli contro i quali avevamo fino allora combattuto.
Erano dipinti in verde oliva e avevano la faccia inferiore delle ali colorata di bianco;
erano i Wildcat, i primi Grumman F4F che avessi mai visto.



