Storia delle Ali Reggiane

    Hans Ulrich Rudel

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    Re: Hans Ulrich Rudel

    Messaggio  White_Group il Dom Nov 30, 2008 7:47 pm

    Però, contrariamente alla tattica seguita dalle altre squadriglie, invece di riprendere quota ci buttiamo a pelo di mare;
    il passaggio della fascia costiera ci obbliga ad acrobazie disperate per sfuggire al tiro, ma dopo qualche istante rientriamo nelle nostre linee e l'incubo svanisce.
    Dopo ognuna di queste azioni vaghiamo per il campo come sonnambuli, stupiti d'essere ancora vivi: queste settimane sono dure, incredibilmente dure, e quando al tramonto passeggio con Steen, non scambiamo quasi parola;
    nonostante il silenzio però, ognuno indovina i pensieri dell'altro.
    Abbiamo ricevuto l'ordine di distruggere la flotta russa ed è quindi inutile lamentarsi delle difficoltà e dei pericoli di questo incarico:
    è un ordine e dobbiamo eseguirlo a qualunque costo.
    Ed è proprio questa disciplina morale quella che ci consente di trovare il coraggio di rituffarci l'indomani in quell'inferno.
    Una volta interrompo il nostro silenzio per chiedere timidamente a Steen:
    «Come mai è sempre così tranquillo e così equilibrato? ».
    Il capitano si ferma e, guardandomi di sottecchi, risponde:
    « Non creda ch'io sia sempre stato così.
    Lei sa quanto sia difficile la vita, specialmente se, come può accadere nella carriera delle armi, si incontrano superiori che non hanno la capacità morale di non lasciarsi influenzare, in servizio, da eventuali divergenze nei punti di vista personali, e che, confondendo i problemi di un mondo con quelli di un altro, provocano delle situazioni impossibili.
    Lei sa che il miglior acciaio è quello temprato al calor rosso, e se uno cerca una propria via ed un proprio sistema di vita, ne esce fortificato e ben armato per la lotta quotidiana ... ».
    Mi rendo conto come mai quest'uomo abbia dimostrato, fin dall'inizio, tanta comprensione per i miei problemi, poi gli dico:
    «Da tempo ho preso anch'io la decisione di evitare, in comando, gli errori che vedo commettere ai miei superiori ».
    Quando più tardi mi ritiro sotto la tenda, non riesco a dormire ed il mio pensiero è fisso su Steen, che mi appare sotto una luce nuova.
    Mi accorgo anche quanta forza morale e quanta comprensione possano scaturire da una conversazione seria e profonda condotta da uomo a uomo, nello sfondo della battaglia.
    La guerra toglie quella veste che tutti vogliamo portare nella vita normale e rende spontaneo il parlare del soldato, sia che gli salga dal cuore una maledizione od una espressione delicata.
    La guerra sveglia nell'uomo i sentimenti fondamentali che sono lo specchio dell'animo e nei quali hanno radici le capacità di giudicare se e gli altri con vera obiettività

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    Re: Hans Ulrich Rudel

    Messaggio  White_Group il Dom Nov 30, 2008 7:48 pm


    Il 21 settembre arrivano finalmente le bombe da mille chili e poco dopo un ricognitore segnala la presenza della Marat nel porto di Kronstadt;
    probabilmente i russi hanno riparato i danni prodotti dal nostro attacco.
    Finalmente potrò mostrare che cosa sono capace di fare;
    interrogo a lungo il pilota ricognitore sulla forza e la direzione del vento, la posizione esatta della nave, la forza della contraerea e così via.
    L'essenziale è arrivare sull'obbiettivo; poi il «centro» è sicuro.
    Decolliamo con le bombe da mille chili destinate a finire la corazzata.
    Il cielo è limpido e senza nuvole ed il vento ha spazzato anche la leggera bruma che di solito ricopre il mare;
    appena arriviamo sulla fascia costiera, la caccia russa cerca di sbarrarci la strada ma il suo attacco è disordinato e non ci obbliga nemmeno ad uno spostamento di rotta.
    Il fuoco antiaereo è invece di una intensità terrificante;
    noi siamo a tremila metri ed a dieci o quindici chilometri già avvistiamo Kronstadt.
    La distanza ci sembra enorme perchè, con il tiro che ci accoglie, rischiamo ad ogni istante di ricevere il colpo fatale;
    impassibili, almeno nell'apparenza, il capitano ed io tiriamo diritti pensando che « Ivan» non sta più mirando questo o quell'apparecchio in particolare, ma stabilisce semplicemente un immenso sbarramento alla quota che gli sembra più indicata.
    Alle nostre spalle, invece, gli altri velivoli fanno le capriole più sfrenate nella speranza di ingannare gli artiglieri sovietici.
    Ad un tratto compaiono alle nostre spalle i due apparecchi dello Stato Maggiore dello Stormo, con l'ogiva dipinta di blu, viaggiando a tutto motore attraverso le formazioni per prendere il comando dell'attacco; uno dei due, però, perde la sua bomba.
    Ed eccoci su Kronstadt, in mezzo ad un folle carosello di cacciatori russi e di Stuka che hanno un bel da fare per non investirsi l’un l'altro;

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    Re: Hans Ulrich Rudel

    Messaggio  White_Group il Dom Nov 30, 2008 7:49 pm

    io ho già avvistato la Marat a circa tre chilometri davanti a me, un poco sulla sinistra; tutto intorno l'aria è piena di sibili e di esplosione multicolori:
    si potrebbe quasi credere ad una festa di mortaretti, se la situazione non fosse, invece, seria.
    Il mio sguardo si concentra avidamente sulla Marat, presso la quale vedo un incrociatore, il Kirov o il Gorki;
    per il momento le due navi non hanno ancora aperto il fuoco ed aspettano senza dubbio, come nell'ultimo attacco, che noi iniziamo l'affondata.
    Il superare lo sbarramento non mi era ancora mai parso così lungo e così terribile.
    Mi sto domandando se il capitano userà i freni o se, dato l'accanimento della difesa, non picchierà liberamente;
    ecco invece che li estrae al momento di buttarsi sul bersaglio;
    io lo imito e, prima di concentrarmi sulla manovra, getto un'ultima occhiata, attraverso la vetrata della cabina, sul suo viso che appare segnato dalla massima concentrazione.
    Poi, l'affondata vertiginosa ... uno dietro l'altro, con un angolo di picchiata di settanta-ottanta gradi.
    La Marat s'inquadra già nel mio collimatore, vi si ingradisce, diviene enorme.
    Tutti i suoi cannoni sono puntati su di noi e ci danno l'impressione di precipitare verso una muraglia di fuoco.
    Se riusciamo ad attraversarla, la fanteria che sosta lungo la costa pagherà molto meno cara la sua avanzata.
    Ma ecco che l'apparecchio del capitano, che tallono a pochi metri, sembra abbandonarmi ed in pochi secondi è già lontano:
    che abbia rientrato i freni all'ultimo momento per prendere più velocita?
    Naturalmente lo imito e mi precipito di nuovo nella sua scia;
    noto allora che il mio apparecchio è molto più rapido del suo, ma oramai non posso più trattenerlo;
    sul punto di raggiungerlo scorgo, giusto davanti a me, il volto livido del maresciallo Lehman, il mitragliere del capitano, che evidentemente teme che da un momento all'altro la mia elica tagli la coda del suo aeroplano.
    Con tutte le forze spingo sui comandi per aumentare l'angolo di picchiata: devo essere all'incirca in verticale ed un sudore gelato mi scorre per la schiena.
    L'apparecchio di Steen è esattamente sulla mia testa:
    lo passero senza toccarlo o cadremo ambedue in fiamme?
    Lo sorpasso!
    Il centro della nave s'inquadra esattamente nel collimatore:
    il mio bravo Stuka si è stabilizzato sulla traiettoria e nemmeno un novellino potrebbe più sbagliare. Quanto è grande la corazzata!
    Sul ponte alcuni soldati corrono portando le munizioni.
    Premo il bottone di sgancio poi tiro disperatamente.
    Avrò il tempo di raddrizzarmi?

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    Re: Hans Ulrich Rudel

    Messaggio  White_Group il Dom Nov 30, 2008 7:50 pm

    Lo dubito, perchè ho picchiato senza freni e al momento dello sgancio ero al massimo a trecento metri;
    e pensare che ci avevano avvertito di sganciare sopra i mille metri per non essere colpiti dalle schegge!
    proprio il momento di pensarci!
    Ma almeno ho colpito la nave?
    Tiro quasi incoscientemente con tutte le mie forze;
    l'accelerazione è troppo grande, gli occhi mi si velano, la vista si confonde ed io perdo la nozione delle cose.
    Poi, lentamente, riprendo conoscenza appena in tempo per sentire alle mie spalle la voce di Scharnowsky:
    «Signor tenente, la nave salta per aria! »
    Aprendo gli occhi mi ritrovo a volo radente, tre o quattro metri sull'acqua, e prudentemente inizio una
    larga virata;
    alla mia destra la Marat sparisce sotto un nuvolone di fumo nero alto quasi quattrocento metri;
    la mia bomba ha centrato una riservetta.
    « Signor tenente, le mie felicitazioni ».
    Scharnowsky è il primo;
    qualche istante dopo cominciano per radio i rallegramenti calorosi degli altri pitoti.
    «Bravo. ragazzo », borbotta una voce rude che riconosco subito per quella del nostro commodoro!
    Mi sento felice ed orgoglioso e mi sembra perfino di vedere gli sguardi riconoscenti di migliaia di fantaccini.
    Mi avvicino alla costa tenendomi sempre il più basso possibile.
    «Due caccia russi, signor tenente », annuncia Scharnowsky.
    « Dove?»
    «Dietro a noi, ci stanno inseguendo... stanno passando lo sbarramento della contraerea della flotta.
    P ... di una miseria, sono stati abbattuti dalla loro stessa contraerea! ».
    Non ho mai sentito Alfredino urlare con tanto entusiasmo ed usare vocaboli così energici.
    Stiamo, adesso, passando la linea delle colonne di cemento alla stessa altezza dei cannoni che vi sono installati;
    basterebbe un leggero scarto per toccare, con l'estremità dell'ala, gli artiglieri russi che stanno sparando ai miei compagni, ancora in quota, pronti a picchiare sulle altre navi.
    I russi appaiono indecisi perchè il fumo dell'esplosione toglie ogni visibilità.
    Qui a quota zero il baccano deve essere assordante ed i russi si accorgono di me solo quando passo loro sotto gli occhi;
    allora fanno girare i pezzi e mi sparano qualche raffica senza, per fortuna, avere il tempo di mirare bene;
    tutto il cielo è rigato di proiettili, e addirittura intessuto di mitraglia, ma per fortuna il tiro non è mirato, e lo sbarramento, alla fine viene superato
    Arrivo sulla striscia costiera:
    qualche brutto momento ancora da passare.

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    Re: Hans Ulrich Rudel

    Messaggio  White_Group il Dom Nov 30, 2008 7:50 pm

    Impossibile far quota: impiegherei troppo tempo per raggiungere un'altezza sufficiente a mettermi fuori dalla portata dei cannoni e resto dunque a volo radente.
    Sotto le mie ali sfilano vertiginosamente postazioni di mitragliatrici e batterie contraeree;
    i russi al mio passaggio si buttano ventre a terra.
    Ancora la voce di Scharnowsky:
    « Un Rata dietro di noi, signor tenente ».
    Mi volto e vedo il cacciatore russo a circa trecento metri nella nostra scia.
    «Spari, Scharnowsky! ».
    Le traccianti del mio inseguitore mi passano a qualche metro dalla fusoliera.
    Scharnowsky non risponde;
    le pallottole si avvicinano sempre di più.
    Manovro furiosamente l'apparecchio urlando:
    «Scharnowsky! E’ matto? Spari... se arriviamo al campo la mando in galera!»
    Ma Scharnowsky non spara; mi spiega invece con tutta tranquillità:
    «Non posso sparare, signor tenente, perchè esattamente dietro il Rata c'e un Messerschmidt e rischio di colpirlo ».
    Ecco tutto: per Alfredino non c'è altro da dire.
    Per disgrazia però le traccianti del russo non mi mollano ed io viro e volteggio come un pazzo per evitarle.
    «Si può fermare, signor tenente: il Messerschmidt ha abbattuto il russo ».
    Con una leggera virata guardo dietro di me appena in tempo per vedere il Rata abbattersi al suolo;
    il Messerschmidt mi sorpassa.
    « Saremo felici di confermargli la vittoria, vero Scharnowsky? »
    Scharnowsky non risponde: è inquieto perchè un momento fa l'ho insultato e fino all'atterraggio non dirà più una parola.
    Del resto non è la prima volta: gli capita di non aprir bocca anche per tre quattro azioni consecutive.
    Dopo il rientro degli altri velivoli, il capitano riunisce gli equipaggi, come il commodoro ha già telefonato, per rallegrarsi con il 3° Gruppo;
    ha visto personalmente l'esplosione ed è molto soddisfatto.
    Ha chiesto il nome del pilota che ha piazzato la bomba sulla corazzata, perchè vuol proporlo per la Croce di Cavaliere.
    Con una occhiata verso di me Steen continua:
    « Spero che non mi serbi rancore, Rudel, ma ho risposto che ero talmente fiero dei miei piloti che preferivo veder attribuito questo successo a tutto il Gruppo ».
    Quando siamo soli nella sua tenda, mi stringe la mano:
    « Non se la prenda; non è necessaria una corazzata per dimostrare il suo valore ».


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    Re: Hans Ulrich Rudel

    Messaggio  White_Group il Dom Nov 30, 2008 7:51 pm


    Stuka contro Carri
    Per cominciare mi mandano in licenza, ma prima faccio un salto a Berlino.
    Sembra che al Ministero dell' Aeronautica mi si vaglia affidare un- «incarico speciale» e vorrei sapere che cosa si nasconde sotto questa termine vago.
    Temo che si tratti di un pretesto per farmi abbandonare il fronte, giacchè i medici della Luftwaffe pensano che dopo mille azioni un pilota sia finito;
    io invece, quando riuscirò a tornare indietro, non conterò neppure più i miei voli.
    Dopo una maratona lungo i corridoi e attraverso gli uffici del Ministero, scopro che nessuno ne sa niente. Forse si tratta d'un errore di qualche ufficio intermedio, ma nessun capo-ufficio può ammettere d'aver sbagliato, e debbo così assistere a una serie di telefonate che un vecchio generale dirama a tutti i centri di volo, uffici studi e direzioni varie.
    Alla fine apprendo che al termine della licenza dovrò presentarmi a Rechlin, dove il capitano Stepp fa certi esperimenti con cannoncini anti-carro montati sui velivoli;
    tra poco quel reparto dovrà trasferirsi a Briansk per tradurre in pratica i primi risultati.
    E’ sempre meglio di quel che temevo e mi rassegno, tanto più che, nel frattempo, mi hanno promosso capitano.
    Cominciano così le prove pratiche;
    disponiamo di due tipi di velivoli: lo Ju 88 con un cannone anticarro da settantacinque sotto la fusoliera e lo Ju 87, il vecchio Stuka,con due cannoncini contraerei da trentasette sotto le ali.
    I proiettili contengono un'anima di volframio che dovrebbe perforare qualunque corazza ed esplodere soltanto nell'interno dei carri.
    I primi risultati ci consigliano d'abbandonare lo Ju 88 che ha perduto ogni capacità manovriera per l'eccessivo peso;
    anche la maneggevolezza e velocità di volo dello Stuka sono diminuite, mentre l'apparecchio diviene, invece, più veloce in atterraggio.

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    Re: Hans Ulrich Rudel

    Messaggio  White_Group il Dom Nov 30, 2008 7:51 pm


    Sia il comando che i nostri ingegneri sono molto scettici sulle sue possibilità d'impiego, tanto più che un esperimento contro un distaccamento di carri russi ci fa perdere due velivoli lasciando i nemici illesi, ma io rimango impressionato dalla precisione di tiro consentita da questa nuova installazione, con uno scarto medio di venti o trenta centimetri.
    Bisogna però colpire i carri nei loro punti vulnerabili ed allora ci dedichiamo all'analisi delle fotografie forniteci dal servizio informazioni per studiare la disposizione dei motori, serbatoi e depositi di munizioni.
    Poi, per quindici giorni, ci esercitiamo a tirare su certe sagome di legno che rappresentano alla meglio i vari tipi di carri russi.
    All'improvviso arriva da Berlino l'ordine di trasferirci in Crimea dove i sovietici attaccano tenacemente:
    dovremmo trovarvi una buona occasione per mettere alla prova i nostri cannoni.
    Sono convinto che il velivolo così adattato non passa trovare impiego su di un fronte già stabile dove la contraerea è già accuratamente piazzata e ben mascherata;
    il nostro attacco, che deve essere condotto in volo radente, ci procurerebbe perdite superiori a quelle che potremmo arrecare al nemico;
    otterremmo invece migliori risultati su di un fronte in movimento, quando la contraerea non è ancora completamente organizzata.
    Comunico ai miei colleghi queste riflessioni, ma nessuno crede alle possibilità dello Stuka-cannone, già battezzato lo «Stuka-suicida ».

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    Re: Hans Ulrich Rudel

    Messaggio  White_Group il Dom Nov 30, 2008 7:52 pm


    Il capitano Stepp rimarrà a Briansk e sarò io a prendere il comando dei velivoli disponibili, che conduco, via Konotop-Nikolajev, a Kerc dove ritrovo la mia vecchia Squadriglia che continua le sue incursioni sulla testa di ponte del Kuban.
    I miei vecchi compagni mi descrivono la nuova tattica dei russi:
    quando essi tentano uno sfondamento con i carri, li fanno avanzare solo per uno o due chilometri dalle linee, per essere raggiunti dalle altre truppe.
    Saremo dunque obbligati ad attaccarli mentre sono ancora sotto la protezione della contraerea, installata subito dietro la prima linea e che, su questo fronte limitato, è molto concentrata.
    Si direbbe che tutte le riserve sovietiche vi si siano riunite;
    già qualche giorno dopo il nostro arrivo possiamo compiere un primo tentativo a sud di Krimskaia dove diversi carri russi sono penetrati per circa ottocento metri.
    Li individuiamo rapidamente, ma mentre li sorvoliamo io comincio con l'incassare una cannonata in fusoliera e debbo rientrare.
    Anche i miei piloti non hanno miglior fortuna e per di più arrivano cacciatori russi, con vecchi Spitfire che vediamo per la prima volta da queste parti.
    Un giovane sottotenente è costretto ad un atterraggio di fortuna in un frutteto.
    E’ già notte quando torna a casa con molta frutta ed una colica formidabile.

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    Re: Hans Ulrich Rudel

    Messaggio  White_Group il Dom Nov 30, 2008 7:52 pm

    Le prime prove sono dunque negative e per di più quando atterriamo tutti ci compiangono e ci consigliano di assicurarci sulla vita, di pagare i debiti, di compilare il testamento;
    ma non mi perdo di coraggio.
    Noto che durante gli attacchi dobbiamo disporre di bombe sufficienti a distruggere la contraerea.
    Giacchè gli apparecchi-cannone non potrebbero portarle anche per il sovraccarico dei cannoni, ci faremo, d'ora in poi, accompagnare dagli Stuka normali.
    Al nord-est di Temryuk i russi tentano d'aggirare le nostre posizioni del Kuban ed hanno già cominciato a trasportare, con i natanti, due divisioni attraverso le paludi;
    in quella zona, dove mare e terra si mischiano confusamente, non abbiamo che qualche piccolo presidio troppo debole per poter resistere, ed allora, come sempre nei casi d'emergenza, si ricorre agli Stuka.
    Cominciamo con l'attaccare i porti di Jeisk e di Astary, gremiti di piccole imbarcazioni;
    ma queste sono talmente numerose che, per massicci che siano i nostri interventi, non riusciamo mai ad impedirne l'avanzata e tanto meno a distruggerle tutte;
    i russi avanzano navigando giorno e notte attraverso le lagune, tutte collegate da un labirinto di canali naturali e riescono ad approssimarsi furtivamente a Temryuk:
    ad aggirare il fronte e a infiltrarsi profondamente nell'interno del paese.
    Per riposarsi si infilano nei giuncheti che rivestono tutte le anse delle innumerevoli isolette;
    li dentro è impossibile scovarli e poi, dopo qualche ora, riprendono la marcia.

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    Re: Hans Ulrich Rudel

    Messaggio  White_Group il Dom Nov 30, 2008 7:53 pm


    Voliamo dodici ore al giorno frugando dappertutto;
    raramente incontriamo barche a motore perchè di solito « Ivan» usa barchette a remi, che trasportano da cinque a venti uomini pigiati come sardine ed armati anche di mitragliatrici e mortai.
    Contro questa strana flottiglia i nostri cannoni ottengono risultati straordinari, sia perchè adoperiamo le munizioni della Flak dotate di una spoletta sensibilissima, sia per la grande precisione del nostro tiro che causa perdite enormi:
    in pochi giorni riesco ad affondare più di settanta natanti.
    A poco a poco la difesa russa si fa più ordinata, ma non ci disturba molto;
    il tenente Ruffer, di una squadriglia di Hs 129, deve atterrare alla disperata su di una isoletta, ma una nostra pattuglia riesce a ripescarlo e condurlo in salvo.
    Finalmente, dopo qualche tempo, i russi si accorgono che è impossibile continuare l'operazione e la sospendono.
    Il 10 maggio 1943 ricevo la comunicazione ufficiale che il Fuhrer mi ha concesso la decorazione delle «Fronde di Quercia» e che dovrò andare personalmente alla Cancelleria per riceverla;
    l'indomani perciò, invece di portarmi in azione col mio Stuka-cannone, parto per Berlino con un Me 109.
    Lungo la rotta mi preparo a sostenere la battaglia per ottenere l'immediato rientro al mio reparto;
    appena arrivato a destinazione comincio col parlarne al tenente colonnello von Below, rappresentante permanente della Luftwaffe al Gran Quartier Generale;
    quando sente che se si opporranno ai miei desideri rifiuterei la decorazione, si arrende e promette il suo appoggio;
    cosi, qualche minuto prima dell'udienza, mi viene comunicato che potrò tornare a prendere il comando della mia vecchia squadriglia nello Stormo « Immelmann ».
    Mi si chiede però di continuare a studiare la possibilità di impiego dei cannoni ed io accetto ben volentieri perchè sono convinto che questa nuova arma ha un avvenire.
    II Fuhrer ci consegna le decorazioni nel suo ufficio personale: siamo undici tra ufficiali e soldati e per più di un'ora rimaniamo a conversare con lui.
    Tornato a Kerc, riprendo il comando della mia vecchia squadriglia, e i voli con quegli stessi compagni con cui ho già diviso tante peripezie.-

    Il Pilota di Ferro
    Hans Ulrich Rudel

      La data/ora di oggi è Mar Mag 22, 2012 2:52 pm