Però, contrariamente alla tattica seguita dalle altre squadriglie, invece di riprendere quota ci buttiamo a pelo di mare;
il passaggio della fascia costiera ci obbliga ad acrobazie disperate per sfuggire al tiro, ma dopo qualche istante rientriamo nelle nostre linee e l'incubo svanisce.
Dopo ognuna di queste azioni vaghiamo per il campo come sonnambuli, stupiti d'essere ancora vivi: queste settimane sono dure, incredibilmente dure, e quando al tramonto passeggio con Steen, non scambiamo quasi parola;
nonostante il silenzio però, ognuno indovina i pensieri dell'altro.
Abbiamo ricevuto l'ordine di distruggere la flotta russa ed è quindi inutile lamentarsi delle difficoltà e dei pericoli di questo incarico:
è un ordine e dobbiamo eseguirlo a qualunque costo.
Ed è proprio questa disciplina morale quella che ci consente di trovare il coraggio di rituffarci l'indomani in quell'inferno.
Una volta interrompo il nostro silenzio per chiedere timidamente a Steen:
«Come mai è sempre così tranquillo e così equilibrato? ».
Il capitano si ferma e, guardandomi di sottecchi, risponde:
« Non creda ch'io sia sempre stato così.
Lei sa quanto sia difficile la vita, specialmente se, come può accadere nella carriera delle armi, si incontrano superiori che non hanno la capacità morale di non lasciarsi influenzare, in servizio, da eventuali divergenze nei punti di vista personali, e che, confondendo i problemi di un mondo con quelli di un altro, provocano delle situazioni impossibili.
Lei sa che il miglior acciaio è quello temprato al calor rosso, e se uno cerca una propria via ed un proprio sistema di vita, ne esce fortificato e ben armato per la lotta quotidiana ... ».
Mi rendo conto come mai quest'uomo abbia dimostrato, fin dall'inizio, tanta comprensione per i miei problemi, poi gli dico:
«Da tempo ho preso anch'io la decisione di evitare, in comando, gli errori che vedo commettere ai miei superiori ».
Quando più tardi mi ritiro sotto la tenda, non riesco a dormire ed il mio pensiero è fisso su Steen, che mi appare sotto una luce nuova.
Mi accorgo anche quanta forza morale e quanta comprensione possano scaturire da una conversazione seria e profonda condotta da uomo a uomo, nello sfondo della battaglia.
La guerra toglie quella veste che tutti vogliamo portare nella vita normale e rende spontaneo il parlare del soldato, sia che gli salga dal cuore una maledizione od una espressione delicata.
La guerra sveglia nell'uomo i sentimenti fondamentali che sono lo specchio dell'animo e nei quali hanno radici le capacità di giudicare se e gli altri con vera obiettività
il passaggio della fascia costiera ci obbliga ad acrobazie disperate per sfuggire al tiro, ma dopo qualche istante rientriamo nelle nostre linee e l'incubo svanisce.
Dopo ognuna di queste azioni vaghiamo per il campo come sonnambuli, stupiti d'essere ancora vivi: queste settimane sono dure, incredibilmente dure, e quando al tramonto passeggio con Steen, non scambiamo quasi parola;
nonostante il silenzio però, ognuno indovina i pensieri dell'altro.
Abbiamo ricevuto l'ordine di distruggere la flotta russa ed è quindi inutile lamentarsi delle difficoltà e dei pericoli di questo incarico:
è un ordine e dobbiamo eseguirlo a qualunque costo.
Ed è proprio questa disciplina morale quella che ci consente di trovare il coraggio di rituffarci l'indomani in quell'inferno.
Una volta interrompo il nostro silenzio per chiedere timidamente a Steen:
«Come mai è sempre così tranquillo e così equilibrato? ».
Il capitano si ferma e, guardandomi di sottecchi, risponde:
« Non creda ch'io sia sempre stato così.
Lei sa quanto sia difficile la vita, specialmente se, come può accadere nella carriera delle armi, si incontrano superiori che non hanno la capacità morale di non lasciarsi influenzare, in servizio, da eventuali divergenze nei punti di vista personali, e che, confondendo i problemi di un mondo con quelli di un altro, provocano delle situazioni impossibili.
Lei sa che il miglior acciaio è quello temprato al calor rosso, e se uno cerca una propria via ed un proprio sistema di vita, ne esce fortificato e ben armato per la lotta quotidiana ... ».
Mi rendo conto come mai quest'uomo abbia dimostrato, fin dall'inizio, tanta comprensione per i miei problemi, poi gli dico:
«Da tempo ho preso anch'io la decisione di evitare, in comando, gli errori che vedo commettere ai miei superiori ».
Quando più tardi mi ritiro sotto la tenda, non riesco a dormire ed il mio pensiero è fisso su Steen, che mi appare sotto una luce nuova.
Mi accorgo anche quanta forza morale e quanta comprensione possano scaturire da una conversazione seria e profonda condotta da uomo a uomo, nello sfondo della battaglia.
La guerra toglie quella veste che tutti vogliamo portare nella vita normale e rende spontaneo il parlare del soldato, sia che gli salga dal cuore una maledizione od una espressione delicata.
La guerra sveglia nell'uomo i sentimenti fondamentali che sono lo specchio dell'animo e nei quali hanno radici le capacità di giudicare se e gli altri con vera obiettività








