Storia delle Ali Reggiane

    Com.te Luigi Gorrini

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    Green_Group
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    Re: Com.te Luigi Gorrini

    Messaggio  Green_Group il Lun Dic 15, 2008 9:33 pm

    Il caccia ebbe un sussulto, e, come scagliato in alto da una folata di vento, passo sopra quel dannatissimo ostacolo per ricadere subito verso terra.
    Fuori il carrello e giù gli ipersostentatori.
    Le ruote toccarono finalmente il terreno in un modo un pò pesante ma, appena dopo, l'aereo prese a rullare sul campo come in un atterraggio normale.
    Gorrini uscì felice dalla carlinga, e il suo fedele Flak, un bellissimo cane siberiano nero che lo aveva accompagnato dalla Grecia, salto festoso sull'ala come tutte le volte al ritorno da ogni missione.
    Immediatamente fu circondato dai piloti e dagli specialisti smaniosi di sapere.
    Tutti guardavano l'apparecchio, quasi increduli che quella macchina, con un'ala smozzicata, con gli stabilizzatori accartocciati e la fusoliera svergolata, avesse potuto volare.
    Soltanto un'ora e mezzo prima era un aeroplano nuovo di zecca, e adesso non era che un rottame da mandare alla demolizione.
    «Ebbene, Gorrini, com’è andata?» gli chiese il maggiore Camarda.
    «Ho abbattuto due quadrimotori e un caccia».
    «Va bene, va bene, però guarda come hai ridotto l'aeroplano!»
    Il volo era durato novantacinque minuti.
    Furono sparati settecentocinquanta colpi dalle mitragliatrici calibro 12,7 e quattrocentoottanta dai cannoncini calibro 20.
    Il dettagliato rapporto del pilota fu accolto con qualche scetticismo.
    Il comandante stentava a credere a quanto gli era stato esposto, e non nascondeva le sue perplessità.
    Guardò Gorrini con aria mista di sorpresa, incredulità ed ammirazione. Poi, quasi a voler provocare la reazione del suo sottufficiale, gli disse a bruciapelo una battuta che avrebbe fatto perdere la pazienza ad un santone biblico:
    «E' impossibile. Non s'è mai visto buttar giù due quadri motori e un Lightning, essere attaccato da dodici caccia e cavarsela in questo modo».
    «Comandante, a me è accaduto questo. E poi, gli aerei non sono caduti in mare. Possiamo andare a controllare sul posto», rispose Gorrini lanciando una significativa occhiata in direzione di un Stork Fieseler tedesco che riposava pigramente sul campo.
    «Vieni con me» replicò Carnarda dirigendosi verso il piccolo aereo da collegamento.
    I due uomini presero posto nell'abitacolo.
    Il maggiore si pose ai comandi e decollò immediatamente.
    Gorrini, seduto sul seggiolino posteriore, poteva godersi tranquillamente il volo come passeggero.
    Quando furono in vista dell'aeroporto di Nettuno videro l'enorme cratere prodotto dall'esplosione del B.17.
    «E’ uno, signor maggiore!»
    «Va bene, ora scendiamo a vedere».
    A terra lo spettacolo era impressionante.

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    Re: Com.te Luigi Gorrini

    Messaggio  Green_Group il Lun Dic 15, 2008 9:33 pm

    I rottami dell'aereo si trovavano sparsi nel raggio di qualche centinaio di metri.
    Certi erano anneriti dalle fiamme, altri luccicavano contorti come carta stagnola e sminuzzati tra le zolle.
    Era quasi inutile cercare i resti degli aviatori caduti.
    Difficilmente poteva essere rimasto qualcosa di loro.
    Tutto sembrava essersi polverizzato nell'esplosione.
    I pochi membri dell'equipaggio che erano riusciti a lanciarsi col paracadute erano stati fatti prigionieri dai militi della contraerea, ed erano ancora sotto shock.
    Il tempo stava guastandosi, ed era meglio affrettarsi se si voleva arrivare al lago di Nemi presso cui doveva trovarsi ciò che era rimasto del P.38.
    La ricerca risultò fortunata perchè appena lo Stork Fieseler toccò terra su un piccolo appezzamento erboso, alcuni ragazzi che erano rimasti nascosti tra i cespugli, uscirono allo scoperto come se giocassero agli indiani, e uno di loro si mise a gridare:
    «I motori sono la in fondo! I motori sono la in fondo!»
    e indico una direzione guidando sui posto i due aviatori seguito dalla frotta dei compagni eccitatissimi per l'avvenimento.
    Qualcuno cercava di spiegare come aveva visto cadere l'aeroplano e scendere col paracadute il pilota che era poi stato catturato dai Carabinieri.
    Disceso il pendio di una collina, trovarono un motore e un frammento d'ala.
    «E due, signor maggiore!»
    «Comincio a pensare che forse valeva la pena di scassare il 205» soggiunse l'ufficiale mentre stavano ritornando sui loro passi per ripartire.
    Si trattava ora di ragiungere Sulmona.
    Ii tempo stava facendosi sempre più brutto, e intraprendere il volo sulle montagne con un aereo cosi leggero non era una prospettiva molto allettante.
    Infatti quando furono sul dorsale appenninico, il vento fortissimo e i frequenti piovaschi resero difficile il governo e l'orientamento, ma anche questa volta tutto finì per risolversi bene.
    Gorrini riuscì persino a parlare con il comandante dell'ultima Fortezza volante da lui abbattuta.
    Era un ufficiale americano il quale, dopo aver saputo che quel ragazzo biondo di ventisei anni che gli stava davanti, era il pilota Italiano che lo aveva attaccato, volle stringergli la mano complimentandosi per il suo valore e per il suo coraggio.
    Tutti sanno con quanta cura i tedeschi perquisissero i prigionieri. Eppure, in quel caso, non si erano accorti che il maggiore nascondeva una minuscola pistola.
    L'ufficiale sorridendo si chinò con calma sulla gamba destra, slaccio lo stivale e ne estrasse l'arma offrendola in dono a chi lo aveva abbattuto.
    Con questo combattimento Gorrini era diventato famoso.
    Il suo nome era comparso sul bollettino di guerra n. 1192.
    Il Capo di Stato maggiore dell'Aeronautica lo volle conoscere personalmente.
    Telegrammi di congratulazioni gli giunsero da ogni parte.
    I quotidiani si occuparono di lui, e così anche alcuni periodici.
    Ma ciò che forse gli giunse più gradito furono le lettere di alcuni scolaretti di Sulmona e dei loro insegnanti che esprimevano il desiderio di poterlo avere un giorno fra loro.

    Vespa 2, 85° Squadriglia

      La data/ora di oggi è Mar Mag 22, 2012 3:11 pm