Storia delle Ali Reggiane

    Capitano Carlo Faggioni

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    Re: Capitano Carlo Faggioni

    Messaggio  Green_Group il Dom Dic 28, 2008 9:47 pm


    Il 10 aprile era il lunedi di Pasqua.
    Mentre gli equipaggi stavano riuniti per la cena, arrivò dall'osservatorio del Circeo la segnalazione che un convoglio di navi da carico con la protezione di numeroso naviglio da guerra si stava avviando alla testa di sbarco.
    La cena rimase a meta.
    L'accordo con l'aviazione tedesca prevedeva un attacco con bombe in quota un paio di minuti prima dell'arrivo degli aerosiluranti italiani: fu raccomandato di fare attenzione ai palloni frenati che tutte le navi portavano con se per difendersi dagli aerosiluranti che, volando bassi, potevano incappare nel cavo d'acciaio.
    «Ricordo quella riunione di volo.
    Faggioni fu conciso e preciso come sempre, le ultime parole prima della partenza (accompagnate dal solito pugno scherzoso sulla spalla) furono: "Addosso alle panzone da carico, ma se capitasse per caso, facile e sicura una nave da guerra, non risparmiatela! Una e saremo dei piccoli re!"
    Una ne voleva per mostrare che attaccavamo le navi da carico per necessità, ma preferivamo batterci con le navi più armate. In quel momento egli aveva sulle labbra il suo ironico, distaccato sorriso, e ci guardava come se noi stessimo ricevendo da lui un premio: quello di poter combattere.»
    Gli aerei pronti per l'azione erano cinque: prima pattuglia Faggioni, Valerio, Pandolfo; seconda Bertuzzi e Sponza.
    Alle 22,15 iniziarono i decolli col solito lumino a fondo pista. Pandolfo incappò in una buca e danneggio il carrello per cui dovette fermarsi.
    Gli altri quattro si avviarono sulla rotta ormai nota di Orvieto-Viterbo-Civitavecchia-Tirreno-conversione su Anzio.
    Sponza fu l'ultimo a decollare; non avendo potuto tenere il contatto con Bertuzzi, raggiunse Faggioni e divenne suo gregario.

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    Re: Capitano Carlo Faggioni

    Messaggio  Green_Group il Dom Dic 28, 2008 9:48 pm

    Il volo sul mare fu, come al solito, a quota bassissima: i piloti s'erano ormai bene allenati.
    Il primo a giungere in zona fu Bertuzzi, che sgancia contro una nave da 5.000 tonn. e potè filare via veloce.
    Qualche minuto dopo arrivarono insieme Faggioni, Valerio e Sponza quando ormai l'allarme era generale, i riflettori pettinavano il cielo e i caccia notturni si trovavano in volo.
    I tre aerei si aprirono per cercare ciascuno il suo bersaglio, investiti dal violento e preciso fuoco contraereo navale e terrestre.
    Si sa che Valerio si buttò con estrema decisione dentro il cerchio di fuoco e ripete più volte l'attacco prima di sganciare il siluro.
    Conosciamo tutti i particolari dell'azione di Sponza dalle testimonianze dell'equipaggio.
    Di Faggioni sappiamo solo che scomparve, e insieme con lui il secondo pilota Gilardi, il motorista Scaramucci, il marconista Pianticelli, l'armiere Gianni.
    A Lonate arrivò un unico aereo, quello di Bertuzzi che, dopo aver superato una vasta zona temporalesca, atterrò con l'aiuto del gonio campale.
    L'aereo di Valerio, forse danneggiato durante l'azione, superati gli Appennini sulla via del ritorno incappò nella bufera e si schianto sulle colline presso Medesano (Salsomaggiore); il secondo pilota Jasinski, che era riuscito a buttarsi col paracadute da bassa quota, si salvava rompendosi una gamba.
    Il Ten. Copello disse che sul mare di Anzio erano stati recuperati il berretto e la borsa di carteggio di Faggioni.

    In un suo «Ricordo di Faggioni», lo scrittore e pilota Pagliano che gli fu amico scrisse di lui molte cose e tra l'altro ricordò quel periodo del novembre 1942 quando l'operazione «Torch» nell'Africa Settentrionale francese aveva fatto capire che la guerra era giunta ad una svolta decisiva: «Eravamo alla fine del '42.
    Con lo sbarco anglo-americano nei porti dell' Africa Settentrionale Francese e la conseguente creazione di una catena pressochè ininterrotta di basi aeree lungo la costa, l'attività degli aerosiluranti era divenuta quanto mai dura.
    Di volta in volta gli equipaggi si assottigliavano; Buscaglia era caduto nella rada di Bougie; ogni uscita ci costava la perdita di qualcuno.

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    Re: Capitano Carlo Faggioni

    Messaggio  Green_Group il Dom Dic 28, 2008 9:48 pm

    Il morale delle gente non poteva mancare di essere scosso. Avevo parlato con molti aerosiluranti e, incontrandomi con Faggioni, gli riferivo tutto quanto aveva formato oggetto delle mie osservazioni.
    «Faggioni ascoltava attento, perchè tutto quanto riguardava la sua specialità lo interessava.
    Alla fine, quando gli sembrò che dal complesso dei discorsi che mi erano stati fatti trasparissero soprattutto apprensioni e incertezze sulla continuazione di un'attività che si rivelava sempre più costosa, parlo lui.
    «Non aveva l'abitudine di giudicare gli altri e non mi fu mai dato di trovare un elemento così sereno.
    Neppure quella volta volle giudicare. Mi disse soltanto che secondo lui gli altri avevano ragione, ma che quando si ragiona troppo si finisce per concludere poco.
    "E dura, lo so. Ma sino a che ce la faccio, io continuo così"
    «Ricordo che mi si inumidirono gli occhi.
    Era già il periodo in cui, più o meno apertamente, si sentiva che qualcosa di molto triste stava maturando.
    Era già il periodo in cui la volontà di reazione si andava affievolendo, mentre sempre più palesi affioravano i dubbi e le incertezze.
    E quella frase, gettata lì, alla buona, con quel tanto di accento carrarese che la rendeva più spontanea, era come una frustata.
    La riferii a tutti; mi pareva una bandiera e un esempio».
    Faggioni continuò, come aveva promesso.
    Continuò anche quando ormai la guerra apparve irreparabilmente perduta.
    E nel momento in cui il governo italiano sanzionò la sconfitta, di fronte al troppo disinvolto cambio di posizione decise che era giusto e necessario continuare; perchè la volontà e l'energia di un soldato devono tendere solo a combattere.
    In questa sua azione Faggioni fu veramente una bandiera che sventolò alta sopra i contrasti e le disgrazie di quell'oscuro e triste periodo, fu un grido che risuonò forte ed entrò nelle coscienze e sollevò molti prostrati, che mosse animi sensibili e intrepidi.
    Sul suo esempio modellò un reparto di uomini coraggiosi che lo seguirono nel combattimento e infine, dopo la sua scomparsa, adottarono il suo motto:
    « …sino a che ce la faccio, io continuo così»
    Tratto da
    Carlo Faggioni e gli aerosiluranti italiani

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    Re: Capitano Carlo Faggioni

    Messaggio  Green_Group il Dom Dic 28, 2008 9:49 pm

    Xe no xe mati no li volemo

    Il metro Buscaglia per giudicare i piloti non segue l'ortodossia militare, certi piloti indisciplinati cui poteva essere ritirato il brevetto vengono richiesti nel suo gruppo.

    Martino Aichner è un giovane scavezzacollo (sarà poi medaglia d'oro). Terminato il volo di addestramento, invece di atterrare subito, ha deciso una breve deviazione per salutare i suoi amici sulla spiaggia di Sistiana.
    Meraviglierà gli amici e susciterà la loro ammirazione arrivando di sorpresa basso sul mare; con una leggera scivolata d'ala si sporgerà a salutarli: un figurone!
    Purtroppo lo specchio d'acqua con le sue rifrazioni inganna Martino sulla valutazione dell' altezza e l' SM 79 picchia sull' onda contorcendo le eliche. Martino e costretto ad inventarsi un ammaraggio.
    Cimicchi, non da meno: a largo di Rimini ha rovesciato "per scherzo" un cutter pieno di bagnanti; lo spostamento d'aria ha gonfiato le vele provocando lo scuffiamento; non contento, qualche mese dopo sulla spiaggia di Viareggio gli ombrelloni sono volati via, trascinati dalla scia dell'SM 79; purtroppo la questa volta sotto l'ombrellone a ripararsi dalla calura c'era un ammiraglio.
    Neppure Buscaglia era riuscito a coprire del tutto il suo pilota.

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    Re: Capitano Carlo Faggioni

    Messaggio  Green_Group il Dom Dic 28, 2008 9:49 pm

    La sfida di Sarzana
    All' aeroporto di Luni-Sarzana (oggi Eliporto) è schierato un gruppo caccia.
    Faggioni ha stretto amicizia con i suoi colleghi e come può accadere tra i giovani ognuno è convinto che la propria specialità sia la migliore.
    Il punto d' onore sono le acrobazie e ciascuno è persuaso di poter volare più basso dell'altro.
    Ne viene fuori una sfida con tanto di giuria a misurare il passaggio più raso terra. Voleranno più radenti i Falchi CR42 o lo Sparviero SM 79?
    I cacciatori se la ridono con l 'agile biplano i vincitori non possono essere che loro.
    Quel baldanzoso tenente sarà bravo quanto si vuole, ma con il suo trimotore alto e voluminoso ha fatto male i suoi calcoli perchè non può avere la misura ottimale dell'altezza e non può compensare con la sua perizia quel pesante handicap.
    Ridono i piloti del Falco e Faggioni non è da meno.
    Non valutano a sufficienza questi cacciatori che negli Aerosiluranti volare raso terra è un' ossessione, un record inseguito da tutti.
    Faggioni e Pfister ne condividono il primato; una volta lui è rientrato con la coda bagnata e subito Pfister gli ha risposto portando delle spighe di frumento incastrate sul ruotino posteriore.
    Ancora non c' e un vincitore tra gli Aerosiluranti.
    Ha inizio la sfida; il primo caccia va bene: circa due metri;
    il secondo è più audace: un metro e mezzo.
    Ma ecco quel trimotore lanciato a tutta velocità accompagnato da un rumore assordante.
    Lo spostamento d'aria, il rumore spaventa; qualcuno urla
    "è un pazzo, si schianta!”
    Meno di un metro.

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    Re: Capitano Carlo Faggioni

    Messaggio  Green_Group il Dom Dic 28, 2008 9:50 pm

    Quando il gatto non c’è i topi ballano
    I tenenti Carlo Faggioni e Carlo Pfister ascoltano sull'attenti il maggiore C.E.Buscaglia.
    "Mi congratulo con voi; pensavo che i pericoli sostenuti contro la flotta inglese fossero più che sufficienti, evidentemente non tenevo in debito conto i vostri ardenti bollori. Avete avuto bisogno di un 'alta dose di rischio come leggo da questa rapporto dove sta scritto acrobazie pericolose di Faggioni e Pfister non autorizzate.
    Chi ha vinto questa volta?"

    Nè Pfister nè Faggioni osano rispondere alla domanda, il loro imbarazzo è evidente nel silenzio e nelle mezze frasi.
    "Vede comandante all'inizio era un 'esercitazione, poi ci siamo un pò 'fatti prendere la mano.....
    "Riservate il vostro entusiasmo per gli Spitfire, tra poco ne avremo bisogno tutti e tanto, nel frattempo consideratevi agli arresti per una settimana. "

    E' andata bene;
    entrambi sono in trepida attesa della promozione e Buscaglia avrebbe potuto calcare la mano con antipatiche conseguenze.
    Effettivamente stavolta hanno fatto delle acrobazie assumendosi un rischio pazzesco.
    E' successo che dai soliti
    "Io ti sto dietro quando voglio.......",
    "tu la mia coda non la vedi neppure........."

    si è passati al duello.
    Davanti Faggioni dietro Pfister;
    Faggioni deve togliersi dalla coda Pfister che al contrario deve rimanergli attaccato.
    E' una sfida più da cacciatori che da piloti di Aerosiluranti, le acrobazie però a cui si è costretti per sfuggire agli anglo-americani hanno fatto si che quel trimotore ormai vada pilotato come un caccia.
    Faggioni sfiora rocce, inanella looping ma non c' è niente da fare, Pfister è un vero manico.
    Il tasso di rischio diventa sempre più alto, gli spettatori hanno capito e se prima ridevano di gioia ora guardano con apprensione quelle manovre pazzesche.
    Anche il Capitano Rivoli mentre inizialmente era disposto a chiudere un occhio, ora è su tutte le furie.
    Ci sono due ostacoli tra i quali un solo aereo con la massima precisione può passare. Basta essere freddi e non lasciarsi impressionare.
    Faggioni nell' eccitazione di togliersi di dietro quell' avversario bravo quanto lui ha finalmente trovato la soluzione definitiva; si butta dentro, è una pazzia, può essere però la mossa vincente.
    Un tuffo al cuore ed è di la, tutto intero, lui e l' SM 79.
    La tensione si allenta, "Dove diavolo è Pfister?".
    Guarda a destra, a sinistra, dietro, non lo vede.
    Ma non passano che pochi attimi ed un cono d'ombra oscura il sole, Pfister è di nuovo in coda a pochi centimetri.
    Faggioni è sbalordito ed ammirato, Pfister è stato eccezionale quando si è accorto dell'ostacolo, anzichè virare ha eseguito un vero funambolismo: ha messo il suo aereo a coltello su quello di Faggioni ed è passato con la massima naturalezza.
    I due aerei atterrano, non ci sono ne vincitori ne vinti; i piloti scendono, non si guardano in cagnesco, anzi si sorridono.
    L'hanno combinata grossa ma ne valeva la pena.

    Tratto da
    I ragazzi del gruppo Buscaglia

      La data/ora di oggi è Mar Mag 22, 2012 3:17 pm