Storia delle Ali Reggiane

    Kommodore ADOLF GALLAND

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    Re: Kommodore ADOLF GALLAND

    Messaggio  Staff il Mar Set 16, 2008 10:29 pm


    È davvero strano il meccanismo con il quale la mente umana lavora !
    Scalcia disperatamente mentre con le mani si afferra all'antenna della radio e fa un ultimo, disperato sforzo per liberarsi: a un tratto, senza nemmeno riuscire a capire come mai vi sia riuscito, si ritrova nel vuoto, senza più impacci.
    È libero, precipita verso terra e rotola su se stesso mentre vi si avvicina rapidamente; con un senso di sollievo, ancorché sotto l'impressione del colpo subito, Galland agguanta quella che crede debba essere la maniglia di apertura del paracadute e, appena in tempo, si rende conto trasalendo di quello che stava per fare: stava quasi per slacciarsi le cinghie mentre era ancora a mezz'aria
    Se avesse azionato la Schnelltrennschloss sarebbe caduto liberamente, senza paracadute.
    Impressionato, agguanta con grande attenzione la maniglia di apertura (Aufreissgriff) e la tira; per un momento teme che il paracadute non funzioni poi, con un sobbalzo che lo mette in posizione quasi verticale e con i piedi verso il basso, la calotta si apre e lui si trova a oscillare avanti e indietro, dolcemente e senza rumore, mentre cala verso il suolo.
    È un tremendo contrasto con la disperazione e il terrore di qualche momento prima; è ancora abbastanza alto e, sotto di lui, i campi del colore di un bel verde estivo si allungano in tutte le direzioni.
    Si accorge che il suo Me 109, in fiamme, si sfascia al suolo a poco meno di un miglio di distanza e ripensa a quanto sia stato vicino anche lui a quella a fine.
    Poi uno Spitfire fa la sua comparsa svettando per il cielo; sembra che stia prendendo delle fotografie della sua discesa; altri caccia nemici sono più lontani e li sente sparare.
    Boulogne è chiaramente visibile verso occidente.
    Sta scendendo su una fitta foresta; il vento lo trascina proprio verso i suoi margini, ma non può prender terra in mezzo agli alberi... giù, giù!
    Il vento ve lo trascina contro, ormai vi si trova vicino e sta andando a finire esattamente contro una siepe.
    Un grande pioppo gli si viene a trovare proprio accanto; vi passa sotto, ma la calotta si va a impigliare nei rami e poi si abbatte al suolo mentre anche lui, non più sostenuto, sbatte a terra violentemente; sente soltanto un gran dolore all'anca sinistra.
    Per fortuna è caduto su una zona erbosa, umida e molle, altrimenti vi si sarebbe ferito in brutta maniera; ma anche cosi non si trova certo in buone condizioni.
    Fino a quel momento non si era reso conto di essere rimasto molto ustionato; adesso però che si trova disteso per terra perdendo sangue dalla testa e dal braccio destro e con un'anca slogata, bruciacchiato in tutta la parte inferiore del corpo, comincia ad accorgesi di come è ridotto.
    Fa uno sforzo per mettersi in piedi, ma non ci riesce: il fianco gli si sta gonfiando rapidamente e sente svanire le proprie energie; a mala pena può muoversi e, toccandosi, si accorge di avere delle schegge metalliche nella testa.

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    Re: Kommodore ADOLF GALLAND

    Messaggio  Staff il Mar Set 16, 2008 10:32 pm


    Rimane sdraiato dove si trova, guardandosi attorno con uno sguardo appannato; nota, a una certa distanza, un contadino francese e poi un altro, che si avvicinano lentamente.
    Galland parla «Sono tedesco e sono ferito; per favore, aiutatemi».
    Tra quelli che lo circondano c'è una donna e tutti sono persone anziane; uno dice:
    «Morirà alla svelta, bisogna chiamare i tedeschi :se crepa prima che qualcuno arrivi a soccorrerlo diranno che siamo stati noi ad ammazzarlo ».
    Galland che ha capito quanto hanno detto esclama: «Ich werde nicht sterben. Ich bin sehr kraftig ».
    (Non morirò affatto, sono forte, io.)
    I francesi lo guardano sorpresi; qualcuno si china su di lui, poi si mettono a trasportarlo alla fattoria più vicina e, quando finalmente vi arrivano, il ferito chiede: « Haben Sie etwas Cognac?»
    In casa non hanno cognac: c'è soltanto un po' di acquavite in una bottiglia sporca, ma Galland ne beve ugualmente una lunga sorsata.
    Uno dei vecchi esce e va a cercare qualcuno dell’organizzazione Todt del lavoro: sono i tedeschi più vicini che vi siano.
    Dopo pochi minuti giunge un'automobile e, quando vede che sono dei connazionali, Galland si sente sollevato; questi domandano rapidamente: «Wohin sollen wir Sie bringen?»
    Il ferito risponde che vuole essere portato al suo aeroporto, ma quelli dicono che è meglio che vada all'ospedale; dato però che insiste tanto ,lo aiutano a montare in macchina e lo depositano al comando del 26° Stormo, a Audembert.
    Il suo arrivo causa eccitazione e sollievo; Galland riesce finalmente ad avere un cognac, un sigaro e comincia a sentirsi meglio.
    Poi i suoi uomini lo prendono su e lo trasportano al vicino ospedale della marina di Hardingham dove il suo buon amico, il dottor Heim, gli toglie alcune schegge dalla testa e comincia a rappezzarlo.
    Gli suggerisce di rimanere qualche giorno ricoverato, ma Galland si rifiuta di restare e, appena possibile, è di ritorno al suo comando: vuole mantenere il suo posto, anche se deve fare il comandante a terra.

    Lo stormo aveva denunciato quattordici abbattimenti, in tutta la giornata: una vittoria considerevole; Galland ha aggiunto tre vittorie e ne ha portato il totale a settanta.
    Nella stessa sera fu organizzata una specie di festicciola, proprio per far onore al bel risultato da lui conseguito: amici e ufficiali di grado elevato erano arrivati in volo per fargli festa e Galland vi partecipò tutto avvolto nelle bende.
    Venne anche il suo amico, generale Osterkamp, che giunse da Le Touquet con una sorpresa, poi confermata da un telegramma ufficiale proveniente dal quartier generale del Fuhrer.
    Il messaggio diceva: «lo conferisco a lei, primo ufficiale delle forze armate tedesche a ottenerle, le fronde di quercia con spade sulla Croce di cavaliere della Croce di ferro».
    Era firmato «Adolf Hitler».
    Cosi Galland fu il primo tedesco a ricevere quella decorazione: aveva già ricevuto .le fronde di quercia e, a quell'epoca, non si sapeva che vi sarebbero state, in seguito, altre decorazioni di guerra di valore superiore.
    Con quel telegramma era però arrivato un ordine:
    Galland non avrebbe più potuto partecipare ad azioni belliche senza la personale autorizzazione di Hitler.
    Questo gli tolse una buona parte del piacere che la serata gli aveva procurato.

    Tratto da : Sfide nei cieli

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    Re: Kommodore ADOLF GALLAND

    Messaggio  Staff il Mar Set 16, 2008 10:34 pm


    Rimase a terra soltanto dieci giorni.
    Poiché non era giunto nessun ordine che cambiasse la sua posizione di «comandante a terra» aveva cominciato a pensare alla possibiilità di «provare in volo» un 109 mentre vi fosse in atto una qualche incursione nemica.
    Così, il 2 luglio, mentre era in corso l'intercettazione di una grossa formazione avversaria, decollò per «fare una prova»;
    gli incursori erano ancora dei Blenheim scortati da Hurricane e Spit e, ancora una volta, Galland si buttò da solo all'attacco.
    Era una tattica pericolosa e avrebbe dovuto saperlo, ma non volava da una decina di giorni ed era eccitato per la frustrazione.
    Piombò sui bombardieri, ne abbatté uno e poi impegnò combattimento con uno Spitfire che riuscì a colpire; in quel momento, però, il 109 solitario fu danneggiato da un altro Spit che gli stava alle spalle.
    Si trovava di nuovo in un guaio serio e malamente ferito; fu soltanto la corazza che gli salvò la vita.
    Riuscì a cavarsela e ad atterrare, ma appena sceso dall'abitacolo, ebbe un collasso per lo shock e per il sangue perduto.
    La notizia di questo avvenimento arrivò ben presto al comando della Luftflotte e fu trasmessa a Berlino.
    Nel frattempo Galland era stato ricoverato in ospedale dove, a riceverlo, il chirurgo disse: «Jetzt werden wir Sie fur eine Weile nicht mehr fliegen lassen ».
    (Adesso le impediremo di volare per un pò di tempo.)
    Il Reichsmarschall Goring venne a sapere della disubbidienza di Galland e lo seppe anche Hitler; quando il primo telefonò per sapere come mai non aveva tenuto conto dell'ordine specifico emanato dal Fuhrer lui aveva risposto di essere stato in volo per una prova del velivolo; ma questo non aveva convinto nessuno
    «Sagen Sie es Hitler », aveva detto Goering e quello fu il primo accenno del suo doversi presentare a Hitler.
    Si era in luglio e la grandiosa offensiva tedesca contro la Russia era in piena avanzata verso l’est, ma Galland ricevette ugualmente l'ordine di recarsi dal capo, a Rastenberg, nella Prussia orientale.
    Vi andò in volo.
    Hitler lo accolse con un sorriso:
    «Bitte, wir lieben Sie; wir kunnen Sie nicht verlieren. Ich habe versucht,Sie zu schutzen. Sie haben gegen meine Befehle gehandelt, aber ich kann Sie verstehen. Wir haben nur Angst, Sie zu verlieren. Seien Sie vorsichtig!»
    (Prego, tutti noi le vogliamo bene e non possiamo perderla. lo ho cercato di proteggerla, ma lei ha agito in contrasto con i miei ordini, anche se io posso capirla. L'unica paura che noi abbiamo è quella di perderla. Stia accorto.)
    Questo era un rimprovero!!!
    Hitler volle decorarlo personalmente delle fronde di quercia e delle spade, poi Galland rimase ospite di Goring per diversi giorni prima di poter tornare sul fronte occidentale.

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    Re: Kommodore ADOLF GALLAND

    Messaggio  Staff il Mar Set 16, 2008 10:36 pm

    Il totale delle vittorie di Galland si accrebbe rapidamente dalle settantuno del 2 luglio a oltre novanta verso la fine del 1941.
    Nella seconda metà dell'anno, in agosto, mentre stava salendo verso quella cifra, il tenente colonnello Douglas Bader fu abbattuto presso l'aeroporto della caccia dove lui risiedeva con il suo comando.
    Galland mandò una macchina da Bader perché venisse a prendere una tazza di tè da lui e lo ricevette come un nemico degno del massimo rispetto; quando fu invitato insistentemente a riferire il numero delle vittorie che aveva ottenuto (ventidue e mezzo) Bader, secondo quanto ha riferito Galland, non voleva dire la cifra: ricorda ancora la risposta, e cioè che il totale personale, in confronto di quello suo o di quello di Moelders, era una cosa modesta.
    Galland gli fece visitare la base accompagnandolo lui stesso e lo lasciò anche sedere nell'interno del proprio velivolo spiegandogliene gli strumenti; poi, su richiesta di Bader, gli presentò un giovane pilota dicendogli che quello era stato il suo abbattitore, anche se la cosa non era molto sicura perché Galland stesso aveva, quel giorno, abbattuto personalmente due Spitfire.
    L'incontro si ripeté, in seguito: i due cacciatori si trovavano però nella situazione inversa, dopo la guerra; allora era lui il prigioniero e Bader andò a interrogarlo.
    Ripagò in qualche modo l'ospitalità ricevuta offrendogli una scatola di sigari
    Alla fine del 1941 il totale delle vittorie di Galland era salito a novantaquattro e fu in quel momento che la morte del generale comandante dell' Arma della caccia, Werner Moelders, un altro dei maggiori piloti tedeschi, gli provocò il richiamo dal fronte perché Goering lo aveva nominato suo successore.
    Aveva trent'anni quando divenne, così, il più giovane generale germanico e ben presto fu nuovamente premiato da Hitler, questa volta con i diamanti sulle spade e sulle fronde di quercia, decorazione ricevuta in complesso da meno di una trentina degli appartenenti alle forze armate tedesche durante la guerra.
    Galland non era molto soddisfatto del suo lavoro di tavolino e s'interessò direttamente di qualche incarico speciale che, di tanto in tanto, potesse riportarlo al fronte.
    Cosi, fu lui che guidò personalmente le formazioni che protessero ,le navi tedesche nel loro ben riuscito passaggio attraverso la Manica nel 1942;
    nel 1943 fu ancora lui che si pose alla testa dei caccia che difendevano la Sicilia e poi a volare tra i primi sui nuovi aviogetti tedeschi, facendo quindi uso di tutta la sua influenza per l'armamento e la produzione di quei velivoli nel 1943 e nel 1944.
    Tuttavia i duri rapporti che preparava sulle spiacevoli verità che venivano a galla, e che indirettamente portavano a influire sulla posizione del Reichsmarschall Rermann Goring e su quanto questi diceva, lo mise in aperto conflitto sia con questo sia con Hitler e, alla fine del 1944, venne rimosso dall'incarico.
    Fu Hitler che mise fine a quella «sciocchezza, come lui la chiamava, dopo che il giovane generale era stato defenestrato e severamente ripreso da Goring; alla fine, anche questi si calmò, ma ormai si era giunti agli ultimi giorni e al collasso tedesco.
    Galland prese possesso del suo ultimo incarico nel gennaio del 1945; organizzò uno speciale reparto da caccia (TV 44) montato sui nuovi aviogetti Me 262 al quale fece affluire i più esperti piloti di tutti i fronti.
    Il velivolo portava dei grossi razzi, molto efficaci, ed era anche provvisto di un cannoncino: armi con le quali ottenne notevoli successi contro le formazioni di bombardieri e di caccia che in quell'epoca sciamavano giornalmente su tutta la Germania.
    Galland si batté fino all'ultimo (il suo libro è infatti intitolato Il primo e l'ultimo) e in questi combattimenti fu ferito di nuovo.
    Per sfuggire alla cattura, negli ultimi giorni della guerra aveva fatto trasferire i suoi aviogetti da Monaco a Salisburgo; ma li fece incendiare quando i primi carri armati statunitensi fecero la loro comparsa alla periferia della città.
    Fu poi catturato e tenuto due anni come prigioniero di guerra, quindi rilasciato; un anno dopo se ne andò in Argentina dove gli era stato offerto un posto.
    Nel gennaio del 1955 fece ritorno nella madrepatria.

    Se Galland non fosse stato richiamato dal fronte alla fine del 1941 sembra probabile che il numero delle sue vittorie sarebbe salito moltissimo, anche se l'incarico di generale dell' Arma della caccia possa forse avergli salvato la vita, tanta era la sua aggressività in combattimento.
    Due dei suoi tre fratelli, che furono anch'essi piloti da caccia nella Luftwaffe, rimasero uccisi durante la guerra dopo aver riportato rispettivamente cinquantuno e diciassette vittorie.
    Non vi sono dubbi che egli sia stato uno dei più grandi piloti da caccia della secoda guerra mondiale e, tenendo presente le sue capacità di comandante, di capo e di pilota, si può dire che sia,probabilmente, il più eminente “Esperten” sopravvissuto della Luftwaffe

    Tratto da : Sfide nei cieli

      La data/ora di oggi è Mar Mag 22, 2012 3:43 pm