L'incontro con il camerata Fritz
Dopo il primo fugone ed il ripiegamento su Gambut - esauriti i velivoli - i piloti del II Gruppo rimpatriarono per ritirare nuovi “G.50” adattati all'impiego in Deserto.
Filtro anti-sabbia al carburatore, pesante corazza a difesa del pilota e, dietro ad essa, un serbatoio supplementare.
Tutti e tre i perfezionamenti, che presi singolarmente avevano scopi egregi, peggiorarono le già precarie doti di volo del “ces@o”:
il filtro riduceva la potenza, la corazza l'appesantiva in coda - squilibrandolo ulteriormente - e il serbatoio,eccessivamente arretrato, lo rendeva più vulnerabile ed ancor più instabile.
L’aeroplano doveva essere pilotato di continuo e non ammetteva distrazioni nemmeno in volo piatto.
I cacciatori italiani, acrobati consumati, accettarono il “più moderno ritrovato della tecnica”, convinti della sua pochezza ma confortati dall’incallito buonumore e dalla fiducia in se stessi. Ciò nonostante, un gregario,durante un volo di trasferimento in formazione, partì in “auto-rotazione” e fini in vite, uscendone a pochi metri da terra.
Il Gruppo, ripartì per la Libia: da Pisa il 17 febbraio; da Palermo il 6 marzo '41.
Un Capitano, ammaccato, sollecitato dall'affetto che nutriva per quei cari amici, rinunciata la convalescenza,come usava allora tra uomini legati allo stesso destino, si unì alla nuova spedizione... con l'aiuto di un bastone.
solo trent'anni dopo gli dissero che l'avventuroso atterraggio di fortuna conseguente all'incontro con un Hurricane, gli era costato un paio di vertebre.
All'arrivo a Castelbenito c'erano già i tedeschi.
S'erano impadroniti, senza suscitare opposizioni, delle risorse residenziali di quel magnifico Aeroporto.
Le camerette, realizzate in costruzioni di stile moresco, la riposante e ombrosa zeriba, la piscina, erano state vietate agli italiani!
Questo primo incontro con l'alleato aveva provocato disappunto e motivi di tensione, sfociati - anche - in alterchi; bi-lingua ma espressivi.
Dopo il primo fugone ed il ripiegamento su Gambut - esauriti i velivoli - i piloti del II Gruppo rimpatriarono per ritirare nuovi “G.50” adattati all'impiego in Deserto.
Filtro anti-sabbia al carburatore, pesante corazza a difesa del pilota e, dietro ad essa, un serbatoio supplementare.
Tutti e tre i perfezionamenti, che presi singolarmente avevano scopi egregi, peggiorarono le già precarie doti di volo del “ces@o”:
il filtro riduceva la potenza, la corazza l'appesantiva in coda - squilibrandolo ulteriormente - e il serbatoio,eccessivamente arretrato, lo rendeva più vulnerabile ed ancor più instabile.
L’aeroplano doveva essere pilotato di continuo e non ammetteva distrazioni nemmeno in volo piatto.
I cacciatori italiani, acrobati consumati, accettarono il “più moderno ritrovato della tecnica”, convinti della sua pochezza ma confortati dall’incallito buonumore e dalla fiducia in se stessi. Ciò nonostante, un gregario,durante un volo di trasferimento in formazione, partì in “auto-rotazione” e fini in vite, uscendone a pochi metri da terra.
Il Gruppo, ripartì per la Libia: da Pisa il 17 febbraio; da Palermo il 6 marzo '41.
Un Capitano, ammaccato, sollecitato dall'affetto che nutriva per quei cari amici, rinunciata la convalescenza,come usava allora tra uomini legati allo stesso destino, si unì alla nuova spedizione... con l'aiuto di un bastone.
solo trent'anni dopo gli dissero che l'avventuroso atterraggio di fortuna conseguente all'incontro con un Hurricane, gli era costato un paio di vertebre.
All'arrivo a Castelbenito c'erano già i tedeschi.
S'erano impadroniti, senza suscitare opposizioni, delle risorse residenziali di quel magnifico Aeroporto.
Le camerette, realizzate in costruzioni di stile moresco, la riposante e ombrosa zeriba, la piscina, erano state vietate agli italiani!
Questo primo incontro con l'alleato aveva provocato disappunto e motivi di tensione, sfociati - anche - in alterchi; bi-lingua ma espressivi.



