Storia delle Ali Reggiane

    Capitano Tullio De Prato

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    Re: Capitano Tullio De Prato

    Messaggio  Staff il Gio Apr 30, 2009 9:33 pm

    L'incontro con il camerata Fritz
    Dopo il primo fugone ed il ripiegamento su Gambut - esauriti i velivoli - i piloti del II Gruppo rimpatriarono per ritirare nuovi “G.50” adattati all'impiego in Deserto.
    Filtro anti-sabbia al carburatore, pesante corazza a difesa del pilota e, dietro ad essa, un serbatoio supplementare.
    Tutti e tre i perfezionamenti, che presi singolarmente avevano scopi egregi, peggiorarono le già precarie doti di volo del “ces@o”:
    il filtro riduceva la potenza, la corazza l'appesantiva in coda - squilibrandolo ulteriormente - e il serbatoio,eccessivamente arretrato, lo rendeva più vulnerabile ed ancor più instabile.
    L’aeroplano doveva essere pilotato di continuo e non ammetteva distrazioni nemmeno in volo piatto.
    I cacciatori italiani, acrobati consumati, accettarono il “più moderno ritrovato della tecnica”, convinti della sua pochezza ma confortati dall’incallito buonumore e dalla fiducia in se stessi. Ciò nonostante, un gregario,durante un volo di trasferimento in formazione, partì in “auto-rotazione” e fini in vite, uscendone a pochi metri da terra.
    Il Gruppo, ripartì per la Libia: da Pisa il 17 febbraio; da Palermo il 6 marzo '41.
    Un Capitano, ammaccato, sollecitato dall'affetto che nutriva per quei cari amici, rinunciata la convalescenza,come usava allora tra uomini legati allo stesso destino, si unì alla nuova spedizione... con l'aiuto di un bastone.
    solo trent'anni dopo gli dissero che l'avventuroso atterraggio di fortuna conseguente all'incontro con un Hurricane, gli era costato un paio di vertebre.
    All'arrivo a Castelbenito c'erano già i tedeschi.
    S'erano impadroniti, senza suscitare opposizioni, delle risorse residenziali di quel magnifico Aeroporto.
    Le camerette, realizzate in costruzioni di stile moresco, la riposante e ombrosa zeriba, la piscina, erano state vietate agli italiani!
    Questo primo incontro con l'alleato aveva provocato disappunto e motivi di tensione, sfociati - anche - in alterchi; bi-lingua ma espressivi.

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    Re: Capitano Tullio De Prato

    Messaggio  Staff il Gio Apr 30, 2009 9:34 pm

    I nostri Aviatori non si adattavano alle imposizioni.
    Tuttavia, i rapporti migliorarono non appena il ... camerata Fritz seppe che i ventisette cacciatori del “II Gruppo” avrebbero partecipato alla marcia della riconquista, al suo fianco.
    L'arrivo delle magnifiche truppe germaniche- aveva risvegliato entusiasmi anche tra la popolazione locale:
    il popolo plaude sempre il soldato che sfila, impettito e armato, al suono cadenzato di
    una banda militare; ignora il vinto ché, straccione, ripiega disordinatamente.
    Chiunque esso sia.
    Nessuno, prima di allora né in Libia né in Patria, aveva visto tanta efficienza e tanta dovizia di mezzi moderni e superbi.
    Dai corazzati ai cannoni anticarro, dalle mitragliere pesanti ai fiammanti autoveicoli che trasportavano tutto e tutti.
    Procedevano a piedi, marzialmente, solo i pochi comandanti della occasionale sfilata.
    La Divisione d'arresto dell'Afrika Korps, senza incontrare seri ostacoli, arrivò in pochi giorni alle porte di Bengasi e, in altrettanti pochi giorni, i “nostri” cacciatori si ritrovarono ad el Ftehja.
    Inseriti nella prodigiosa macchina bellica tedesca, senza alcun contatto con la valanga di inutili ... intermediari alla ricerca di benemerenze, operarono alle dipendenze del Generale Frohlich, comandante delle forze aeree germaniche dislocate in Libia.
    Ai suoi ordini, asciutti, precisi, indiscutibili, parteciparono alle operazioni sul contrastato fronte di Tobruch, senza intoppi.
    Tutto filava alla perfezione e in armonia.
    Una sola distinzione fra tedeschi e italiani: a terra.
    Gli uni, lindi e sbarbati, alloggiavano nelle palazzine di Derna, in riva al mare, nutriti e serviti convenientemente; salivano il ciglione - in automobile - soltanto per compiere le azioni di guerra.
    Gli altri, ritornarono alle vecchie tende, corredati di un malandato autocarro a gomme piene, in edizione bus, per gli spostamenti “rapidi” attraverso il Deserto.
    Da el Ftehja operavano tre Gruppi di Stukas, una Squadriglia di “Junkers 88”, una di “Messerschmitt 110".
    Completava la massa dei bombardieri a tuffo, una Squadriglia italiana su "Ju-87”.

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    Re: Capitano Tullio De Prato

    Messaggio  Staff il Gio Apr 30, 2009 9:34 pm

    Nelle "giornate dell'ala” – come scherzosamente erano chiamate le azioni di guerra condotte da quell'intera, cospicua moltitudine di velivoli - accolti da minacciosi, rossastri salamini, essi piombavano ordinatamente a precipizio sulle fortificazioni di Tobruch, sulle navi alla fonda, su quelle in navigazione, sulle colonne di carri armati che sollevavano nubi di sabbia lungo le loro rotte infuocate.
    - Gli Stukas, erano difesi - sull'ala - dai “G.50”;
    con un “gradino” di duemila metri dai “Me-109” dello Jagdgeschwader 27, basato ad Ain el Gazala, mentre negli abissi del cielo incrociavano i “Me-110".
    Nelle battaglie più impegnative appariva un piccolo “Fiesler”: Rommel.
    Tutto procedeva con cronometrica regolarità, tutto funzionava eccetto le armi dei-FIAT!
    Nessuno se ne avvide, fino al primo impiego, che quelle 12,7 non sparavano.
    Una “modesta” camma - che comandava il riarmo automatico – era stata realizzata con un profilo inadatto. Errore? Sabotaggio? Italica leggerezza? ...
    Per ovviare all'inconveniente, gli Armieri, scambiandosi le poche lime al carborundum rintracciate sul mercato di Bengasi, lavorarono l‘intera notte perché il “camerata Fritz" non s'avvedesse della manchevolezza.
    I piloti continuarono a volare, imperterriti, appiccicati ai tuffatori garantendone la
    difesa: magari a spintoni...
    ci apprezzammo a vicenda e divenimmo buoni amici dimenticando la apartheid decretata a Castelbenito contro gli italiani.
    Italiani che, a pensarci bene, con il fugone in Libia e le figuracce in Grecia, avevano fatto diffondere, anche oltr'Alpe, l'opinione che - di buono -essi avevano soltanto l'alleato.
    Gli uomini dei “G.50” parteciparono, con i tedeschi, ad un centinaio di missioni belliche, incontrando, di rado, i temibili avversari:
    si stavano preparando per il prossimo attacco.

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    Re: Capitano Tullio De Prato

    Messaggio  Staff il Gio Apr 30, 2009 9:35 pm

    Il II Gruppo, volò sino alla consunzione dei velivoli.
    Il personale a terra visse giorni duri, tra difficoltà, rischi e privazioni.
    La benzina annacquata, gli attacchi aerei , il lavoro incessante per arrangiare le imperfette- e- logore macchine in un clima ingrato, il vitto scarso: tutto ciò li aveva debilitati.
    Uomini esemplari, operarono nel clima
    di fraternità del Reparto senza nulla chiedere e... nulla ottenere.
    Al rientro in Patria ebbero le cassette di ordinanza perquisite;
    qualcuno, non fumatore, aveva accumulato le assegnazioni di sigarette "Mílit" per farne dono al “vecchio”.
    Povero, illuso contrabbandiere! Gliele requisirono.
    Si preparava una nuova fase della guerra del Deserto e, finalmente, ci si accorse che i "G.50” avevano fatto il loro tempo.
    Furono declassati ad impieghi meno pretenziosi - con risultati dubbi - per far posto ai "Macchi 202”, macchine all'altezza del compito.
    Tuttavia, la FIAT continuò a produrli - assieme ai biplani "C.R 42” - fino all'armistizio:
    doveva dar lavoro agli operai...
    Un Pilota Contadino
    Tullio De Prato

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