Staff il Gio Mar 19, 2009 11:55 am
Il Gigante di Webb
L'Occidente venne per la prima volta a conoscenza del supervettore russo nei primi mesi del 1967 per voce dell' allora direttore della NASA James Webb, il quale durante una riunione della commissione della Casa Bianca per lo spazio dichiarò che l'Unione Sovietica era in procinto di costruire un gigantesco vettore con una spinta di 5 milioni di kg.
La pressione emotiva di questa notizia contribuì a cancellare ogni residua perplessità nel governo americano che concesse alla NASA tutti i fondi richiesti per il programma lunare.
Un anno dopo la missione americana Apollo 8, con a bordo gli astronauti Bormann, Lovell e Anders, raggiunse il nostro satellite compiendo per la prima volta 10 orbite intorno a esso. Nonostante la sconfitta i russi non si persero d'animo e, tralasciando il programma di circumnavigazione lunare, si orientarono completamente nella realizzazione e nel collaudo del nuovo vettore, programmandone il primo lancio agli inizi del 1969.
Si mirava così solo allo sbarco diretto sul nostro satellite, un obiettivo teoricamente ancora alla loro portata.
Pressati dal governo ad anticipare i tempi, i responsabili del programma furono costretti a ridurre al minimo tutte le procedure di controllo e collaudo del vettore, per cui passarono direttamente al montaggio dei propulsori nei vari stadi senza prima effettuare delle prove vincolate a terra per verificare se fossero in grado di funzionare insieme senza problemi.
Una decisione avventata che non teneva conto delle preoccupazioni esternate dai tecnici incaricati del progetto e che si basava sul fatto che se i motori erano già stati collaudati separatamente in fabbrica questi avrebbero funzionato bene anche insieme.
Ne conseguì che i sovietici costruÌrono un vettore le cui vere capacità erano ipotetiche e sulla cui messa a punto ci si doveva affidare ai soli lanci di collaudo cosa che, in caso di malfunzionamenti, avrebbe potuto mettere a repentaglio, oltre all'integrità del vettore, le vite dei tecnici adibiti al lancio.
Mentre la costruzione del vettore procedeva velocemente, ai sovietici restava ancora da mettere a punto la questione del trasferimento dell' equipaggio dal modulo di comando Zond al modulo lunare (LK), problema che gli americani avevano risolto brillantemente con l'adozione di un tunnel di collegamento interno che si apriva quando il modulo di comando Apollo era unito al modulo lunare.
Per lo stesso scopo i sovietici decisero invece di adottare il trasferimento da un modulo all'altro grazie ad una passeggiata spaziale.
Il 14 gennaio del 1969 essi lanciarono nello spazio la Soyuz 4 con a bordo un solo cosmonauta (Vladimir Shatalov) seguita pochi giorni dopo dalla Soyuz 5, con a bordo tre membri d'equipaggio (Boris Volynov, Aleksej Yeliseyev e Yevgenj Khrunov).
Il 16 gennaio le due cosmonavi effettuarono un perfetto aggancio in orbita e i cosmonauti si prepararono a compiere il pericoloso esperimento.
A bordo della Soyuz 5 Yeliseyev e Khrunov indossarono le loro tute spaziali e una volta depressurizzata la cabina ne uscirono, uno alla volta, per raggiungere la Soyuz 4 dove era ad attenderli Shatalov.
In questo modo essi simularono quella che doveva essere la modalità di trasferimento dalla Zond all'LK.
Dopo 37 minuti di alta tensione , era la prima volta che si tentava nello spazio un esperimento del genere , i due si sistemarono definitivamente all'interno della Soyuz 4, ripressurizzarono il veicolo e rientrarono con esso a terra il giorno dopo.
L'esperimento era riuscito felicemente e non restava che metterlo in pratica in una missione lunare.
Giusto un mese più tardi i frutti dei lunghi lavori effettuati presso la base di lancio di Baikonur cominciarono a vedersi: dalla nuova area di lancio, pronta e già collegata da una quadrupla linea ferrata, all'immenso capannone dove il vettore, alto 103 metri e pesante oltre 2.700 t, veniva montato orizzontalmente su di un grande carrello ferroviario munito di enormi attuatori idraulici che avrebbero poi avuto il compito, una volta trasportato il vettore nell'area di lancio, di porlo verticalmente, con una tecnica in uso ancora oggi.