Storia delle Ali Reggiane

    Obiettivo LUNA

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    Messaggio  Staff il Gio Mar 19, 2009 11:52 am

    Agli albori dell'astronautica le conoscenze dell' uomo sulla Luna erano estremamente ridotte.
    Non si sapeva quale consistenza avesse la sua superficie, se fosse coperta da una spessa coltre di polvere oppure se l'esistenza di enormi crepacci potessero mettere in pericolo uomini e mezzi.
    L'assalto sovietico verso la Luna iniziò nel 1959 con il Lunik l per concludersi il 9 agosto 1974 con la sonda Luna 24.
    L'intero programma, che comprese più di 50 sonde, consentì ai russi di acquisire informazioni importanti sul nostro satellite raggiungendo nel contempo numerosi primati:
    fra questi il primo oggetto costruito dall'uomo a essere inviato verso la Luna; il primo a colpirla;
    la prima foto della sua "faccia" nascosta, il primo atterraggio morbido; il primo satellite artificiale in orbita intorno a essa;
    il primo capace di raccogliere campioni del suolo e riportarli a terra; e, per concludere, i primi veicoli automatici semoventi, i Lunakod, i quali teleguidati da terra esplorarono la superficie lunare coprendo una distanza di oltre 40 km.

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    Re: Obiettivo LUNA

    Messaggio  Staff il Gio Mar 19, 2009 11:53 am

    Il programma Sovietico
    Il maggiore artefice dei successi spaziali sovietici fu Sergej Korolev.
    A lui il governo affidò, negli anni 50, tre compiti di estrema importanza: verificare le reali possibilità dell'uomo ad operare nello spazio; studiare la Luna con l' ausilio di satelliti automatici; progettare un nuovo supervettore per l’ esplorazione del sistema solare.
    Grazie al genio creativo di Korolev e del suo staff, l'URSS ebbe presto l'R7 (codice NATO SL-1 o A-1), un vettore le cui potenzialità furono ampiamente dimostrate con il lancio dello Sputnik 1, primo satellite della storia, e del primo satellite verso la Luna, il Lunik.
    Con la crescita del programma spaziale aumentò l'esigenza per i sovietici di maggiori potenze e l'OKB-1, l'ufficio tecnico diretto da Korolev, riuscì a incrementare le capacità iniziali del vettore ottenendo nuove versioni migliorate e denominate di volta in volta col nome delle astronavi da lanciare quali le Vostok, le Voshkod e le Soyuz, ma era evidente che una missione lunare con uomini a bordo avrebbe richiesto potenze di gran lunga maggiori.
    Per questo Korolev pensò a un vettore completamente nuovo, capace di portare in orbita carichi di 40-50 t denominato N1 (codice NATO G-le).
    Egli ne prevedeva il primo lancio entro il 1965 e nelle sue intenzioni doveva costituire un primo passo verso una seconda versione denominata N2, con capacità di carico pari a 60-80 t.
    Pur senza l'appoggio ufficiale del governo, il progettista iniziò uno studio di fattibilità del vettore.
    Per i motori si affidò inizialmente a Valentin P. Glushko che aveva già al suo attivo i motori dell'R7 e stava progettando anche quelli per il Proton, che come propellenti avrebbero usato tetrossido di azoto e dimetilidrazina.
    Glushko insistette energicamente nel voler usare per l'N1 gli stessi propellenti, in netto contrasto con Korolev, che era assolutamente contrario all'uso di propellenti ipergolici per via della loro estrema tossicità e aveva ragione di preoccuparsi se si considerano le enormi quantità di propellente richiesto per lanciare l'N1.
    Il conflitto fra i due progettisti obbligò Korolev ad affidare la progettazione dei motori a un altro progettista, Nikolaj D. Kuznetsov.

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    Re: Obiettivo LUNA

    Messaggio  Staff il Gio Mar 19, 2009 11:53 am

    Questa scelta però costrinse Korolev a rinunciare definitivamente alle speranze di poter usare ossigeno e idrogeno liquidi, in quanto Kuznetsov non aveva un' esperienza rilevante nel campo dei motori a razzo criogenici.
    Di comune accordo i due scelsero come propellenti l'ossigeno e il cherosene, stessa scelta che fecero gli americani per il primo stadio del Saturno 5, che pur essendo meno energetici avevano però il pregio di richiedere motori meno complessi.
    Sempre allo scopo di semplificare il progetto e ridurre i tempi di costruzione, si decise di impiegare più motori di spinta modesta invece che pochi ma potenti, una soluzione questa opposta a quella presa dagli americani.
    Finalmente nel gennaio del 1962 cominciarono ad apparire sui tavoli dei progettisti i primi disegni dell’ N1, un gigantesco vettore dal profilo fortemente conico a causa della forma sferica dei serbatoi carburante e del peso oltre 3.200 t.
    Il primo stadio avrebbe impiegato ben 24 NK-33, i nuovi motori progettati da Kuznetsov.
    Con un carico utile di 75 t se ne prevedeva il primo lancio entro il 1965.
    Di pari passo Korolev partendo dalla Soyuz, la nuova astronave che stava sviluppando in sostituzione della Vostok e della Voshkod, mise a punto il modulo orbitale lunare Zond.
    Forte del vantaggio accumulato in campo spaziale, l'Unione Sovietica non prese in considerazione ufficialmente la conquista della Luna fino a quando il presidente J.F. Kennedy dichiarò al mondo l'intenzione degli Stati Uniti di conquistare il nostro satellite prima della fine degli anni 60.
    Questa dichiarazione indusse il premier sovietico Khrushchev a prendere in considerazione una missione lunare affidando a Vladimir N. Chelomei, che era a capo dell' ufficio progetti dell' OKB-52, il compito di costruire nel più breve tempo possibile un nuovo vettore capace di portare un veicolo con un cosmonauta a bordo in una missione di circumnavigazione lunare. Ciò pose le basi per la nascita del Proton (UK 500 K), ancora oggi il più celebre dei vettori sovietici, ma di fatto portò via tempo e investimenti all'N1 rivelandosi fatale per il prosieguo dello sviluppo, che in pratica era già in fase avanzata di progettazione.
    Una volta costruito, il vettore avrebbe permesso non solo di circumnavigare la Luna ma addirittura di sbarcare su di essa.

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    Re: Obiettivo LUNA

    Messaggio  Staff il Gio Mar 19, 2009 11:54 am

    In attesa di momenti migliori Korolev continuò a migliorare le prestazioni dell'N1 al quale aggiunse altri sei motori portando il carico utile a oltre 92 t.
    Mentre il programma Proton procedeva, nell'agosto del 1965 Korolev presentò alla commissione governativa chiamata a decidere sullo spazio un nuovo progetto chiamato ufficialmente "Un lavoro coinvolgente lo studio della Luna e dello spazio esterno" che prevedeva l'uso dell'N1 e lo sbarco di un russo sul nostro satellite per il 1968.
    La commissione, incalzata dai successi degli americani nello spazio, approvò il progetto di Korolev rivedendo l'intero programma di circumnavigazione lunare col Proton e dando al progettista stesso pieni poteri su entrambi i programmi.
    Purtroppo Korolev non fece in tempo a portare a termine il proprio lavoro.
    Pochi mesi dopo, nel gennaio del 1966, morì improvvisamente privando l'Unione Sovietica e il mondo intero di uno dei più grandi progettisti di missili mai esistiti, le cui capacità avevano permesso all'URSS di dominare nello spazio.
    A capo del progetto Luna fu messo Vasilij P. Mishin, il suo più stretto collaboratore, ma la mancanza di un genio creativo come Korolev si fece sentire e tutto il programma spaziale subì un forte rallentamento.
    Quando nel novembre del 1966, il governo approvò i piani per la costruzione del supervettore N1 e dell'astronave lunare L-3, comprendente il razzo di trasferimento, il modulo orbitale e il modulo lunare, l'Unione Sovietica si trovò ad avere due programmi lunari distinti, uno di circumnavigazione, da effettuarsi con il vettore Proton e uno di sbarco in predicato col missile N1.
    Nel frattempo un primo gruppo di venti cosmonauti, del quale facevano parte Aleksej Leonov e Valerij Bykovsky, iniziò ad allenarsi per una missione di circumnavigazione e, sempre lo stesso anno, iniziarono i primi test orbitali delle cosmonavi Zond e dei moduli lunari.
    Nonostante le difficoltà i sovietici erano ancora ottimisti sulle loro possibilità di raggiungere la Luna prima degli americani almeno con un volo orbitale, con la previsione di sbarcare sul nostro satellite entro la fine degli anni 60.
    Per questo motivo moltiplicarono gli sforzi per completare al più presto le necessarie infrastrutture presso la base spaziale di Baikonur, la grandezza delle quali non poteva certamente passare inosservata ai servizi segreti statunitensi.

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    Re: Obiettivo LUNA

    Messaggio  Staff il Gio Mar 19, 2009 11:55 am

    Il Gigante di Webb

    L'Occidente venne per la prima volta a conoscenza del supervettore russo nei primi mesi del 1967 per voce dell' allora direttore della NASA James Webb, il quale durante una riunione della commissione della Casa Bianca per lo spazio dichiarò che l'Unione Sovietica era in procinto di costruire un gigantesco vettore con una spinta di 5 milioni di kg.
    La pressione emotiva di questa notizia contribuì a cancellare ogni residua perplessità nel governo americano che concesse alla NASA tutti i fondi richiesti per il programma lunare.
    Un anno dopo la missione americana Apollo 8, con a bordo gli astronauti Bormann, Lovell e Anders, raggiunse il nostro satellite compiendo per la prima volta 10 orbite intorno a esso. Nonostante la sconfitta i russi non si persero d'animo e, tralasciando il programma di circumnavigazione lunare, si orientarono completamente nella realizzazione e nel collaudo del nuovo vettore, programmandone il primo lancio agli inizi del 1969.
    Si mirava così solo allo sbarco diretto sul nostro satellite, un obiettivo teoricamente ancora alla loro portata.
    Pressati dal governo ad anticipare i tempi, i responsabili del programma furono costretti a ridurre al minimo tutte le procedure di controllo e collaudo del vettore, per cui passarono direttamente al montaggio dei propulsori nei vari stadi senza prima effettuare delle prove vincolate a terra per verificare se fossero in grado di funzionare insieme senza problemi.
    Una decisione avventata che non teneva conto delle preoccupazioni esternate dai tecnici incaricati del progetto e che si basava sul fatto che se i motori erano già stati collaudati separatamente in fabbrica questi avrebbero funzionato bene anche insieme.
    Ne conseguì che i sovietici costruÌrono un vettore le cui vere capacità erano ipotetiche e sulla cui messa a punto ci si doveva affidare ai soli lanci di collaudo cosa che, in caso di malfunzionamenti, avrebbe potuto mettere a repentaglio, oltre all'integrità del vettore, le vite dei tecnici adibiti al lancio.
    Mentre la costruzione del vettore procedeva velocemente, ai sovietici restava ancora da mettere a punto la questione del trasferimento dell' equipaggio dal modulo di comando Zond al modulo lunare (LK), problema che gli americani avevano risolto brillantemente con l'adozione di un tunnel di collegamento interno che si apriva quando il modulo di comando Apollo era unito al modulo lunare.
    Per lo stesso scopo i sovietici decisero invece di adottare il trasferimento da un modulo all'altro grazie ad una passeggiata spaziale.
    Il 14 gennaio del 1969 essi lanciarono nello spazio la Soyuz 4 con a bordo un solo cosmonauta (Vladimir Shatalov) seguita pochi giorni dopo dalla Soyuz 5, con a bordo tre membri d'equipaggio (Boris Volynov, Aleksej Yeliseyev e Yevgenj Khrunov).
    Il 16 gennaio le due cosmonavi effettuarono un perfetto aggancio in orbita e i cosmonauti si prepararono a compiere il pericoloso esperimento.
    A bordo della Soyuz 5 Yeliseyev e Khrunov indossarono le loro tute spaziali e una volta depressurizzata la cabina ne uscirono, uno alla volta, per raggiungere la Soyuz 4 dove era ad attenderli Shatalov.
    In questo modo essi simularono quella che doveva essere la modalità di trasferimento dalla Zond all'LK.
    Dopo 37 minuti di alta tensione , era la prima volta che si tentava nello spazio un esperimento del genere , i due si sistemarono definitivamente all'interno della Soyuz 4, ripressurizzarono il veicolo e rientrarono con esso a terra il giorno dopo.
    L'esperimento era riuscito felicemente e non restava che metterlo in pratica in una missione lunare.
    Giusto un mese più tardi i frutti dei lunghi lavori effettuati presso la base di lancio di Baikonur cominciarono a vedersi: dalla nuova area di lancio, pronta e già collegata da una quadrupla linea ferrata, all'immenso capannone dove il vettore, alto 103 metri e pesante oltre 2.700 t, veniva montato orizzontalmente su di un grande carrello ferroviario munito di enormi attuatori idraulici che avrebbero poi avuto il compito, una volta trasportato il vettore nell'area di lancio, di porlo verticalmente, con una tecnica in uso ancora oggi.

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    Re: Obiettivo LUNA

    Messaggio  Staff il Gio Mar 19, 2009 11:55 am

    Il Vettore Lunare

    Nato come risposta al Saturno 5, in realtà il vettore sovietico poteva essere comparato a quello americano solo per l'altezza in quanto la sua forma era molto più conica e usava quattro stadi rispetto ai tre del Saturno.
    Il complesso era composto da due sezioni che si distinguevano nettamente fra di loro: una alta 60 m e fortemente conica era composta dall' unione di tre stadi e costituiva il vettore vero e proprio (N1), l'altra, alta 43 m e cilindrica, costituiva il sistema L3 destinato a raggiungere la Luna e composto a sua volta da due stadi translunari, dal modulo orbitale e dal modulo lunare, il tutto protetto per il lancio da un' ogiva conica del diametro massimo di 6 m.
    I sistemi orbitali e di allunaggio poi erano completamente diversi con caratteristiche tali da permettere l'invio verso la Luna di due cosmonauti, uno solo dei quali sarebbe sceso sulla sua superficie.
    Il primo stadio del vettore, o blocco A, era di forma conica con un diametro alla base di 17 m e alla sommità di Il. I 28 m della struttura contenevano il serbatoio del cherosene, dal diametro di 10,5 m, e quello dell'ossigeno liquido da 12,8 m; la metà superiore del serbatoio più piccolo era sostenuta da una struttura reticolare che la univa al secondo stadio.
    In tutto pesava al lancio 2.000 t.
    Cuore del sistema erano i 30 motori NK 33 della Trud/Samara progettati da Kuznetsov, capaci di una spinta di 154 t con un impulso specifico di 331 sec; in confronto il primo stadio del Saturno 5, l'SIC costruito dalla Boeing, usava solo cinque giganteschi motori F-1 della Rocketdyne che provvedevano da soli a una spinta totale di 3.401.900 kg per 150 sec usando gli stessi propellenti dell'N1.
    I 24 motori erano sistemati nel perimetro esterno del vettore, mentre i restanti sei erano disposti al centro.
    La spinta totale calcolata per un impiego di due minuti era di 4.620.000 kg.
    Durante il volo il beccheggio doveva essere controllato da variazioni di potenza dei motori agli opposti; il controllo del rollio era assicurato da 4 motori indipendenti dalla spinta di 7.000 kg ciascuno.
    Il secondo stadio, o blocco B, era alto 20 m e sostanzialmente simile al primo.
    Il diametro si riduceva dagli 11 m della base ai 7,5 della cima.
    Anche qui c'erano due serbatoi sferici, uno per l' ossigeno e uno per il cherosene, rispettivamente di 8,5 e 7 m di diametro; similmente al primo stadio le linee di alimentazione ai motori, provenienti dal serbatoio superiore, correvano in parte all'esterno della struttura stessa.

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    Re: Obiettivo LUNA

    Messaggio  Staff il Gio Mar 19, 2009 11:56 am

    Di eguale fattura era l'anello reticolare di collegamento al terzo stadio.
    Il peso totale al decollo era di 540 t, i motori NK 33 modificati dallo stesso Kuznetsov al fine di sfruttare al meglio le differenti condizioni d'impiego, poi ribattezzati NK 43, avevano una spinta di 179 t ciascuno con un impulso specifico di 346 sec, per una spinta totale di 1.432.000 kg per 130 sec.
    Il controllo del vettore era identico a quello adottato per il primo stadio, mentre il rollio era controllato da tre motori da 6.000 kg di spinta ciascuno.
    Il confronto col secondo stadio S-II, costruito dalla North Americani Rockwell, del Saturno 5 è a questo punto impossibile in quanto i cinque motori J-2 della Rocketdyne che lo equipaggiavano erano criogenici funzionando con ossigeno e idrogeno liquido e garantendo una spinta totale di 453.590 kg per 390 sec.
    Il terzo e ultimo stadio del vettore, o blocco V, era alto 12 m con un diametro inferiore di 7,5 m e uno superiore di 6.
    Due serbatoi sferici di 5,9 e 4,9 m contenevano gli stessi propellenti dei primi due stadi.
    Solo quattro motori NK 39 della Trud/Samara erano impiegati in questo vettore che con una spinta di 41 t ciascuno per un impulso specifico di 353 sec garantivano una spinta totale di 164.000 kg per 400 sec.
    Il terzo stadio aveva il compito di collocare, in un' orbita di 220 km, l'intero complesso L3, il rollio era controllato da quattro razzi ognuno con una spinta di 200 kg.
    Nel Saturno 5 il terzo stadio S-IVB della McDonnell-Douglas Corporation aveva un solo motore J-2 da 90.720 kg e due compiti essenziali: il primo di collocare in orbita il complesso modulo lunare e di comando Apollo più servizi; il secondo di riaccendersi per spingere il trenino spaziale verso la Luna, compito questo che nel progetto sovietico era affidato a un quarto stadio facente parte del complesso L3.
    I gruppi propulsori erano controllati da un sistema operativo automatico (KORD) in grado di riconoscere qualsiasi malfunzionamento.
    In pratica, se un motore falliva il sistema lo isolava e per mantenere il missile in equilibrio spegneva il motore diametralmente opposto, aumentando contemporaneamente la durata di accensione degli altri.
    L'idea era buona ma la tecnica russa degli anni 60 non permetteva al sistema di avere tempi di reazione brevi, cosa che impedì di intervenire efficacemente nel corso delle avarie che si manifestarono durante i quattro tentativi di lancio dell'N1/L3 effettuati.

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    Re: Obiettivo LUNA

    Messaggio  Staff il Gio Mar 19, 2009 11:57 am

    Il Modulo Lunare LK
    Con un peso di 5,5 t e un' altezza di poco meno di 5 m il modulo lunare sovietico era composto da una piattaforma di atterraggio e da una cabina che poteva contenere al suo interno un cosmonauta.
    Un solo motore dalla spinta di 2,5 t e funzionante a tetrossido d'azoto e dimetilidrazina aveva il duplice compito di rallentare il modulo nelle fasi di avvicinamento e atterraggio nonché di consentirne il decollo, lasciando sulla superficie lunare le gambe in funzione di rampa.
    Pur apparendo più semplice, il complesso incorporava una importante innovazione rispetto all'LM americano, e cioè la presenza di due motori, uno dei quali di riserva che avrebbe assicurato, in caso di malfunzionamento dell' altro, il decollo dell’LK dalla Luna.
    La procedura prevedeva che al decollo tutti e due i motori si dovessero accendere e, una volta constatato che tutto funzionava a dovere, il sistema di bordo avrebbe provveduto a spegnere quello di riserva.
    I sovietici avevano studiato la possibilità di utilizzare un modulo più grande per sbarcare sulla Luna con tre astronauti, cosa che avrebbe richiesto il lancio di due vettori N1, ma la cancellazione del programma lunare impedì l'ulteriore sviluppo del progetto.
    I primi occidentali a poter vedere un modulo lunare sovietico furono un gruppo di ingegneri aerospaziali ame¬icani del MIT.
    Condotti dal prof. Jack L. Kerrebrock, alla fine degli anni 80, nel corso di una visita ai loro colleghi dell'Istituto moscovita per l'aviazione essi videro un modulo lunare LK perfettamente conservato all'interno di un magazzino dell'istituto.

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    Re: Obiettivo LUNA

    Messaggio  Staff il Gio Mar 19, 2009 11:58 am

    I Lanci
    Il primo lancio del complesso N1/L3 fu effettuato il 21 febbraio 1969 ma, 70 sec dopo il decollo, la rottura di un condotto dell'ossigeno liquido provocò l'esplosione del missile.
    Il 3 luglio 1969 un secondo vettore esplose subito dopo l'accensione dei motori distruggendo la rampa di lancio e provocando numerose vittime.
    L'inchiesta attribuì la sciagura a un oggetto metallico estraneo finito dentro la pompa dell'ossidante.
    L'esplosione fu così terrificante che i sistemi di sorveglianza americani ne registrarono l'enorme ondata di calore.
    I giornali diedero al fatto grande risalto.
    La noti¬ia del fallimento sovietico, a pochi giorni dalla missione americana di Apollo 11, fu estremamente imbarazzante per i sovietici che si vedevano così costretti ad ammettere pubblicamente la loro sconfitta nella corsa alla Luna.
    La ricostruzione della zona di lancio e delle sue infrastrutture richiese due anni che servirono anche a completare la seconda rampa.
    Nello stesso periodo il vettore fu sottoposto a numerose modifiche.
    Il 27 giugno 1971 il terzo tentativo: 53 secondi dopo il decollo il vettore andò improvvisamente fuori controllo costringendo i sovietici a premere il bottone dell' autodistruzione.
    Il quarto e ultimo lancio si ebbe il 23 novembre 1972.
    Il conto alla rovescia procedette in modo regolare e i 30 motori del primo stadio si accesero contemporaneamente in un fragore cupo e assordante tanto forte da far tremare la terra intorno.
    Lentamente, avvolto in una enorme nuvola di fumo e vapore, il vettore iniziò a salire seguendo la traiettoria stabilita.
    Dopo 90 secondi, sei dei trenta motori si spensero come da programma, ma la brusca interruzione produsse una sovrapressione nelle linee di alimentazione dei motori tanto forte da provocare la rottura di alcuni condotti del carburante.
    Il pericoloso liquido fuoriuscì incendiandosi e dopo 17 secondi il primo stadio esplose in un'immane nuvola di fiamme distruggendo, oltre a se stesso, le ultime ambizioni sovietiche di raggiungere la Luna.

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    Re: Obiettivo LUNA

    Messaggio  Staff il Gio Mar 19, 2009 11:59 am

    Quello che resta
    Dopo la sospensione dei lanci il programma lunare fu abbandonato ufficialmente nel 1976 e i due vettori N1 rimasti furono demoliti.
    Oggi a circa vent' anni di distanza, molti pezzi si trovano sparsi per la base di Baikonur trasformati in magazzini, serbatoi per l'acqua, gazebo, garage o semplicemente abbandonati alla ruggine.
    Le due basi di lancio sono state riconvertite per lanciare il nuovo vettore pesante Energia, così pure il gigantesco trattore per il trasporto è stato riconvertito.
    I motori del missile, dopo anni passati in magazzino, sono stati recentemente messi in vendita a prezzi stracciati sul mercato statunitense e potrebbero finire seriamente su qualche nuovo vettore della NASA.

    Rivista Aeronautica Marzo 1997

      La data/ora di oggi è Mar Mag 22, 2012 3:53 pm