Staff il Dom Apr 05, 2009 11:42 am
Ma quando si è “pivelli” e ci si trova in mezzo a “cannoni”, si ha soggezione perfino a parlare e si è incerti in volo, incerti a terra, timidi, goffi e sperduti.
Cenni non era in grado di imporsi subito.
Fece il suo periodo di noviziato con qualche difficoltà e, dopo un incidente, rischiò anche di essere messo da parte.
Fu il generale Bonomi a capire che quel ragazzo aveva qualcosa dentro di sé e a rinfrancarlo in modo da fargli acquistare la fiducia nelle sue possibilità;
qualche tempo dopo gli fece piacere constatare che non aveva sbagliato.
Cenni infatti tirò fuori gli artigli e dimostrò quanto valeva.
Ma la serie di vittorie così brillantemente iniziata fu troncata in modo brusco.
Il 29 gennaio 1937, partito per scortare altri aerei che dovevano rifornire dall'alto i franchisti assediati alla Virgen de la Cabeza, trovò tempo cattivo sulla Sierra Morena .
La zona è impervia e pericolosa, le nubi sono molto insidiose, i velivoli non sono bene attrezzati per il volo strumentale, ma i nostri sanno che gli assediati, fra i quali vi sono anche donne e bambini, sono ormai agli estremi e decidono di raggiungerli a qualunque costo.
L’intera formazione entra quindi nelle nubi tentando di passare;
in quell'opacità lattiginosa Cenni fa ricorso a tutta la sua abilità per mantenersi diritto in rotta, senza spostarsi neppure di un metro, per timore di investire qualcun altro.
Ma è un altro che investe lui:
un gran colpo nei piani di coda, un'impennata improvvisa e poi il suo CR.32 precipita senza possibilità di controllo ed è costretto a lanciarsi in territorio “rosso”, dove la lotta per la libertà è combattuta con tanto furioso zelo che la prospettiva di una cattura toglie il fiato.
C'è di mezzo la pelle, l'età, lo spirito d'avventura e il ricordo di letture che risalgono a un'adolescenza non molto lontana:
nascondersi sugli alberi, osservare senza essere visto, camminare di notte, tenersi sottovento a chi lo bracca, bere rugiada, tentare di catturare a mano qualche capo di selvaggina o nutrirsi di bacche.
Questa è la teoria in base ai sacri testi;
ma è così difficile metterla in pratica che dopo tre giorni, affamato, intirizzito dal freddo, sfinito per la fatica,lacero e febbricitante, Cenni finisce nelle mani di una pattuglia di miliziani.
Nelle guerre impropriamente dette “civili”, il trattamento riservato ai prigionieri, specie a quelli che non vogliono parlare, non è bello da nessuna parte:
ma il tenente Stella ha modo di constatare che laggiù esagerano:
interrogatori, ingiurie, percosse, minacce di fucilazione, notti insonni, segregazione, fame,freddo, tutta la gamma dei mezzi di persuasione viene messa in atto per farlo “cantare”.
La risposta di Cenni è sempre la stessa:
“Yo sé que soy el teniente Stella y nada mas”.
Gli altri, di fronte a quella ostinazione, si imbestialiscono:
“Tu no tienes cara de tonto y algo mas lo sabes, A ver si te acuerdas”.