Sembra che non vi siano più possibilità d'intervento,quando Spreafico, il comandante della 239° squadriglia con Valenza, Fortunato, Savelli e Faliva;
portano qualche altro apparecchio;
uno lo pilota Moglia, che era statto abbattuto il 13.
No, c'è tempo per farsi spiegare in che modo un aviatore abbattuto in Sicilia rientri in Puglia provenendo dall'Emilia.
Quando il nemico sbarca in Calabria, tutto è pronto per l'ultimo assalto.
Nessuno al fronte sa che il 3 settembre, sotto gli ulivi di Cassibile, è stato firmato l'armistizio; per quei pochi che a Roma lo sanno, la vita di Cenni e quella dei suoi ragazzi non valgono nulla o valgono soltanto in quanto servono a mascherare la capitolazione.
Arriva infatti l'ordine di attaccare i mezzi da sbarco nemici in azione lungo le coste calabre e i superstiti del 5" stormo, scortati da qualche caccia del 4°,partono insieme guidati dal loro giovane comandante.
Sono rimasti in pochi, assurdamente pochi, e sanno che sul bersaglio gli avversari non si conteranno, ma vanno avanti lo stesso.
Ecco lo stretto, ecco le navi, ecco quei maledetti appostati in basso, pronti a saltargli addosso all'uscita dal tuffo, come hanno fatto le altre volte.
Una diversione verso la Sicilia per tentare di disorientare l'avversario e portarlo un po' in fuori, quindi rapida inversione di rotta, sole alle spalle, segno della croce e giù verso il bersaglio: “Valzer ragazzi!”.
Tutti riescono ad effettuare il tiro sui mezzi da sbarco e a “richiamare” senza essere intercettati;
riprendono quota tra il tiro rabbioso delle armi contraeree e puntano subito verso la base, perché l'autonomia è scarsa e rischiano di rimanere a serbatoi asciutti o di dover atterrare sul campo trampolino di Botricella, dove è facile essere “fatti fuori” perché gli aerei avversari lo tengono sotto stretto controllo.
Gli altri però si sono buttati subito all'inseguimento, avvantaggiati dalla loro maggiore velocità e dall'inevitabile dispersione dei nostri.
Per chi viene raggiunto non c'è scampo.
Per due volte il fedelissimo Dagnino, che si è portato dietro a Cenni nell'intento di proteggergli le spalle, riesce a tagliare la strada agli Spitfire che gli stanno piombando addosso.
Poi, impegnato in combattimento lo perde di vista e tornato al campo, attenderà invano con gli altri il suo rientro.
Sarà la gente dell'Aspromonte a raccontare che, il 4 settembre 1943, verso mezzogiorno, tra Platì e Ardore un apparecchio è stato visto precipitare sotto le di altri aeroplani che lo hanno attaccato insieme.
E saranno i pochi superstiti del 5° stormo a recuperare molto tempo dopo quel che è rimasto del loro comandante tra la ferraglia contorta del suo aeroplano.
Franco Pagliano
Aviatori Italiani
portano qualche altro apparecchio;
uno lo pilota Moglia, che era statto abbattuto il 13.
No, c'è tempo per farsi spiegare in che modo un aviatore abbattuto in Sicilia rientri in Puglia provenendo dall'Emilia.
Quando il nemico sbarca in Calabria, tutto è pronto per l'ultimo assalto.
Nessuno al fronte sa che il 3 settembre, sotto gli ulivi di Cassibile, è stato firmato l'armistizio; per quei pochi che a Roma lo sanno, la vita di Cenni e quella dei suoi ragazzi non valgono nulla o valgono soltanto in quanto servono a mascherare la capitolazione.
Arriva infatti l'ordine di attaccare i mezzi da sbarco nemici in azione lungo le coste calabre e i superstiti del 5" stormo, scortati da qualche caccia del 4°,partono insieme guidati dal loro giovane comandante.
Sono rimasti in pochi, assurdamente pochi, e sanno che sul bersaglio gli avversari non si conteranno, ma vanno avanti lo stesso.
Ecco lo stretto, ecco le navi, ecco quei maledetti appostati in basso, pronti a saltargli addosso all'uscita dal tuffo, come hanno fatto le altre volte.
Una diversione verso la Sicilia per tentare di disorientare l'avversario e portarlo un po' in fuori, quindi rapida inversione di rotta, sole alle spalle, segno della croce e giù verso il bersaglio: “Valzer ragazzi!”.
Tutti riescono ad effettuare il tiro sui mezzi da sbarco e a “richiamare” senza essere intercettati;
riprendono quota tra il tiro rabbioso delle armi contraeree e puntano subito verso la base, perché l'autonomia è scarsa e rischiano di rimanere a serbatoi asciutti o di dover atterrare sul campo trampolino di Botricella, dove è facile essere “fatti fuori” perché gli aerei avversari lo tengono sotto stretto controllo.
Gli altri però si sono buttati subito all'inseguimento, avvantaggiati dalla loro maggiore velocità e dall'inevitabile dispersione dei nostri.
Per chi viene raggiunto non c'è scampo.
Per due volte il fedelissimo Dagnino, che si è portato dietro a Cenni nell'intento di proteggergli le spalle, riesce a tagliare la strada agli Spitfire che gli stanno piombando addosso.
Poi, impegnato in combattimento lo perde di vista e tornato al campo, attenderà invano con gli altri il suo rientro.
Sarà la gente dell'Aspromonte a raccontare che, il 4 settembre 1943, verso mezzogiorno, tra Platì e Ardore un apparecchio è stato visto precipitare sotto le di altri aeroplani che lo hanno attaccato insieme.
E saranno i pochi superstiti del 5° stormo a recuperare molto tempo dopo quel che è rimasto del loro comandante tra la ferraglia contorta del suo aeroplano.
Franco Pagliano
Aviatori Italiani






