In Italia, i primi ad interessarsi ai motori d'aviazione furono i costruttori di automobili che adattarono i motori "spinti" delle autovetture da corsa alle necessità degli aeroplani. Successivamente furono acquistate le licenze di produzione in Italia dei motori rotativi e dei motori in linea di progettazione straniera.
Alla fine della prima guerra mondiale l'industria motoristica subì una stasi che, fra le tante ditte italiane, fu successivamente superata solo dalla Fiat, dall'lsotta Fraschini e dall'Alfa Romeo.
Fino al 1934 la Fiat e l'lsotta Fraschini produssero motori in linea raffreddati ad acqua di ottima fattura e di notevole potenza, consentendo alla Regia Aeronautica di effettuare raid di interesse internazionale e di conquistare record mondiali di velocità e di distanza.
Poi, quasi improvvisamente, la produzione di questo genere di motori si convertì in quella di motori stellari o radiali raffreddati ad aria.
La prima a realizzare su licenza motori d'aviazione stellari fu l'Alfa Romeo, seguirono la Fiat e l'lsotta Fraschini che a poco a poco abbandonarono la costruzione dei motori in linea per produrre quasi esclusivamente motori radiali.
Qualche scrittore un po' superficiale attribuì questa linea di condotta ad influenze politiche, invece fu una scelta, o meglio un'errata preferenza, da parte delle autorità che avevano la responsabilità tecnico-operativa della forza armata.
A questa scelta si aggiunse anche una programmazione sbagliata, una mancanza totale di standardizzazione ed una organizzazione poco più che dilettantistica della produzione bellica.
Iniziato il secondo conflitto mondiale, risultò subito evidente che un motore di alta potenza e di ridotta superficie frontale,atto a potenziare gli apparecchi da caccia da superiorità aerea, poteva essere solo a cilindri in linea;
per cui l'industria italiana, dopo avere brillato per anni nella realizzazione di motori di tale tipo, fu costretta a ricorrere all'industria tedesca per ottenere la licenza di produzione di un moderno e potente motore in linea raffreddato a liquido: il Daimler-Benz DB.601.
Giuseppe Pesce
Rivista Aeronautica n. 6/1988
Alla fine della prima guerra mondiale l'industria motoristica subì una stasi che, fra le tante ditte italiane, fu successivamente superata solo dalla Fiat, dall'lsotta Fraschini e dall'Alfa Romeo.
Fino al 1934 la Fiat e l'lsotta Fraschini produssero motori in linea raffreddati ad acqua di ottima fattura e di notevole potenza, consentendo alla Regia Aeronautica di effettuare raid di interesse internazionale e di conquistare record mondiali di velocità e di distanza.
Poi, quasi improvvisamente, la produzione di questo genere di motori si convertì in quella di motori stellari o radiali raffreddati ad aria.
La prima a realizzare su licenza motori d'aviazione stellari fu l'Alfa Romeo, seguirono la Fiat e l'lsotta Fraschini che a poco a poco abbandonarono la costruzione dei motori in linea per produrre quasi esclusivamente motori radiali.
Qualche scrittore un po' superficiale attribuì questa linea di condotta ad influenze politiche, invece fu una scelta, o meglio un'errata preferenza, da parte delle autorità che avevano la responsabilità tecnico-operativa della forza armata.
A questa scelta si aggiunse anche una programmazione sbagliata, una mancanza totale di standardizzazione ed una organizzazione poco più che dilettantistica della produzione bellica.
Iniziato il secondo conflitto mondiale, risultò subito evidente che un motore di alta potenza e di ridotta superficie frontale,atto a potenziare gli apparecchi da caccia da superiorità aerea, poteva essere solo a cilindri in linea;
per cui l'industria italiana, dopo avere brillato per anni nella realizzazione di motori di tale tipo, fu costretta a ricorrere all'industria tedesca per ottenere la licenza di produzione di un moderno e potente motore in linea raffreddato a liquido: il Daimler-Benz DB.601.
Giuseppe Pesce
Rivista Aeronautica n. 6/1988


