Storia delle Ali Reggiane

    Sir Douglas R. S. Bader

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:21 pm

    In distanza si vedono l'estuario del Tamigi e la grande macchia di Londra quando a un tratto una voce si fa sentire negli auricolari:
    « Comandante blu a comandante Laycock, tre aeroplani più bassi, ore tre ».
    Bader dà un'occhiata e vede tre puntini, sulla destra, in basso;
    allora ordina a Powel-Shedden di andare, con la sua sezione, a vedere di che si tratta.
    La sezione blu se ne va con i suoi tre velivoli tuffandosi sulla destra e il 242° rimane con nove caccia solamente.
    Bader allunga una mano sulla, sinistra e apre l'ossigeno; cento per cento.
    La quota aumenta... tremilaseicento... quattromila... quattromilacinquecento;
    L’ elica, mantenendo fisso il numero di giri, tira disperatamente col motore a tutta manetta e i musi appuntiti degli Hurricane, pitturati di color bruno-verdastro, salgono sfrecciando verso il cielo chiaro.
    Steersman continua a dare indicazioni: l'ultima rotta ordinata è stata « due-quattro-zero », che mette il gruppo in rotta di intercettazione; Bader guarda da tutte le parti davanti a sé, più in alto, ma non vede niente.
    Il rombare dei motori rintrona negli abitacoli, ma all'infuori di questo tutto è silenzio.
    I piloti girano la testa da un lato all'altro, si guardano alle spalle: sono le 17.00.
    La quota si avvicina ai cinquemila metri; nonostante la leggera foschia che copre il terreno fino a duemila metri il grande serbatoio di Enfield è chiaramente visibile.
    Chiama Steersman e Woody risponde: «North Weald è sotto attacco ». Li può vedere? L'eccitazione lo fa trasalire mentre scuta il cielo verso la direzione indicata, davanti sulla sinistra, ma non scorge niente;…vede l'aeroporto... ma non vi sono nemici !
    Dove mai possono essere?
    Davanti a lui dei batuffoli coprono il cielo del campo... la flak!
    Ma allora il nemico deve essere li.
    La radio risuona: «Qui Due Rosso: nemici di fronte a sinistra».
    È Willie McKnight, il suo gregario, che ha avvistato la formazione.
    Bader scruta davanti a sé, sulla sinistra... adesso li vede... sono dei puntini: tanti puntini che stanno avanzando.
    Preme il bottone della radio: « Li ho visti ».
    I nove piloti sentono ,la tensione dell'attesa mentre una massa di velivoli tedeschi è in arrivo verso di loro; tutti possono vederne la quantità; sono due grosse pattuglie di almeno una trentina di velivoli ciascuna che diventano sempre più grandi e più neri.

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:22 pm

    Poi, sopra i bombardieri, Bader avvista altri puntini, più piccoli... caccia!
    Sono un poco più alti del 242°: bisognerà avere a che fare con loro, anche se ha soltanto nove velivoli.
    Tre possono attaccare la formazione più alta dei bombardieri; preme il bottone della radio: «Sezione verde, attaccare quelli alti…»
    Christie conferma e i suoi tre velivoli si allontanano sulla destra, facendo quota; il 242° dispone adesso di sei aeroplani !
    Bader continua la sua rotta, sempre facendo quota; i bombardieri sono, per b maggior parte, dei bimotori grigiastri, i Dornier 17; le «matite volanti»
    Sono in pattuglie di quattro o anche di più e i Me 110 si sono messi in mezzo a loro, che procedono con rotta nord-est.
    I sei Mark I di Bader vanno loro incontro con prua sud-sud-est, tenendosi più alti; poiché i bombardieri sono già su North Weald non ha tempo per seguire l'azione della sezione verde che, al di sopra, piega, con tutti i suoi velivoli, sulla sinistra, virando secondo un arco che dovrebbe portarli, col sole alle spalle, sulle formazioni nemiche.
    Eccoli!
    Bader ordina per radio di disporsi in fila indiana e di attaccare per sezioni; da mille metri al di sopra degli incursori si mette a picchiare e gli Hurricane prendono velocità lasciandosi il sole in coda; non distoglie gli occhi dai bombardieri, dei quali vuole rompere la formazione prima di attaccarli individualmente.
    L'indicatore di velocità sale deciso mentre il rombare dei motori si fa più forte e il vento di corsa fischia nel lambirere le fusoliere; le sagome nemiche si fanno sempre più grandi attraverso il vetro del collimatore.
    Bader sta arrivando velocissimo, adesso; non gli riuscirà di passare attraverso la prima o la seconda linea, ma attaccherà la terza.
    Alla testa dei suoi tre Hurricane brunastri apre il fuoco precipitandosi in mezzo ai bombardieri, poi sfreccia in giù, dopo esser passato tra due pattuglie; nel frattempo i velivoli nemici si buttano in tutte le direzioni.
    La seconda sezione passa anch' essa, sparando, in mezzo ai Dornier 17 che si sono allargati, mentre Bader sta ricominciando a far quota per scagliarsi contro qualche aeroplano isolato; la sua prima raffica era andata dispersa in mezzo a loro.

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:22 pm

    Mentre risale, con McKnight dietro a lui sulla sinistra e Crowley-Milling sulla destra, dà un'occhiata in alto e vede davanti a sé, più in alto, tre Me 110 che stanno virando a destra. Fissa gli occhi sul terzo della pattuglia e dirige il muso del caccia verso quest'ultimo gregario bimotore.
    Dopo un migliaio di metri di picchiata a tutto motore ha preso una bella velocità; vede i sedici metri di apertura alare del 110 ingrandirsi rapidamente nel collimatore.
    I piloti nemici fanno quota e virano sulla destra mentre Bader vira all'interno e le ali s'ingrandiscono sempre più nella linea di mira.
    Si avvicina rapidamente... sempre più vicino... ancora più vicino. Ormai è arrivato... a tiro.
    Preme il pollice scatenando le otto Browning con un tremendo rombo che fa vibrare lo Hurricane.
    Bader è giunto cosi vicino che una fiumana di pallottole penetra subito nel 110 e pezzi metallici ne volano via mentre all'attacco dell'ala destra si sviluppa un incendio; sta quasi per mangiargli la coda con l'elica quando smette di sparare.
    Il bimotore precipita in basso sulla destra, fuori controllo, con una grande fumata che lo segue nella caduta.
    Ma Bader non ha tempo per stare a vedere perché si guarda intorno, a destra, a sinistra, alle spalle... altri Dornier e altri 110 si stanno sparpagliando; durante l'azione ha perduto i suoi due gregari, che si sono buttati su altre vittime.
    Tutto a posto: è rimasto solo e si rende conto che ha ottenuto la sua prima vittoria nella battaglia d'Inghilterra.
    Non ha, tuttavia, molto tempo da dedicare a questo pensiero: sotto di lui, sulla destra... un altro 110.
    In picchiata, Bader avverte qualcosa allo stomaco perché il corpo ha seguito in ritardo il movimento del velivolo; il Messerschmitt è appena uscito da una brusca virata o da uno stallo, allora manovra di pedaliera e di leva per far combaciare l'apertura alare del nemico con le sbarrette gialle che vede sul vetro del collimatore.
    Adesso però il nemico tira sù... si mette a cabrare e Bader lo segue; quello picchia, e Bader gli è sempre dietro, sempre più vicino.
    È una strana manovra e non riesce a immaginare quello che il pilota nemico possa pensare di fare.
    Il 110 tira su di nuovo bruscamente... e lo Hurricane lo segue, guadagnando sempre terreno man mano che l'avversario continua ad andare su e giù.
    Adesso sta ancora picchiando e Bader è abbastanza vicino da potergli sparare addosso!
    Ma ora tira su e Bader cabra: le ali del nemico riempiono la distanza tra le sbarrette gialle e lui può distinguere le croci nere sulle ali.
    È a tiro!

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:35 pm


    Gli è vicinissimo quando preme il pollice e le otto Browning sputano una valanga di pallottole nell'ala destra:
    le loro traiettorie, rese visibili nell'aria dalle scie di fumo che si lasciano dietro, vanno a concentrarsi tutte li.
    La massa di fuoco, a così breve distanza, ha effetti tremendi:
    l'ala si copre di buchi e pezzi di lamiera volano da tutte le parti;
    Bader è troppo vicino per poter sbagliare e una vampa di luce serpeggia sul bersaglio; fiamme !
    Il caccia bimotore picchia di muso mentre alza l'ala sinistra, poi precipita.
    Ormai Bader non spara più e sta a guardare; il nemico cade a picco fumando, con le ali che turbinano;
    si dà un'occhiata alle spalle, ma può rimettersi a guardare il Me 110 che diviene sempre più piccolo.
    Nessun paracadute ne salta fuori e soltanto allora gli viene in mente di non essersi accorto dei mitraglieri posteriori in nessuno dei due che ha abbattuto!
    Gli hanno forse sparato?
    Non lo saprà mai!
    Si guarda di nuovo alle spalle: appena in tempo.
    Una sagoma nera è dietro di lui... un caccia bimotore, un Me 11O!
    Immediatamente Bader dà una pedata a destra accompagnandola con un violento colpo di leva dalla stessa parte e mettendo cosi lo Hurricane nella più stretta virata che possa fare.
    Il nemico era quasi a portata di tiro... un altro secondo o due e sarebbe stato troppo tardi.
    Il 110 non può virare stretto come l’ Hurricane e Bader sta guadagnando terreno;
    il pilota nemico si rende conto di quello che sta accadendo e decide di non aspettare che l'inglese gli arrivi in coda... picchia quasi in candela.
    Bader lo segue buttandosi all'inseguimento, quasi in verticale, dietro di lui; ma la velocità iniziale del tedesco ha aumentato le distanze e il 110 deve aver dato i motori in pieno. L'incursore e il difensore, gradatamente perdendo quota, picchiano ancora e Bader lo sta fissando da dietro il vetro: non riesce a riprender terreno perché il Me ha guadagnato troppo spazio con la picchiata improvvisa che lo ha preso di sorpresa prima che potesse capire la manovra e seguirlo.

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:36 pm

    L’ Hurricane è in volo orizzontale e sempre a distanza:
    il nemico riuscirà a sfuggirgli; ma per lo meno, non sarà riuscito ad abbattere il comandante del gruppo che lo ha attaccato in difesa degli obiettivi.
    Bader vira e torna indietro verso la zona della battaglia;
    fa quota velocemente e scruta il cielo intorno a sé.
    Non ci sono velivoli da nessuna parte!
    Ma dove sono andati a finire tutti quelli che, qualche minuto prima, gli sfrecciavano vicino?
    Può godersi la soddisfazione di avere abbattuto due bimotori nemici;
    vira a destra e a sinistra, poi schiaccia il bottone della radio:
    «Qui Laycock comandante rosso... vado al campo».
    Mette la prua a nord, sempre scrutando il cielo per vedere se vi sono amici o nemici, di dietro o sui fianchi.
    Scorge un caccia isolato, in distanza, che si avvicina e va verso di lui.
    Gli va incontro senza distogliere gli occhi dalla sagoma, che piano piano si rivela... ala bassa, monomotore.
    Uno Spit, uno Hurricane o un 109 ?
    Lo guarda mentre arriva: vicino, più vicino... è uno Hurricane!
    Il caccia amico vira dietrò a lui e va a mettersi in pattuglia: è McKnight!
    È il suo gregario nella formazione e Bader alza due dita con un sorriso: due vittorie.
    Willie sorride anche lui... e ne alza tre !
    Questo significa cinque, tra tutti e due.
    Bader si domanda che cosa sia successo al rimanente del gruppo e intanto continua a dirigersi a nord; quanti ne saranno andati perduti?
    E North Weald è stato bombardato?
    Un altro Hurricane viene a mettersi in pattuglia: ancora uno del 242°; cosi sono già tre che tornano al campo.
    Poi un quarto pilota del 242° si aggiunge alla formazione e Bader chiama Woody:
    «Sono in rientro ».
    Pochi minuti dopo Duxford è in vista, insieme a un quinto pilota che si unisce a loro: sono cinque Hurricane che rombano sull'aeroporto e vi compiono sopra un giro prima di atterrare.
    Duxford non è stato attaccato e ben presto i velivoli sono in atterraggio.
    Bader è il primo; chiude alquanto la manetta per perdere velocità, abbassa il carrello, abbassa la levetta rossa del comando idraulico dei flap alla sua destra e vira in finale.

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:38 pm

    La corsa si frena;
    novanta, ottantacinque, ottanta... sta sfiorando il prato... è a terra.
    Appena ha rallentato sufficientemente si dirige verso il decentramento, dà un colpo di motore e toglie i contatti urlando le buone notizie con una smorfia.
    Ben presto un gruppo di gente circonda il velivolo del quale sono visibili i copricanna delle mitragliatrici aperti e, appena Bader è a terra, lo assediano di domande;
    man mano che atterrano, anche gli altri piloti corrono dal loro comandante di gruppo, accanto al suo aeroplano.
    In breve quasi tutto il gruppo, compreso l'ufficiale addetto alle informazioni, si raduna sul prato e l'azione viene discussa in tutti i suoi particolari.
    Bader interroga i piloti, tutti felici, e fa il totale delle vittorie: i suoi dodici uomini hanno abbattuto dodici nemici senza subire perdite;
    tutti sono rientrati; la ,loro prima intercettazione nella battaglia d'Inghilterra è stata una vittoria completa.
    Bader è ai sette cieli; i suoi due abbattimenti sono il quarto e il quinto.
    Scrive rapidamente un resoconto dell'azione per l'ufficiale delle informazioni descrivendone ogni particolare e buttando giù tutto quanto possa ricordare; poi viene il momento di tornarsene a Coltishall;
    è tardi, ma le lunghe giornate estive lasciano luce in cielo fino alle nove di sera.
    Bader e il suo 242° Gruppo, per la quarta volta nella giornata, mettono in moto i Rolls-Merlin e lasciano il campo; ma questa volta sono diretti a nord.
    Il successo del 242° Gruppo nella sua prima intercettazione contro gli attaccanti tedeschi, il 30 agosto, convinse Bader che le maggiori speranze per ottenere il massimo delle vittorie contro il nemico consistevano nel disporre di una massa di caccia più numerosa nel momento dell'attacco.

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:41 pm

    Poco dopo il suo successo del 30 agosto Bader portò in volo una formazione di caccia più grande e ancora una volta ebbe successo: il 7 settembre, con un solo gruppo i suoi piloti dichiararono undici vittorie;
    il 9 settembre, questa volta con tre gruppi (242°, 310° e 19°) lo stormo dichiarò venti abbattimenti.
    Con cinque gruppi (242°, 310°, 19°, 302° e 611°) le vittorie dichiarate furono cinquantadue!
    Bader era orgoglioso di questi,risultati e riteneva che le sue scarse perdite dipendessero dalla solidità delle tattiche impiegate;
    in riconoscimento del suo lavoro ricevette la prima decorazione, l'Ordine della Distinzione in Servizio (DSO).
    Continuò a combattere alla testa dello stormo di Duxford fino alla fine della battaglia d'Inghiherra;
    in quel momento aveva conseguito dodici vittorie.
    Quando la RAF passò poi all'offensiva nel 1941, Bader ebbe il comando dello stormo di Tangmere, formato da tre gruppi di Spitfire (145°, 610° e 616°);
    vi si dedicò con un'aggressività che non ebbe mai uguali nella RAF e ben presto aveva effettuato sulla Francia un numero di crociere superiore a quello di ogni altro pilota.
    Gli venne consigliato di prendersi un poco di riposo, dato che era quasi quotidianamente in volo profittando del buon tempo della piena estate del 1941, ma non volle accettarlo; in quel momento era al quinto posto tra i piloti della RAF che avevano delle vittorie al loro attivo.

    Il 9 agosto fece l'ultimo volo portando il suo stormo ad attaccare una formazione di 109 nel cielo di Le Touquet;
    ne abbatté due prima che un altro lo abbattesse a sua volta, avendogli tagliato in due la coda e facendolo cosi precipitare in candela.
    Bader dovette lottare come un disperato per uscire dall'aeroplano, il che avvenne solamente quando gli si ruppe la stringa di cuoio che gli allacciava la gamba destra, rimasta intrappolata nell'abitacolo.
    Il paracadute si apri regolarmente, ma prese terra male e, inevitabilmente, venne subito catturato.
    I tedeschi seppero ben presto chi era e lo trattarono con rispetto.
    Il colonnello Adolf Galland mandò una macchina all'ospedale, dov'era stato ricoverato, per prelevarlo e fargli fare una visita ai piloti del 26° Stormo da caccia.

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:41 pm

    Il « prodigio senza gambe» era ancora pieno di spirito e, qualche sera dopo, con l'aiuto di un'infermiera francese che prestava servizio nell'ospedale, riuscì a scappare !
    Legò insieme delle lenzuola prese in diversi letti e si calò dalla finestra riuscendo a uscire dal cortile e a raggiungere, nella notte, la casa di un contadino, in una fattoria.
    Venne ripreso un giorno prima che i partigiani riuscissero a farlo partire, tradito da un'altra infermiera dell'ospedale e catturato proprio mentre stava per essere dato in consegna a un patriota francese.
    Nel frattempo la Luftwaffe aveva fatto pervenire alla RAF un messaggio per comunicare che le gambe di Bader si erano fratturate e offrendo a un velivolo inglese un salvacondotto per lanciargliene un altro paio.
    La RAF rifiutò il salvacondotto, ma subito effettuò il lancio del pacco, che la Luftwaffe consegnò regolarmente a Bader
    Questi tentò altre volte di scappare, ma ormai la sua natura e il suo spirito erano ben conosciuti per cui fu trasferito al campo speciale di sicurezza, Kolditz, ove rimase prigioniero fino all'aprile del 1945; dopo essere stato liberato e aver goduto di due mesi di licenza venne nominato colonnello della RAF; ma rifiutò l'incarico che gli era stato proposto per il tempo di pace e, nel 1946, tornò ad impiegarsi presso la ditta con la quale già lavorava prima della guerra, quella che adesso è conosciuta come la Shell, dove tuttora si trova.
    Bader fu decorato della DSO con una barra, della DFC con una barra, della Legion d'Onore e della Croce di guerra francese.
    Era indubbiamente un esperto di tattica, era eccezionale come pilota da caccia, un capo dalle doti naturali e possedeva un coraggio quasi illimitato.
    Aveva riportato ventidue vittorie e mezzo quando, abbattuto, dovette lanciarsi sulla Francia. Se questo non fosse successo è difficile valutare quanti aeroplani nemici avrebbe distrutto, come è difficiole stimare quanto abbia giovato, al suo paese e alla RAF, quell'uomo che non volle accettare lo svantaggio e la sconfitta fisica e che possedeva una cosi potente forza di decisione.
    Il suo esempio, e la sua leggenda, furono di continua ispirazione per i piloti della caccia del tempo di guerra, per quelli che lo seguirono e per altri milioni di persone di tutto il mondo che si trovano nei vari stadi della loro vita.

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:44 pm


    Abbattuto
    Il giorno dopo, tutto andò storto, sin dall'inizio.
    Per prima cosa, il decollo si compi in disordine.
    Lo Squadron che doveva assicurare la copertura dall'alto si disperse, e Douglas. non osò rompere il silenzio radio per richiamarlo.
    Poi, quando erano a mezza strada sulla Manica, si ruppe l'indicatore di velocità e la lancetta retrocesse sino allo zero, lasciando Douglas, che doveva raggiungere il grosso della formazione sopra Lille, nei guai.
    Tuttavia decise di preoccuparsi della cosa più tardi e fece salire gli Squadron a ottomilacinquecento/novemila metri, in modo da avere il vantaggio dell'altezza e del sole a favore.
    Quel giorno dovevano attaccare i caccia tedeschi dovunque li avessero incontrati.
    Li avvistarono appena superata la costa francese, un poco a sud di Le Touquet, dritti davanti a loro e circa seicento metri piu in basso.
    Pareva che nessuno di quegli aerei si preoccupasse di guardarsi alle spalle, sicché costituivano dei bersagli ideali.
    Douglas si tuffò alla testa dei primi quattro aerei, seguito da tutta la muta degli altri, mentre i tedeschi continuavano placidamente a salire davanti a loro.
    Scelto il secondo aereo da sinistra, Bader serrò le distanze con rapidità sorprendente: pareva che il 109 puntasse obliquamente su di lui, e Douglas capi improvvisamente di aver sbagliato. La velocità era eccessiva, il tempo troppo breve!
    Stava per entrare in collisione con l'aereo tedesco, e all'ultimo istante agi sulla barra di comando e sul timone, virando brutalmente, sfrecciando avanti senza vedere la carneficina in atto fra gli aerei nemici, mentre gli Spitfires che lo seguivano attaccavano e si ritiravano.
    Irritato, Douglas riportò in linea il suo aereo a circa settemilatrecento metri, poi guardò dietro di sé solo per scoprire che nessuno lo seguiva.
    Meglio riguadagnare quota in fretta e raggiungere gli altri, perché era troppo pericoloso trovarsi soli in quel cielo nemico.
    Poi avvistò altri sei nemici davanti a sé, disposti su tre colonne di due aerei ciascuna, coi musi puntati nella sua stessa direzione. Bersagli facili anche quelli!
    Douglas sapeva di dover guadagnare quota e lasciarli andare; più volte aveva ripetuto ai suoi piloti di non tentar nulla quand'erano soli.

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:45 pm

    Ma la tentazione era troppo grande.
    Un'altra occhiata dietro: tutto sgombro.
    L'ingordigia ebbe ragione della prudenza, e Douglas si lanciò all'inseguimento della coppia al centro della formazione.
    Nessuno si accorse della sua presenza.
    Sparò da cento metri, al secondo della colonna, che subito lasciò dietro di sé una lunga scia di fiamme e precipitò bruscamente, scivolando d'ala.
    Gli altri aerei tedeschi continuarono a volare placidamente: i piloti dovevano essere ciechi.
    Douglas mirò al capo squadriglia, e da centocinquanta metri gli sparò addosso per tre secondi. Dalla fusoliera si staccarono alcuni rottami, prima che l'aereo lasciasse un pennacchio di fumo denso e bianco dietro di sé e precipitasse.
    Ma i due caccia a sinistra viravano puntando su Douglas, che a sua volta virò a destra per rompere il contatto, accorgendosi che i due aerei di quel lato continuavano a volare come prima, come se nulla fosse accaduto.
    Il desiderio di fare una bravata lo spinse a proseguire su quella rotta per passare in mezzo ai due caccia tedeschi.
    Qualcosa colpi il suo apparecchio.
    Douglas avverti l'urto, ma la sua mente era stranamente intorpidita e non riusciva a rendersi conto di quel che stava accadendo.
    Non udiva alcun rumore, ma qualcosa tratteneva il suo aereo per la coda togliendogliene il controllo, e facendolo avvitare.
    L'aereo sbandò improvvisamente e puntò il muso verso terra; Douglas tirò a sé la barra di comando, che cedette senza resistenza alcuna e andò a sbattergli contro lo stomaco.
    L'aereo precipitava in vite, e Bader, confuso, guardò dietro per vedere se qualcosa lo seguisse.
    Dapprima fu stupito, poi terribilmente spaventato nel vedere che il suo aereo era stato troncato di netto dietro l'abitacolo.
    Il secondo 109 doveva averlo investito, tagliando con l'elica una porzione dello Spitfire.
    Douglas vide vagamente che l'altimetro scendeva in fretta, che la quota diminuiva rapidamente.
    "Buttati! Buttati!"

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:46 pm

    Dapprima si tolse il casco e la maschera, poi tirò la pallina di gomma sopra la sua testa; il tettuccio schizzò via e un sibilo frastornante riempi l'abitacolo.
    Lo spinotto della cintura di sicurezza si staccò, e Douglas si afferrò ai bordi dell'abitacolo per sollevarsi, domandandosi se ce l'avrebbe fatta a uscire, dato che non poteva spingersi con le gambe.
    Lottando disperatamente, riusci a sollevare la testa oltre il parabrezza, e subito si senti risucchiare fuori dalla corrente d'aria che lo sferzava.
    La parte superiore del corpo era già fuori.
    Era uscito dall'abitacolo... No!
    Qualcosa lo tratteneva per una gamba.
    Il piede inerte della gamba destra era rimasto impigliato nell'abitacolo, l'aereo precipitava, trascinandolo in un incubo fatto di frastuono, di vento, in un'agonia che pareva non dovesse aver fine, e lui era li, impotente.
    La caduta continuò... sino a quando i lacci che tenevano la protesi finalmente si ruppero.
    Douglas fluttuava, tranquillo.
    Il sibilare e lo sferzare del vento erano cessati.
    Sulla sua testa il cielo era sempre azzurro, sotto si stendeva uno strato di nubi; Douglas vi sprofondò, lo attraversò in pochi secondi e sotto di sé scorse la campagna verde, chiazzata di macchie dorate là dove il sole filtrava fra le nubi.
    Qualcosa sbatacchiava, sferzandogli il volto: la gamba destra dei calzoni, vuota, squarciata lungo la cucitura.
    Dalla fenditura spuntava, indecente, la pelle bianca del moncone.
    La protesi della gamba destra se n'era andata. "Che fortuna" pensò, "aver perso le gambe e averne di artificiali, sostituibili!"
    Altrimenti sarebbe morto precipitando con l'aereo.
    E un altro colpo di fortuna era di non dover atterrare su quella rigida gamba metallica, altrimenti si sarebbe rotto la spina dorsale.
    Douglas non rifletté che, per prendere terra, gli restava soltanto mezza gamba.
    La terra, che pochi secondi prima pareva tanto remota, si avvicinava con una rapidità impressionante.
    "Accidenti! Sto per cadere su un cancello!"
    Douglas tirò alcune corde per far sfuggire l'aria dal paracadute, per spostarsi lateralmente, e toccò terra goffamente, senza provare altro che un lieve dolore alle costole, quando il ginocchio gli urtò contro il petto.
    Tre soldati tedeschi, vestiti di uniformi grigie, si chinarono su di lui e lo liberarono dalle cinghie del paracadute e dal giubbotto di salvataggio "Mae West"; poi lo sollevarono e lo portarono di peso fino a un'auto parcheggiata in un viale.

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:47 pm

    Douglas non provava alcun dolore, ma solo una specie di sonnolenza tranquilla.
    L'auto parti, e dopo un tragitto che parve interminabile, passò rombando sotto un'arcata e si fermò davanti a un edificio di pietra grigia.
    I tedeschi lo sollevarono ancora, varcarono una porta, salirono alcuni gradini e percorsero un corridoio...
    Douglas fiutò l'odore ben noto dell'ospedale.
    Giunti in una sala spoglia, asettica, lo depositarono su un lettino di medicazione del pronto soccorso.
    Un uomo in camice bianco s'avvicinò..
    Nel vedere che la gamba destra dei calzoni era vuota, il medico corrugò la fronte, poi, sollevata la stoffa lacerata, rimase sbalordito.
    Guardò Douglas, vide i gradi e i nastrini delle decorazioni.
    Confuso più che mai, mormorò: «Lei ha perso la gamba».
    Douglas pronunciò le prime parole da quando era precipitato.
    «Si! Si è staccata mentre uscivo dall'aereo che precipitava. »
    Il medico tornò a guardare il moncone, cercando di capire come un uomo con una gamba sola potesse essere un pilota di aereo da caccia.
    «Ach so!» esclamò alla fine. «È una vecchia amputazione. Adesso dovremo toglierle i calzoni. »
    "E io voglio ridere" pensò Douglas, sollevandosi per quanto poteva, mentre il medico, sbottonati i calzoni, glieli sfilava e restava ancora più esterrefatto a fissare l'apparecchiatura di ferro e di cuoio che serrava il moncone della gamba sinistra.
    Alla fine, con un sibilo disse: « Ach! Abbiamo sentito parlare di lei ».
    Due infermieri in uniforme grigia sollevarono Douglas e, fatte due rampe di scale, lo portarono in una stanzetta, posandolo su un letto; poi lo spogliarono, gli tolsero la protesi sinistra, lo avvolsero in una specie di camicia da notte corta e bianca, e dopo averlo coperto, appoggiarono la protesi al muro e se ne andarono.
    Douglas giacque immobile.
    Era tutto indolenzito come se fosse stato passato al torchio, la testa gli ronzava come un alveare; appena si muoveva, un dolore acuto alle costole, sotto il cuore, lo faceva soffrire: sembrava che gli frugassero in petto con un coltello.

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:48 pm

    L'alba trovò Douglas in condizioni migliori.
    Con la nuova luce, cominciò a rendersi conto più chiaramente della propria situazione.
    Capi dov'era, ricordò cos'era accaduto e fini per rassegnarsi.
    Bisognava procedere con ordine, e al diavolo tutto il resto: doveva procurarsi altre gambe e far sapere a Thelma che era vivo.
    La porta si apri e due giovani piloti della Luftwaffe entrarono nella stanza.
    «Salve!» esclamò in ottimo inglese quello che pareva il più elevato in grado, ed era un conte di qualcosa che Douglas non afferrò bene. «Come sta? »
    «Benone, grazie.» Douglas rispondeva a monosillabi, ma i due tedeschi chiacchieravano amabilmente; erano venuti da Saint Omer per conversare con lui come fra amici, fra colleghi. «Gli Spitfires sono ottimi aerei. »
    « Si» rispose Douglas, «ma sono ottimi anche i vostri. »
    « Mi hanno detto che lei è senza gambe » disse il conte.
    «È vero»
    I due tedeschi gli domandarono cosa si provava a volare senza le gambe.
    Entrò un anziano ufficiale di commissariato, che rimase ad ascoltare, poi, guardando la protesi appoggiata alla parete, osservò causticamente:
    «Ecco una cosa che in Germania non permetterebbero mai! »
    Il visitatore che entrò poco dopo era un calvo ufficiale meccanico, e anche lui si imbarcò in una serie di noiose domande sulle sue mutilazioni.
    Douglas tagliò corto, domandandogli se potevano mettersi in comunicazione via radio con l'Inghilterra.
    «Senta, non potete chiedere via radio che mi mandino un'altra gamba?»
    Se lo avessero fatto, Thelma avrebbe saputo che era vivo.
    L'ufficiale tedesco rispose che quella gli pareva una buona idea.

    Più tardi entrò un ufficiale della Luftwaffe, alto, sulla quarantina; dopo aver salutato Douglas battendo i tacchi, disse: «Signor comandante, abbiamo trovato vostra gamba ».
    Entrò un soldato instivalato che, dopo essere scattato superbamente sull'attenti, protese il braccio che sosteneva l'arto artificiale coperto ancora di fango, con la cinghia rotta penzoloni. Contentissimo, Douglas esclamò: «lo vi ringrazio, signori! » Ma poi, vedendo che il piede stava quasi parallelo alla caviglia, brontolò: «Accidenti, è fracassata ».
    « Molto meno del suo aereo» rispose l'ufficiale. « L'abbiamo trovata fra i rottami. »
    « Senta» disse Douglas, rifattosi gentile. «Crede che i suoi ragazzi all'aeroporto possano ripararla? »
    L'ufficiale rifletté, poi rispose: «Forse! Gliela porteremo e sentiremo cosa dicono ».
    E, dopo uno scambio di complimenti reciproci, l'ufficiale tedesco salutò battendo i tacchi e se ne andò.
    La mattina dopo l'ufficiale tedesco tornò, camminando sempre impettito come se fosse a una parata, salutò Dpuglas, e mentre stava dicendo: «Signor comandante; noi abbiamo portato vostra gamba » il militare instivalato fece un altro ingresso drammatico, e dopo essersi fragorosamente fermato sull'attenti, porse la gamba.
    Era molto diversa dalla protesi infangata del giorno prima: pulita e lucidata, col piede fissato solidamente nella posizione giusta.
    Douglas la prese; la cintura era stata riparata a dovere, con l'aggiunta di un tratto in cuoio di ottima qualità, le ammaccature erano state eliminate, e persino i cuscinetti di gomma della caviglia erano stati sostituiti, ridando elasticità al piede.
    « Va bene, cosi?» domandò ansiosamente l'ufficiale tedesco.
    Stupito e commosso, Douglas esclamò: «È un lavoro magnifico! siete stati veramente gentili a ripararla. La prego di ringraziare infinitamente, a nome mio, i ragazzi che hanno fatto questo ottimo lavoro! »
    Douglas infilò le protesi, scese dal letto, e si mise a zoppicare avanti e indietro per la stanza, sotto lo sguardo degli altri, che lo fissavano incantati.
    Felici e raggianti, i due tedeschi alla fine se ne andarono

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:50 pm

    L’incontro con Galland
    Mezz'ora dopo, l'infermiera tedesca gli portò gli abiti.
    Douglas cominciò subito a pensare al modo per uscire dall'ospedale.
    Era ancora li a rimuginare pensieri di fuga, quando tornò il giovane conte, inappuntabile come sempre.
    Il conte, decorato con la croce di cavaliere, disse subito a Douglas che l'Herr Oberstleutnant Galland, che comandava l'aeroporto di Wissant, vicino a Saint Omer, lo aveva incaricato di porgere i suoi ossequi all'Herr Oberstleutnant Bader, e di dirgli che si sarebbe sentito onorato se avesse accettato di essere suo ospite per il tè.
    «Non cercheremo di ottenere informazioni da lei» aggiunse sinceramente.
    «Il comandante desidera soltanto conoscerla. Come dite voi Inglesi, siamo camerati, anche se combattiamo da parti opposte. »
    Douglas era imbarazzato.
    Rifiutare sarebbe stata una scortesia; e poi, anche lui desiderava conoscere Galland, col quale, forse, si era già incontrato in combattimento.
    Quel gesto riportava nei rapporti fra nemici un soffio dell'antica cavalleria, cancellata definitivamente dal concetto moderno della guerra. E, oltre tutto, gli offriva anche l'occasione buona per spiare un po' in giro, per studiare l'organizzazione di un aeroporto nemico.
    "Chissà ch'io non possa tornare a casa con un Messerschmitt" pensò.
    « Ne sarò veramente lusingato» rispose.
    « Gut!» esclamò il conte, raggiante. «Un'auto verrà a prenderla. »
    L’ auto si fermò accanto a una bella casa colonica di mattoni rossi, davanti alla quale attendevano diversi ufficiali tedeschi.
    Quella casa era la mensa degli ufficiali dell'aeroporto.
    Appena Douglas scese, un uomo di bell'aspetto, che aveva circa la sua età, capelli scuri e due baffetti sottili, si fece avanti; dal collo gli pendeva la croce di ferro con fronde di quercia e spade, quasi la massima onorificenza tedesca.
    « Galland» disse l'ufficiale, porgendogli la mano.
    Douglas gliela strinse.
    Gli altri ufficiali si fecero avanti a turno, scattando sull'attenti a mano a mano che gli venivano presentati.
    Poi Galland gli fece strada.
    Seguiti da tutti gli altri ufficiali, percorsero il vialetto del giardino e giunsero a uno spiazzo ombreggiato da un pergolato basso e lungo, dove, con grande stupore di Douglas, era sistemata una ferrovia in miniatura, molto elaborata, che occupava la maggior parte dello spiazzo.
    Galland premette un pulsante, e trenini minuscoli presero a sfrecciare passando davanti alle stazioni in miniatura, superando scambi e segnali, gallerie e trincee.
    L'ufficiale tedesco si volse a fissare Douglas con occhi sfavillanti, quasi fosse un ragazzino che si diverte un mondo con un bel giocattolo, e l'interprete spiegò:
    «Questo è il luogo dove l'Herr Oberstleutnant ama trascorrere il suo tempo, quando non vola».

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    Re: Sir Douglas R. S. Bader

    Messaggio  Red_Group il Lun Dic 08, 2008 12:51 pm

    Dopo, attraversarono un boschetto e si recarono in un capannone, dove..si trovava un Messerschmitt 109.
    Douglas rimase come affascinato a guardare l'aereo, e Galland lo invitò gentilmente a salire. Douglas fece stupire tutti per la facilità con la quale prima salì sull'ala, e poi, senza aiuto, afferrata la gamba artificiale, la fece roteare e s'infilò nell'abitacolo.
    Mentre guardava con occhio esperto gli strumenti sul cruscotto, nella sua mente ribollivano pazzeschi pensieri di fuga con quell'aereo.
    Douglas si rivolse all'interprete:
    «Può chiedere all'Herr Oberstleutnant se posso decollare e fare un giro di prova con questo aereo? »
    Galland rispose ridendo,... e l'interprete tradusse con un sorriso.
    «Ha detto che, se decollerà, anche lui decollerà subito dietro di lei. »
    «Sta bene» ribatté Douglas, fissando Galland con il cuore pieno di speranza. «Proviamo, dunque. »
    Galland rise ancora, e rispose che in quel momento non era di servizio.
    Quando scese dall'aereo, Douglas si guardò in giro, e scorse il mare, oltre il quale gli parve di intravedere le bianche scogliere di Dover.
    Per un momento si senti soffocare dalla nostalgia, pensando che l'Inghilterra non doveva distare più di quaranta miglia.
    Presero il tè nella mensa della casa colonica, e camerieri in giacca bianca servirono panini e vero tè inglese, probabilmente bottino di guerra.
    Pareva di essere nella mensa di un aeroporto della R.A.F., solo che le uniformi erano diverse, ed era diversa anche l'atmosfera, cosa del resto comprensibile.
    Tutti sorridevano, si sforzavano di apparire cordiali, ma ci riuscivano soltanto a fatica e la discussione continuava su un tono freddamente convenzionale.
    Galland regalò a Douglas un barattolo di tabacco inglese, e quando lo accompagnò all'auto, gli disse: «Mi ha fatto molto piacere conoscerla.Temo che lei si troverà meno bene in un campo di prigionia, ma se potrò fare qualcosa per esserle utile, la prego di farmelo sapere ».
    Poi gli sorrise amichevolmente, gli strinse la mano e lo salutò battendo i tacchi e inchinandosi.
    Douglas sali in macchina e tornò all'ospedale.
    Quella sera stessa, un soldato tedesco entrò nella sua camera, e in un inglese semplicemente atroce gli disse: «Herr Kommandant, siete pregato di tenerfi pronto per domattina alle otto, perché dofete essere trasferito in Germania ».
    Il tedesco batté i tacchi, salutò e, fatto dietrofront, uscì.
    Douglas rimase seduto sul letto, come stordito

    Tratto da Reach for the sky

      La data/ora di oggi è Mer Mag 23, 2012 7:35 am