Durante questa prima visita racconta Szilard
venimmo a sapere che Einstein non conosceva personalmente il re del Belgio , ma alcune personalità del suo governo.
Avrebbe scritto a queste.
Noi tuttavia non credemmo opportuno scrivere al governo belga senza prima informare il Dipartimento di stato americano.
Avrei dovuto pertanto dettare una lettera a Wigner per il Dipartimento americano e informarlo che avevamo abbozzato un messaggio per il governo belga, onde metterlo in guardia contro le vendite d'uranio ai tedeschi.
Se entro due settimane non avessimo ricevuto risposta dal Dipartimento di stato, la lettera sarebbe stata spedita.
Dopo di ciò Wigner partì per la California e io me ne tornai in città, ma non ero affatto contento della decisione presa .
La decisione di Szilard era infatti molto grave:
significava mettere in moto un meccanismo che forse gli scienziati non avrebbero saputo e potuto controllare.
Già nel marzo 1939 era stato compiuto un tentativo per attirare l'attenzione del governo americano, e in particolare delle Forze Armate, sui progetti atomici.
Lo stesso Fermi si era recato con una lettera del suo decano, il professor Pegram, dall'ammiraglio Hooper:
a quell'epoca, infatti, la Marina era l'unico ramo delle Forze Armate che disponeva di fondi per ricerche scientifiche.
Esperimenti nei laboratori fisici della Columbia University diceva la lettera di Pegram rivelano che in certe particolari condizioni è possibile che l'elemento chimico uranio liberi grandi quantità di energia atomica.
Ciò può significare la possibilità che l'uranio venga usato come un esplosivo, tenuto conto che una libbra di uranio libererebbe una quantità di energia un milione di volte maggiore rispetto a ogni esplosivo conosciuto.
È mia personale impressione che le possibilità di successo siano piuttosto scarse;
tuttavia, i miei colleghi ed io riteniamo che non si debba trascurare nemmeno la più piccola possibilità. .
Di fronte alla richiesta di maggiori precisazioni, Enrico Fermi, con la tradizionale cautela dell'uomo di scienza, non poté “ garantire “ all'ammiraglio Hooper il successo di una reazione a catena provocata e controllata dall'uomo.
Poté soltanto ribadire le sue preoccupazioni, il suo timore che i nazisti riuscissero a incatenare l'energia della scissione nucleare per trarne una potenza esplosiva.
L'incontro non ebbe quindi nessun risultato.
venimmo a sapere che Einstein non conosceva personalmente il re del Belgio , ma alcune personalità del suo governo.
Avrebbe scritto a queste.
Noi tuttavia non credemmo opportuno scrivere al governo belga senza prima informare il Dipartimento di stato americano.
Avrei dovuto pertanto dettare una lettera a Wigner per il Dipartimento americano e informarlo che avevamo abbozzato un messaggio per il governo belga, onde metterlo in guardia contro le vendite d'uranio ai tedeschi.
Se entro due settimane non avessimo ricevuto risposta dal Dipartimento di stato, la lettera sarebbe stata spedita.
Dopo di ciò Wigner partì per la California e io me ne tornai in città, ma non ero affatto contento della decisione presa .
La decisione di Szilard era infatti molto grave:
significava mettere in moto un meccanismo che forse gli scienziati non avrebbero saputo e potuto controllare.
Già nel marzo 1939 era stato compiuto un tentativo per attirare l'attenzione del governo americano, e in particolare delle Forze Armate, sui progetti atomici.
Lo stesso Fermi si era recato con una lettera del suo decano, il professor Pegram, dall'ammiraglio Hooper:
a quell'epoca, infatti, la Marina era l'unico ramo delle Forze Armate che disponeva di fondi per ricerche scientifiche.
Esperimenti nei laboratori fisici della Columbia University diceva la lettera di Pegram rivelano che in certe particolari condizioni è possibile che l'elemento chimico uranio liberi grandi quantità di energia atomica.
Ciò può significare la possibilità che l'uranio venga usato come un esplosivo, tenuto conto che una libbra di uranio libererebbe una quantità di energia un milione di volte maggiore rispetto a ogni esplosivo conosciuto.
È mia personale impressione che le possibilità di successo siano piuttosto scarse;
tuttavia, i miei colleghi ed io riteniamo che non si debba trascurare nemmeno la più piccola possibilità. .
Di fronte alla richiesta di maggiori precisazioni, Enrico Fermi, con la tradizionale cautela dell'uomo di scienza, non poté “ garantire “ all'ammiraglio Hooper il successo di una reazione a catena provocata e controllata dall'uomo.
Poté soltanto ribadire le sue preoccupazioni, il suo timore che i nazisti riuscissero a incatenare l'energia della scissione nucleare per trarne una potenza esplosiva.
L'incontro non ebbe quindi nessun risultato.







