Storia delle Ali Reggiane

    La battaglia d‘Inghilterra

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    Re: La battaglia d‘Inghilterra

    Messaggio  Red_Group il Dom Ott 12, 2008 10:46 am



    Da un documento segreto, trovato negli archivi del ministero della difesa inglese, firmato dal comandante della caccia del Regno Unito, Maresciallo dell'aria sir Hugh Dowding, risulta quale fosse la preparazione britannica in previsione di uno sbarco tedesco.
    «Per difendere L’Inghilterra - si legge sul documento - occorrono come minimo 51 squadroni di aeroplani.
    Attualmente le mie forze sono ridotte a 36 squadroni.
    I miei uomini che trovano al di la della Manica sono esausti.
    Dato ciò, più saranno impiegali, più elevate saranno le perdile.
    Solo se conserverà le sue forze aeree e marittime la Gran Bretagna potrà continuare a combattere da sola per qualche tempo.
    Ripeto per un certo tempo, non indefinitamente.
    Se invece ci lasceremo trascinare in tentativi disperali per rimediare alla situazione che si è creata in Francia, senza dubbio la sconfitta francese provocherà la completa sconfitta britannica».

    Il rapporto era per Churchill il quale voleva a tutti i costi inviare alcune squadriglie da caccia in aiuto alle truppe di Lord Gort, in rotta nel nord della Francia.
    Appena letto il documento, il premier inglese convoco Dowding a Londra perchè esponesse davanti al gabinetto la situazione della R.A.F.
    Convinzione generale del Governo britannico era che Hitler da un momento all'altro, data la sua innegabile posizione di forza, avrebbe scatenato una poderosa offensiva contro il Regno Unito.
    Mentre Dowding, in un silenzio di chiesa e fra l'attenzione di tutti faceva la sua esposizione, Churchill a testa bassa con il solito sigaro avvitato alle labbra, meditava sulle parole del Maresciallo dell'aria.
    A un tratto si scosse e disse
    «La situazione è quella che è, Hiller non ci darà tregua.
    Ora si tratta di sapere se la superiorità del nemico può essere bilanciala dalla forza morale della nostra gente».

    Dowding lo fissò negli occhi e dopo un attimo di riflessione disse
    «Io penso di si».
    Churchill si persuase e assicurò il Maresciallo che nessun velivolo sarebbe stato più inviato sul Continente. salvo alcuni aerei per proteggere la ritirata di Dunkerque.
    Mentre a Londra si svolgeva questa discussione, il Fuhrer, nella sua villa sulle Alpi bavaresi, insieme con Ribbentrop, Keitel, Jodi e Raeder studiava il sistema per indurre l'lnghilterra a trattare.

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    Re: La battaglia d‘Inghilterra

    Messaggio  Red_Group il Dom Ott 12, 2008 10:49 am


    L'ultimo tentativo tedesco di agganciare gli inglesi e trascinarli al tavolo del negoziato fu fatto il 19 luglio con un discorso che Hitler pronunciò nella cornice solenne e trionfale del Reichstag, addobbato con le bandiere delle annate vittoriose.
    «Io penso - disse fra l’altro il Fuhrer in quella circostanza - che la pace sia possibile.
    Tanto più che non è chiesta da un vinto ma da un vincitore che che non ha nulla da domandare.
    Io non vedo alcuna ragione di continuare la lotta.
    Può darsi che il signor Churchill trovi in questo appello un mio dubbio sull'esito finale della guerra.
    Pensi ciò che crede, ma io mi sono liberato la coscienza... ».

    In risposta l'Inghilterra affrettò il riarmo.
    I rapporti dell'intelligence Service arrivati sul tavolo di Dowding informavano che tre flotte aeree tedesche, la terza, la seconda e la quinta comandate dai marescialli Sperrle e Kesselring e dal generale Stumpf stavano ultimando lo schieramento lungo la Manica.
    Fra caccia, bombardieri e Stuka si parlava di 2.600 aeroplani.
    Dowding disponeva più o meno di 800 caccia fra Hurricane e Spitfire.
    Con tali forze il Maresciallo inglese formò quattro gruppi: il decimo, l’undicesimo, il dodicesimo e il tredicesimo.
    Il 21 luglio Hitler convocò di nuovo i capi militari e domandò con insistenza quali probabilità di successo avrebbe avuto lo sbarco.
    «Assicuro il successo - rispose Von Brauchitsch - soltanto se la Marina s'impegna trasportare attraverso la Manica 40 divisioni».
    «Quaranta è impossibile - ribaltè l’ammiraglio Raeder - Possiamo portarne a malapena a dieci».
    Hitler ebbe uno scatto.
    «E’ un suicidio» disse.
    Intervenne Goering.
    «Datemi cinque giorni di bel tempo - disse - e io con la mia Luftwaffe risolverò i vostri dubbi.
    Tutti, nessuno escluso.
    Penserò io a sistemare Churchill».

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    Re: La battaglia d‘Inghilterra

    Messaggio  Red_Group il Dom Ott 12, 2008 10:49 am


    Il giorno seguente, il Comandante della Luftwaffe si mise in treno e raggiunse la Francia per dare le disposizioni generali dell'attacco.
    Capo delle operazioni sul Canale venne nominato il Commodoro Johannes Fink il quale sistemò il suo comando dentro una corriera in cima alle dune, poco lontano dalla collina su cui spiccava il monumento a ricordo dell'aviatore francese Latham che nel 1909, per due volte, tentò di sorvolare la Manica.
    Da quel punto, nelle giornate chiare, si vedeva Dover.
    Accanto al carrozzone di Fink era stato installato un centro radio per intercettare i messaggi del comando caccia britannico.

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    Re: La battaglia d‘Inghilterra

    Messaggio  Red_Group il Dom Ott 12, 2008 10:50 am


    «In luglio - mi ha raccontato l'asso germanico generale Adolf Galland - la seconlda e la terza flotta completarono lo schieramento.
    Il mio gruppo, il terzo della 26a squadra, si sistemò sul campo vicino a Guines.
    Il nemico era assente.
    Scomparso.
    Non fece alcun volo per disturbare i nostri preparativi.
    Era evidente che gli inglesi, a corto di forze, risparmiavano quelle che avevano.
    Noi attaccavamo soltanto le navi in transito nella Manica.
    Nel cuore di una foresta, isolata da vari ordini di reticolati, venne preparato il Quartier Generale di Goering con un rifugio in cemento armato, profondo una ventina di metri».

    Durante l'intera battaglia, Galland tenne il cielo con una baldanza che suscitò l'ammirazione del nemico.
    A 30 anni era già generale.
    Il suo libretto di volo testimonia 103 vittorie.
    «Quando si cominciò a menare le mani sul Canale -- prosegui - ci avvertirono che il nostro compito consisteva nel bloccare le isole inglesi in cooperazione con la Marina.
    Dovevamo attaccare porti e navi.
    Lo scopo era di conquistare la supremazia aerea per rendere agevole l’invasione.
    Io non sono d'accordo con quello che dicono gli inglesi a proposito degli aeroplani impiegati.
    Dopo tanti anni ne discuto ancora con l’amico Peter Townsend.
    A me risulta che noi ne avevamo 2.600 e loro 3.300.
    Comunque non cambia niente,lo dico solo a titolo di cronaca.
    Potevano bastare, ma bisognava che cooperassero l’ Esercito e la Marina.
    Hitler, invece, secondo la teoria italiana di Douhel, era convinto che si potesse stritolare il nemico con la sola aviazione.
    In primo luogo occorrevano le macchine adatte che invece non c’erano e in secondo luogo non bisognava affidare alla caccia compiti strategici.
    E’ possibile che un fucile faccia il lavoro di un cannone ?
    Successe così perché mancavano i bombardieri ».

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    Re: La battaglia d‘Inghilterra

    Messaggio  Red_Group il Dom Ott 12, 2008 10:51 am


    La storia dei bombardieri pesanti che vennero a mancare quando la loro presenza sarebbe stata determinante, me la raccontò il Maresciallo Milch.
    Fino a oggi si è detto che tali velivoli, già allo studio, vennero messi da parte dopo la morte del generale Waver, primo capo di Stato Maggiore della Luftwaffe, avven uta durante una prova di collaudo.
    «Tutte bugie - precisò Milch - messe in giro da Goering per giustificare il suo sbaglio madornale.
    Le cose sono andate così.
    Già nel 1933 io avevo impartito ordini perchè venissero fabbricali motori per bombardieri.
    Nel 1937 esistevano alcuni esemplari di Ju 89 e Do 19, quadrimotori, i quali avevano un'autonomia di 6.000 chilometri e portavano sei tonnellate di bombe.
    Dopo l’incidente di Waver, venne nominato capo di Stato Maggiore della Luftwaffe Albert Kesselring.
    Un giorno, mentre io ero in missione all'estero, Goering andiò a visitare la base dove si facevano le prove dei nuovi velivoli.
    Appena li vide domandò: «Quelli, cosa sono ? Chi li ha ordinali ?».
    «Milch» - rispose Kesselring.
    E Goering «A che cosa servono ?».
    «Non so. Milch è fuori».
    Goering s'avvicinò agli aeroplani, li guardò poco convinto, poi domandò:
    «Col materiale di uno di questi, quanti Ju 88 si possono fare ?».
    «Due e mezzo» - rispose Kesselring.
    «Allora, fate distruggere questa roba inutile, magari senza dir niente a Milch.
    Il Fuhrer non mi chiede se gli aerei sono grossi. Vuole sapere quanti sono».
    I bombardieri vennero tutti smantellati.
    Se ne salvarono alcuni che passarono alla Lufthansa per i servizi civili.
    «Non averli - disse Milch - per noi fu decisivo».

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    Re: La battaglia d‘Inghilterra

    Messaggio  Red_Group il Dom Ott 12, 2008 10:51 am

    Il 2 agosto, tre giorni prima della data fissata per gli attacchi in grande stile, per saggiare la reazione del nemico il colonnello Fink mandò alcuni velivoli su Dover.
    Al ritorno i piloti comunicarono che il cielo era deserto.
    A Londra, infatti. Dowding aveva ordinato ai suoi cacciatori di levarsi in volo soltanto se la Luftwaffe avesse attaccato in massa.
    Durante i due mesi trascorsi dal disastro di Dunkerque, la Gran Bretagna aveva rimesso in sesto le sue forze.
    Disponeva ormai di 708 aeroplani e di 1.434 piloti.
    Quando tutto sembrava pronto per l'offensiva, un improvviso cambiamento di tempo costrinse Goering a rimandare l’attacco.
    Il Maresciallo era arrivato al suo Quartier Generale sulla Manica con il solito treno blindato.
    Appena giunto, convocò tutti gli alti capi militari.


    «Quel giorno - mi ha raccontato il generale Osterkamp da cui dipendeva la caccia della Seconda Flotta - Goering era di pessimo Umore.
    Non voleva essere contraddetto.
    Quando dissi che secondo me l'attacco si profilava difficile data la mancanza di velivoli per creare un ponte continuo fra le due coste, strinse i pugni, diventò paonazzo e gridò»
    «Oslerkamp, ricordatevi che siete un aviatore e un generale tedesco.
    Dubitare significa tradire».
    « Io dubito - ribattei - ma non per questo tradisco.
    Ripeto che ci mancano le macchine per compiere bombardamenti efficaci».
    Kesselring e Sperrle mi diedero ragione.
    «Io - dissi ancora - per tre giorni posso picchiare sodo, ma sono sicuro che avremo perdite pesanti.
    Dopo ... ».
    «Che cosa dopo ?» domandò Goering.
    «So con sicurezza, Maresciallo, che gli inglesi hanno più velivoli di noi. »
    Goering scoppiò a ridere.
    Improvvisamente tornò di buon umore.
    «Sciocchezze - esclamò -il mio servizio informazioni è meglio del vostro.

    Per gli aerei non è vero, poi i nostri piloti sono meglio dei loro»
    L'attacco fu rimandato al 10 di agosto.
    Anche il 10, però, non si potè attaccare a causa della pioggia e della nebbia.

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    Re: La battaglia d‘Inghilterra

    Messaggio  Red_Group il Dom Ott 12, 2008 10:52 am


    Il giorno dopo ci fù qualche squarcio di sereno.
    Sir Hugh Dowding spedì in volo alcune squadriglie per osservare le mosse del nemico.
    Partirono 12 Spitfire.
    Uno venne abbattuto.
    I tedeschi s'avventarono su Dover e se la presero soprattutto con i palloni di sbarramento.
    Goering stava rintanato nel suo treno e consultava i bollettini meteorologici che annunciavano finalmente bel tempo.
    La Luftwaffe attaccava senza posa porti e convogli.
    La nebbia schiumava lungo la costa britannica.
    Dal suo osservatorio di Capo Gris Nez. Fink con il binocolo guardava i piloni dei radar sulle rocce di Dover. Goering aveva dato ordine di distruggerli.
    Fink chiamò pertanto il capitano Rubensdorffer. comandante del 210 Gruppo d'assalto e gli disse: «Domani, se il tempo migliora, comincerà il ballo.
    Tocca a te, con 24 ore d'anticipo, aprire la festa.
    Vedi quelle antenne.
    Delvono sparire».
    Rubensdroffer si lanciò all'attacco dei radar con 12 Messerschmitt 110 e tre squadriglie di caccia Me 109.
    «Partimmo alle undici - racconta - con i miei 12 Me 109 puntai verso Nord Ovest.
    Le altre squadriglie scelsero ognuna un obiettivo diverso.
    Il tenente Lutz prese di mira la stazione di Pevensey, nell'interno, e scarico le sue bombe da 500 chili quando le antenne furono nei collimatori.
    L 'edificio della stazione andò in briciole e il cavo principale venne distrutto.
    Rossinger se la prese con il centro di Rye e ci rovesciò sopra dieci bombe.
    La squadriglia di Hintze si lavorò, invece, i piloni di Dover.
    Le antenne barcollarono ma rimasero in piedi.
    In tutto attaccammo sei centrali però solo quella di Ventor, sull'isola di Wight, che era la più importante, venne distrutta completamente.
    Per il nemico fù un colpo duro ma all'indomani, anzichè insistere, come del resto ci aspettavamo tutti, il bersaglio dei radar venne abbandonato, sicchè gli inglesi poterono ricucirsi le ferite e riacquistare subito occhi e orecchi.
    Fu un errore madornale, inspiegabile ... » .

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    Re: La battaglia d‘Inghilterra

    Messaggio  Red_Group il Dom Ott 12, 2008 10:53 am

    Nella giornata del 12 agosto, i tedeschi misero in campo 300 velivoli fra caccia bombardieri e Stuka.
    Goering aveva deciso che la «giornata dell'Aquila» sarebbe cominciata alle 7.30 del 13 agosto.
    Alle 5 del mattino tutti gli equipaggi erano in piedi.
    L'ultimo bollettino meteo annunciò nebbia.
    L'offensiva fù rimandata alle 14.
    Il contrordine, però, non giunse a tutti.
    Fink, infatti, alla testa di un paio di centinaia di aerei aprì per suo conto i caroselli ma nel momento critico, attaccato da 120 caccia nemici, si trovò senza scorta.
    Alle 14 la nebbia era sempre fitta.
    Goering masticava amaro.
    Ciò nonostante, lanciò l'ordine «A.A» , che in codice significava «Partite! ».
    Secondo Townsend, quando cominciò la battaglia d'Inghilterra, i tedeschi erano sicuri di vincere.
    «Come morale - mi disse - erano al punto giusto.
    Dal giorno dell’Aquila in avanti, gli assalti della Luftwaffe non ci diedero tregua.
    Le nostre perdite cominciarono a diventare pesanti.
    Durante la prima giornata, i tedeschi fecero 1.485 uscite e noi 700.
    Perdettero 40 velivoli e noi 13.
    Molti campi vennero arati dalle bombe;
    le Città di Southampton e Castle Bromwich pareva che fossero state investite da un tifone
    »

    Mentre era in corso la battaglia, Goering convocò i comandanti delle flotte aeree impegnate sull'lnghilterra nella sua residenza di campagna a Schorfeide: la famosa Karinhall.
    Arredata con sfarzo cinematografico.
    Il rapporto cominciò il 15 agosto mattina.
    Il Maresciallo si presentò con l'uniforme nuda di medaglie.
    Kesselring, Sperrle e Stumpf, per via di quel particolare, si resero conto che l'aria era carica di burrasca.
    Per Goering, infatti, mostrarsi senza collari e medaglie voleva dire che si considerava in lutto.

    «Dalla giornata dell’Aquila - attaccò con tono grave - m'aspettavo di più.
    Volevo un maggiore spiegamento di forze.
    Va bene che il tempo era cattivo e che Fink, per un malinteso, s’è trovato senza scorta.
    Ma questi contrattempi non sono una giustificazione »
    Fece una lunga pausa e scrollò la testa.
    «Le perdite - obiettò Kesselring - se consideriamo il numero dei velivoli impiegati, sono state più dure per loro che per noi».
    «Il rapporto - intervenne Sperrle - è di uno a cinque a favore della nostra caccia »
    «Quello che mi dà pensiero - disse Goering riemergendo dal suo corrucciato silenzio – è la protezione degli Stuka.
    E’ chiaro che quella vecchia volpe di Dowding ha ordinato ai suoi di prendersela solo can gli Ju 87.
    Meno rischio e preda facile.
    Pertanto bisogna cambiare tattica.
    D 'ora in avanti ogni gruppo di Stuka dovrà essere protetto da almeno tre gruppi di caccia.
    Voglio che la R.A. F. sia annientata e che siano distrutte tutte le fabbriche d'aeroplani del Regno Unito
    »

    Luigi Romersa
    Jp4, Marzo 1982

      La data/ora di oggi è Mer Mag 23, 2012 9:01 am