Storia delle Ali Reggiane

    Tenente Hans Joachim Marseille

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    Re: Tenente Hans Joachim Marseille

    Messaggio  Red_Group il Ven Ott 17, 2008 9:17 pm

    La squadriglia, trionfante, punta ormai i musi gialli dei suoi velivoli verso nord-ovest e il cuore del comandante batte forte: è la prima volta che è riuscito ad abbattere sei caccia in un sol volo.
    E non gli è costato che undici minuti!
    Il tempo scorre lentamente quando si torna alla base di partenza, ma alla fine Martuba appare alla vista davanti a loro; Marseille vi si abbasserà per fare un tonnenu lento che significa l'aver riportato delle vittorie.
    A terra il personale, tra cui qualcuno scommetteva sempre sugli abbattimenti del comandante, sta seduto e aspetta.
    Finalmente cominciano a sentire il rombare dei velivoli, ancora lontani, verso sud-est e poi la squadriglia compare ai loro occhi, con Marseille alla testa; man mano ,che si avvicinano Giallo 14 si abbassa e picchia, sempre più veloce: passa sulle tende, sulle baracche e sulle costruzioni sparse sulla sabbia rosso-brunastra e fa tre tonneaux lenti; poi si raddrizza e si allontana.
    Gli specialisti urlano di gioia, specialmente quelli suoi: tre abbattimenti!
    Ma Marseille vira oltre il limite del campo con l'ala perpendicolare al terreno, a bassa quota, e torna indietro per ricominciare la manovra: uno, due, tre tonneaux lenti... poi si allontana ed entra in circuito, virando per venire all'atterraggio.
    Tutti, specialisti e piloti sono eccitati da questa comunicazione aerea e sanno benissimo che sei vittorie in un sol volo è un nuovo primato anche per Marseille.
    Questi intanto ha chiuso il motore, ha aperto le alette del radiatore, ha abbassato il carrello; l'elica gira più piano, il motore borbotta in tono minore e il velivolo plana per atterrare.
    La velocità scende: duecento chilometri orari, centonovanta, centottanta, centosettanta; pochi metri di altezza, poi il contatto col suolo.

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    Re: Tenente Hans Joachim Marseille

    Messaggio  Red_Group il Ven Ott 17, 2008 9:18 pm

    Giallo 14 è a terra e sta rullando: Poettgen è di fianco, a una quarantina di metri di distanza.
    Quando ha smaltito la velocità Marseille gira a sinistra e rulla fino al decentramento dove una gran folla di specialisti lo sta aspettando in grande eccitazione.
    Poettgen rulla dietro di lui che penetra nel recinto difeso dai fusti pieni di sabbia, dà motore, fa dietro-front poi toglie i contatti.
    Diversi avieri lo circondano e , istintivamente urlano un evviva; il suo capo specialista sorride: «Gratulieren!»
    Poettgen si ferma a una cinquantina di metri, salta rapidamente dal velivolo e corre verso quello di Marseille intorno al quale si sta radunando il personale; il pilota è stanco, ma parla con quelli che lo circondano e che lo colmano di sorrisi e di congratulazioni.
    Quando arriva Poettgen gli chiede di nuovo se ha visto cadere le sue vittime e questi gli ripete, ancora, di averle viste tutte e sei: gli armieri che hanno cominciato a dare un'occhiata al cannoncino sono meravigliati quando hanno aperto l'arma: sono stati sparati soltanto dieci colpi da venti millimetri.
    Una cinghia messa di traverso ha provocato l'inceppamento; l'esame delle mitragliatrici dimostra che ha sparato soltanto poche centinaia di pallottole per ognuna.
    La folla cresce e Marseille rimane accanto al suo velivolo una decina di minuti per rispondere alle domande e raccogliere le congratulazioni; scherza con tutti quelli che vengono a dare un'occhiata al «Pilota dell'Africa», poi deve andare alla tenda del comando, che è nei pressi, a scrivere .il rapporto sul combattimento e parlare con Neumann.


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    Re: Tenente Hans Joachim Marseille

    Messaggio  Green_Group il Mer Ott 22, 2008 8:08 pm


    Ma ormai la «Stella d'Africa» aveva raggiunto inconsapevolmente il suo apogeo.
    Il 30 settembre 1942, il capitano Hans Joachim Marseille decollò alla testa di 8 aerei della sua squadriglia per fornire la protezione in quota ad un reparto di «Stukas».
    Dieci altri caccia, della 3a squadriglia del 53°Jagdgeschwader, dovevano invece fornire la scorta diretta, coadiuvati da altri 15 Messerschmitt Me.109 del 27°Jagdgeschwader ai quali era affidata la scorta indiretta.
    Dal suo posto di comando tattico il maggiore «Edu» Neumann diresse via radio Marseille ad intercettare una formazione di caccia britannici in avvicinamento, ma inaspettatamente gli inglesi virarono allontanandosi e non ci fu quindi alcun contatto.
    Il capitano Marseille stava rientrando dopo questa infruttuosa crociera su El Alamein quando avvertì delle irregolarità di funzionamento del motore e il suo aeroplano cominciò a perdere quota.
    Circa alle 11,30, il maggiore Neumann udì alla radio una voce concitata che diceva:
    «Ho la cabina piena di fumo. Non riesco a vedere niente».
    E pochi istanti più tardi, dopo altre considerazioni sul fumo:
    «il motore brucia!».
    Il comandante Neumann chiese subito:
    «Il motore di chi brucia?».
    «Il motore di "Elba 1"
    (il nominativo in codice di Marseille) - rispose un gregario –
    Ha la carlinga piena di fumo e non riesce più a vedere».
    Dopo uno sguardo alla carta, Neumann si rese conto che i suoi caccia erano lontani 40 chilometri, appena 5 minuti di volo dalle linee italo-tedesche.
    I fidi sottufficiaIi Schlang e Pottgen affiancarono il loro capo squadriglia per difenderlo e per assisterlo con la loro presenza e con i loro consigli.
    Marseille intanto si agitava sempre di più e continuava a dire che non vedeva più niente.
    Aveva aperto la valvola di sfiato della cabina e ne era uscito un denso fumo bianco.
    A tremila metri di altezza intanto stava sorvolando il gruppetto in difficoltà l'intera scorta degli «Stukas» che aveva ormai esaurito il suo compito.

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    Re: Tenente Hans Joachim Marseille

    Messaggio  Green_Group il Mer Ott 22, 2008 8:12 pm

    Dal comando a terra la radio chiese:
    «Come va? Ce la fate. "Elba 1"? Se ha dei dubbi salti fuori piuttosto».
    Alle 11,35 Marseille superò le linee italo-tedesche, ma non intendeva abbandonare l'aereo, non voleva lanciarsi.
    Da terra i soldati seguivano con apprensione quel loro caccia che si lasciava dietro una lunga scia di fumo bianco.
    Neumann sperava che Marseille riuscisse a fare un atterraggio di fortuna, ma il biondo capo squadriglia, orgoglio dell'intero Afrika Korps, aveva ormai superato il limite di sopportazione e quella forza morale e volontà alle quali aveva attinto a piene mani in tutti quei mesi.
    Egli era ormai sull'orlo di una crisi.
    La sua voce giungeva per radio, un po' stridula, si avvertiva lo stress,l'angoscia che lo attanagliava:
    «Non ce la faccio più ... sto precipitando. Devo saltare».
    Marseille capovolse l' aeroplano e, mentre questo continuava a precipitare, aprì il tettuccio e si lascio cadere nel vuoto.
    E’ ormai certo che nel farlo egli urtò il piano di coda verticale e nell'impatto probabilmente perse i sensi, perché non aprì il paracadute e si sfracellò a terra.
    I compagni di squadriglia lo videro lanciarsi e si accorsero che il paracadute non si apriva.
    Il loro primo pensiero fu che si trattasse di uno dei suoi soliti scherzi, ma si ricredettero subito quando, con orrore, lo videro impattare il terreno.
    Il fedele gregario Pottgen che aveva appena gridato
    «Jochem (diminutivo di Joachim) è saltato fuori!».
    Pochi istanti dopo, con la voce rotta dall' emozione aggiunse:
    «E’ morto».

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    Re: Tenente Hans Joachim Marseille

    Messaggio  Green_Group il Mer Ott 22, 2008 8:18 pm

    Il maggiore Eduard Neumann impallidì, con il volto contratto, si strappò la cuffia della radio e uscì dalla tenda dalle comunicazioni.
    Il racconto autentico di questi avvenimenti ormai lontani, ma ancora ben vivi e sofferti e che non vanno dimenticati, come pure le fotografie che illustrano questo capitolo, sono dovuti alla sincera amicizia che lega l'autore di queste note all'attuale colonnello Eduard «Edu» Neumann, ultimo comandante di Marseille.
    Il capitano medico dr. Winkelmann e il capitano pilota Ludwig Franzisket che raccolsero la salma di Marseille nel deserto, constatarono che il comando del paracadute funzionava perfettamente e rilevarono anche una lunga ferita trasversale sul torace della vittima, dovuta all'impatto con il piano verticale di coda del suo aeroplano.
    L'urto, da quanto si potè valutare dalla profondità della ferita, dovette essere tremendo e sicuramente tale da far perdere conoscenza allo sfortunato pilota che pertanto non fu in grado di azionare la maniglia di apertura del paracadute.
    La salma di Marseille, col viso nella sabbia, fu amorevolmente composta nell'infermeria della base e, a turno, tutti i commilitoni vollero vegliarla.
    Il giorno successivo l'intero Geschwader salutò la bara del suo comandante che fu caricata su un trimotore Junkers Ju- 52 che, scortato dalla 3a squadriglia al completo, la trasportò a Derna per la sepoltura in quel cimitero militare, alla presenza delle massime autorità italo-tedesche e del Feldmaresciallo Albert Kesselring.
    La commissione d'inchiesta esaminò i rottami del velivolo, un Messerschmitt Me.109G-2, numero di matricola 14256.
    I periti trovarono la causa dell'incidente nella rottura del riduttore: il distacco di alcuni denti della ruota dell'ingranaggio aveva causato la rottura della scatola e una fuoriuscita con incendio del lubrificante.
    La conclusione ufficiale della commissione, numero di protocollo 52 Nr. 270/42, concludeva:
    «Non vi è stato sabotaggio, ne vi è stato errore del pilota».

    Giorgio Evangelisti
    36 storie scritte nel cielo

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    Re: Tenente Hans Joachim Marseille

    Messaggio  Green_Group il Mer Ott 22, 2008 8:19 pm


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