
Mentre volavo verso la nuova base, nelle isole Russell, accarezzavo molte speranze perchè se quell'agglomerato che chiamavo squadriglia non entrava presto in azione, i miei giorni come pilota combattente erano finiti.
Lo sapevo.
Età e grado erano contro di me, ormai.
Soltanto la fortuna poteva aiutarmi ..
Il pomeriggio del nostro arrivo alle Russell fui chiamato al comando.
La prima missione era stabilita per le sette del mattino dopo, 16 settembre 1943. Quella notte dormii poco perchè immaginavo che l'indomani sarebbero stati a guardarci, in attesa di vedere la povera piccola squadriglia andare in pezzi.
Nessuno, credo, capì quant'ero preoccupato.
Forse se ne accorsero soltanto gli ufficiali del comando, perchè non feci niente di più che fumare una sigaretta dopo l’altra.
Ma non era insolito.
E poi odoravo giusto perchè la sera prima avevo rifiutato il bourbon.
Il combattimento non mi preoccupava, ma temevo che la squadriglia fallisse o facesse qualcosa di ridicolo.
Eravamo insieme da poco più di tre settimane (quasi tutte le squadriglie si esercitavano per mesi interi negli Stati Uniti, prima di essere inviate in zona di guerra) e soltanto tre dei miei piloti erano già stati in azione.
Fu un sollievo momentaneo uscire dall'ufficio e lasciare gli ufficiali del comando. «Moon» aspettava pazientemente in una jeep per portare Stan, me e un paio di piloti in fondo alla pista, dove i nostri potenti Corsair aspettavano come snelli e silenziosi destrieri.
Quei nuovi apparecchi erano una meraviglia.








