Storia delle Ali Reggiane

    Gregory "pappy" Boyington

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    Re: Gregory "pappy" Boyington

    Messaggio  Green_Group il Dom Ott 26, 2008 6:34 pm


    Mentre volavo verso la nuova base, nelle isole Russell, accarezzavo molte speranze perchè se quell'agglomerato che chiamavo squadriglia non entrava presto in azione, i miei giorni come pilota combattente erano finiti.
    Lo sapevo.
    Età e grado erano contro di me, ormai.
    Soltanto la fortuna poteva aiutarmi ..
    Il pomeriggio del nostro arrivo alle Russell fui chiamato al comando.
    La prima missione era stabilita per le sette del mattino dopo, 16 settembre 1943. Quella notte dormii poco perchè immaginavo che l'indomani sarebbero stati a guardarci, in attesa di vedere la povera piccola squadriglia andare in pezzi.
    Nessuno, credo, capì quant'ero preoccupato.
    Forse se ne accorsero soltanto gli ufficiali del comando, perchè non feci niente di più che fumare una sigaretta dopo l’altra.
    Ma non era insolito.
    E poi odoravo giusto perchè la sera prima avevo rifiutato il bourbon.
    Il combattimento non mi preoccupava, ma temevo che la squadriglia fallisse o facesse qualcosa di ridicolo.
    Eravamo insieme da poco più di tre settimane (quasi tutte le squadriglie si esercitavano per mesi interi negli Stati Uniti, prima di essere inviate in zona di guerra) e soltanto tre dei miei piloti erano già stati in azione.
    Fu un sollievo momentaneo uscire dall'ufficio e lasciare gli ufficiali del comando. «Moon» aspettava pazientemente in una jeep per portare Stan, me e un paio di piloti in fondo alla pista, dove i nostri potenti Corsair aspettavano come snelli e silenziosi destrieri.
    Quei nuovi apparecchi erano una meraviglia.

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    Re: Gregory "pappy" Boyington

    Messaggio  Green_Group il Dom Ott 26, 2008 6:34 pm

    Venti Corsair, cinque pattuglie di quattro nella mia squadriglia e naturalmente venti piloti, dovevano scortare tre squadriglie di bombardieri Dauntless e due squadriglie di aerosiluranti Avenger, centocinquanta bombardieri in tutto.
    La missione doveva distruggere Ballale, una piccola isola a ovest di Bougainville, ben fortificata, tutta aeroporto, più 0 meno come il La Guardia.
    La differenza stava nel fatto che il traffico sarebbe state molto più congestionato quel giorno di quanto non lo sia oggi nella zona di New York, senza l'aiuto del controllore del traffico per guidare la nostra rotta.
    A parte l'assenza del controllo, la nostra azione sarebbe stata ostacolata dal fuoco antiaereo e da Dio solo sa quanti Zero.
    Non ricordo di essermi affatto preoccupato di dover percorrere seicento miglia, andata e ritorno, su e giu per il vecchio arcipelago punteggiato di isolette, quasi tutte in mano giapponese.
    Ma ero preoccupato per la squadriglia, mi domandavo se avrebbe resistito.
    Il primo problema consisteva nel decollare con centosettanta apparecchi da una pista sola, uno dopo l'altro, nel tempo calcolato, in modo da aver abbastanza carburante per il viaggio, più una mezzora o più di volo a tutto motore, durante il combattimento.
    Un motore da 2000 cavalli, a tutto gas, consuma carburante più o meno come se lo si rovesciasse da una diga.
    Girai intorno ai nostri apparecchi, ricevetti i saluti, vidi mani agitarsi, e allora mi calmai un poco.
    Ben presto arrivò il segnale di mettere in moto.
    A uno a uno si accesero, sputando fumo nero.
    I motori tossivano convulsi per un attimo, poi prendevano a rombare sicuri.
    Decollo.
    L'ultimo Dauntless era salito pigramente nell'aria, e girava per unirsi alla formazione. Partimmo a coppie sulla pista di corallo candido, a intervalli di circa venti secondi, e questo era già un'impresa in se stessa perchè nessuno aveva volato per più di trenta ore con quei nuovi velocissimi uccelli.
    Mentre salivamo, virando più stretto dei bombardieri, ci portammo al livello dei velivoli di testa e poi prendemmo posizione, arretrati e più in quota.
    Niente comunicazioni per radio.
    Non avevamo alcuna intenzione di far sapere ai giapponesi della nostra partenza.
    La mia squadriglia si allargò come un ampio ombrello sopra i bombardieri, per mezzo di segnali a mano.
    Passammo anche l'ordine di ridurre la velocità per risparmiare carburante.
    Cominciò la monotona navigazione in formazione di scorta.
    Le immense pale dell'elica giravano così lentamente che mi sembrava di poterle contare al passaggio.
    Il comandante dei bombardieri dirigeva la navigazione.
    Non avevo quel pensiero.
    Finalmente la monotonia cessò:

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    Re: Gregory "pappy" Boyington

    Messaggio  Green_Group il Dom Ott 26, 2008 6:38 pm


    volavamo sopra strati fioccosi di nubi che richiedevano molta concentrazione per tener d'occhio le ombre dei bombardieri al di sotto.
    Questa parete di nuvole era dovuta al fatto che i bombardieri dovevano volare tra uno strato e l'altro e non c'era abbastanza spazio per mantenerci ben visibili al di sopra di essi.
    Il rischio di rovinare l'importante impresa al decollo era ormai superato.
    Ce l'avevamo fatta.
    E, una volta compiuta la missione, non dovevo più preoccuparmi.
    I Pezzi Grossi non m'interessavano, l'impresa era dedicata ai giapponesi.
    Ma saltò fuori una nuova preoccupazione.
    Con quelle nuvole, i giapponesi non potevano scoprirci.
    Niente azione.
    L'alto comando ci avrebbe senza dubbio rispediti in aspettativa e me a dirigere il traffico.
    Pensai: «Accidenti ... perchè continuo a fare programmi per il futuro, quando so che è inutile? »
    Avevo appena finito di commiserarmi, quando mi accorsi improvvisamente che i bombardieri in picchiata erano scomparsi.
    «Ma che diavolo succede? Siamo sopra l'obiettivo? » mi domandai.
    «Gesu, se li perdo, la sorte meno crudele che mi possa capitare e di non tornare più alla base »
    Mi portai con la squadriglia oltre uno strato sottile, alla ricerca dei bombardieri.
    Uscito all'aperto, il rumore che proveniva dagli auricolari mi ruppe quasi i timpani. Una cosa era certa, il silenzio radio non esisteva più.
    Dopo un paio di frasi come «Calmati i nervi, parla adagio », le parole uscivano più acute e rapide: «E chi è nervoso? Tu, figlio di una ... io no davvero ».
    Poi ci fu soltanto un continuo ruggito.
    Avenger e Dauntless che scendevano in picchiata da tutte le parti, facevano a pezzi quella che era stata Ballale.

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    Re: Gregory "pappy" Boyington

    Messaggio  Green_Group il Dom Ott 26, 2008 6:39 pm

    Alcuni risalivano giù dalla picchiata, altri stavano uscendone e altri picchiavano ancora.
    Immensi ciuffi di fumo e di terra punteggiavano l'isoletta.
    Tra il fumo grigiastro, un paracadute bianco si aprì.
    Vidi subito che era da un'altitudine eccessiva.
    Poi un aereo precipitò. Avenger o Dauntless? Chi sa!
    Sopra Bougainville le nuvole erano fitte: da quella parte i caccia nipponici non potevano individuarci.
    Non so che cosa pensassi in quel momento ne quel che facessi.
    Forse guardavo quelli al di sotto un po' come uno spettatore.
    La copertura superiore non poteva essere più alta di cosi.
    Ci abbassammo.
    Poco dopo essere usciti dalle nubi e dal fumo, scoprii che stavamo nel bel mezzo di quaranta caccia giapponesi.
    Noi eravamo in venti.
    C'era uno Zero a dieci metri dalla mia ala destra.
    Vidi soltanto la «grossa palla rossa» che mi volava vicino.
    Probabilmente il pilota non si rese conto di chi ero perchè scosse le ali e questa vuol dire: segui. Poi diede gas e superò il mio Corsair.
    Santo Dio, era successo tanto in fretta che non avevo abbassato gli interruttori dei comandi delle mitragliatrici e del collimatore e neanche caricato le armi.
    Sono tutte cose necessarie quando si vuole sparare.
    Passò un secolo, prima che riuscissi a mettere tutto a posto, ma quando ebbi finito, seguii il nipponico, e come.
    Andò giù in vite, incendiato, a piombo su Ballale.
    Le raffiche delle mie mitragliatrici calibro 12,7, il fracasso e lo spettacolo delle traccianti, mi riportarono a questo mondo.
    Come se mi avessero schiaffeggiato con un asciugamani bagnato.
    Quasi nello stesso attimo, mi volsi a guardare al di sopra della spalla come se la cavava Moe Fisher sul mio fianco, dove avevo visto le traccianti passare sfrigolando.
    E bravo Moe, occupatissimo a riversare una raffica continua in un caccia nipponico, a meno di quindici metri dalla mia coda.
    L'apparecchio esplose in fiamme e il giapponese precipitò in vite verso il mare.
    In quei pochi secondi, la preoccupazione per i bombardieri mi lasciò, tanto più che non li vedevo.
    Vedevo soltanto apparecchi incendiati e fumanti ed erano giapponesi, a quanto sembrava.
    Alcuni scendevano in vite senza controllo, verso la tomba liquida.

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    Re: Gregory "pappy" Boyington

    Messaggio  Green_Group il Dom Ott 26, 2008 6:39 pm


    Conosco ben pochi piloti in grado di ricordare minutamente tutti i particolari di un velivolo nemico col quale siano entrati in contatto, ma accidenti a me, se riesco a ricordare qualcosa di più delle ali, rotonde, quadrate, dei motori raffreddati ad aria, o ad acqua e, naturalmente, l'orrido segno del Sol Levante.
    Dopo pochi secondi di spettacolo da Quattro Luglio; quasi tutti i caccia nipponici scomparvero.
    Ci abbassammo verso il mare, dove i bombardieri rientravano in formazione con lo scopo di proteggersi reciprocamente durante il ritorno.
    Un gruppo di caccia nipponici cercava di ostacolare la loro manovra.
    Volando a una velocità eccessiva per l'approccio, aprii il fuoco contro uno di quei Zero, convinto di vederlo virare a destra o a sinistra, in basso o in alto per evitare il fuoco, una volta colpito dalla prima raffica.
    E invece esplose.
    Esplose così vicino, diritto davanti a me, che non sapevo da che parte scappare per evitare i pezzi.
    E così filai diritto nel centro dell'esplosione, nascondendomi il viso con il braccio nel futile tentativo di ripararmi.
    Non so quel che accadde al mio apparecchio quando il caccia giapponese si disintegrò, ma avevo ammaccature dappertutto, sul motore, sulle ali, sui timoni di coda.
    Con quella manovra poco ortodossa mi trovai separato da Moe.
    Non era davvero la manovra abituale seguita durante le tre settimane di allenamento.
    Quando la sorpresa e la paura iniziale mi lasciarono, ebbi un altro pensiero, qualcosa del quale mi rendevo conto molto più chiaramente di tutti i piloti che mi accompagnavano in quella missione.
    La media dei piloti ha meno di una probabilità su cento missioni di abbattere un apparecchio con una sola raffica.
    Inoltre, quando capita quest'occasione rarissima, nove volte su dieci il pilota e in posizione di inferiorità numerica e questo diminuisce ancora le sue probabilità.
    Un gran numero dei miei errori precedenti mi apparve in un lampo.
    Me ne resi conto ed ero ben deciso ad evitarli e, finchè splendeva il sole, ad aggiungere qualche altra unità al mio numero di apparecchi abbattuti.

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    Re: Gregory "pappy" Boyington

    Messaggio  Green_Group il Dom Ott 26, 2008 6:40 pm

    Quando la formazione dei bombardieri era già da un pezzo sulla rotta di ritorno, scoprii uno Zero a pelo d'acqua che tornava alla base dopo aver inseguito i bombardieri fin dove lo giudicava prudente.
    Lo sapevo per esperienza: quando un apparecchio è a corto di munizioni o di carburante, il pilota sta più che può vicino terra per presentare un bersaglio minimo.
    Decisi di scaraventarmi su quel caccia.
    Non cambiò rotta, ma incominciò a girare lentamente:
    «Finche gira, sa di essere in pericolo. Troppo facile ».
    Poi ricordai una cosa dei tempi della Birmania, con le Tigri Volanti, e invertii con violenza la rotta.
    Ed eccone un altro arrivare da dietro.
    Aspettava soltanto che il fesso, io, calasse sul suo compagno.
    Lo attaccai deciso, sfruttando la mia velocità.
    Neri sbuffi di fumo uscirono dai suoi 20 millimetri.
    Le sue traccianti passavano tutte al di sotto del Corsair mentre le mie circondarono il piccolo Zero.
    Quando gli fui abbastanza vicino, scorsi i fori sotto la fusoliera, poi filai al di sotto. L'apparecchio picchiò lentamente, fumando, poi precipitò in acqua, in pochi secondi, senza incendiarsi ne esplodere.
    Cercai inutilmente di individuare l'altro Zero, il bersaglio iniziale dei miei tentativi. Tornai verso est di nuovo, per seguire i bombardieri ormai lontani, e incocciai un altro Zero che tornava a casa a pelo d'acqua.
    Questa volta non c'erano soci.
    Andai giù in picchiata sul mare, direttamente al di sopra del caccia.
    Non capii se il pilota non mi avesse visto o fosse così a corto di carburante da non osare nessuna manovra per cambiare la rotta.
    Una breve raffica delle 12,7, poi fumo.
    Mentre giravo per dargli il colpo di grazia l'apparecchio toccò l'acqua.
    Quando un apparecchio ammara a quella velocità, non rimane in superficie: crolla come un masso e scompare subito.
    In quel momento mi accorsi di non avere carburante sufficiente per il ritorno alla base delle isole Russell, ma potevo andare a Munda, nella Nuova Georgia.
    Munizioni, probabilmente non ne avevo più.
    Lo sapeva il cielo, se avevo premuto il grilletto.
    Ma non mi servivano più munizioni.
    La giornata, però, non era ancora finita, anche se il racconto degli eventi del primo giorno incomincia a diventare un po' monotono.
    Per quel giorno, ne avevo abbastanza, in tutti i sensi.

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    Re: Gregory "pappy" Boyington

    Messaggio  Green_Group il Dom Ott 26, 2008 6:41 pm


    Per quel giorno, ne avevo abbastanza, in tutti i sensi.
    Quando ero ormai in territorio alleato, scorsi uno dei nostri Corsair diretto a casa, a pelo d'acqua.
    Cercai di raggiungerlo.
    E in quell'istante, dal nulla, uscirono due caccia giapponesi che picchiavano sul Corsair con tutto comodo.
    Era così esaurito che non poteva ne virare ne picchiare.
    neanche con due Zero in coda.
    C'era olio dappertutto, sul plexiglas dell'abitacolo e sui fianchi della fusoliera.
    Senza dubbio era costretto a ridurre la velocità per risparmiare al massimo il motore colpito.
    Ad ogni modo, se non arrivava qualcuno in suo aiuto, il pilota era bell'e andato.
    Filai da dietro, addosso allo Zero più vicino al Corsair.
    Lo Zero cabrò velocissimo (se sanno manovrare!) e quasi verticale nell'aria.
    Tiravo con tanta energia che il mio aeroplano perse velocità ed entrò in vite.
    In quell'istante, vidi lo Zero esplodere.
    Una vite a quell'altitudine minima e una gran brutta faccenda in se stessa e mi sarei sentito peggio se non fossero accadute contemporaneamente tante cose.
    Non riuscii a vedere il velivolo che precipitava perchè ero troppo occupato a uscire dalla vite prima che anche il mio finisse in acqua.
    Pochi secondi dopo, sparai una nutrita raffica contro l'altro Zero che virò verso Choiseul, un'isola vicina in mani nemiche, sprovvista di campo.
    Pensai che l'apparecchio avesse subito danni e il pilota tentasse di atterrare il più vicino possibile a Choiseul.
    Ma non avevo abbastanza carburante da seguirlo per controllare il mio sospetto.

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    Re: Gregory "pappy" Boyington

    Messaggio  Green_Group il Dom Ott 26, 2008 6:42 pm

    E non riuscivo più a rintracciare neanche il Corsair macchiato d'olio.
    Non potevo aiutarlo, ma credo che fosse Bob Ewing che non tornò dalla missione.
    Una cosa era certa, quel Corsair lento, crivellato di proiettili non poteva andare molto lontano.
    Quella prima giornata della nuova squadriglia era stata molto pesante.
    Mi accorsi all'improvviso che l'indicatore di livello della benzina tendeva verso lo zero. Diminuii ancora il consumo di carburante e raggiunsi il campo di Munda, o meglio i margini del campo e stavo per entrarvi quando il motore si spense di colpo.
    I serbatoi erano vuoti.
    Gli armieri vennero a ricaricare l'aereo e mi informarono che mi restavano soltanto trenta caricatori calibro 12,7.
    Ero tornato proprio in tempo.
    Forse sbagliavo pensando che tutti i giorni sarebbero stati come quello.
    Ma quel giorno, con cinque apparecchi abbattuti, doveva rimanere il migliore che mai mi fosse capitato in combattimento.
    Sembrava che la guerra l'avessimo vinta noi in quel momento.
    La lentezza con la quale arrivavano le nuove squadriglie dagli Stati Uniti e la fiducia del colonnello Sanderson nella mia capacita, più una certa dose di bluff, erano gli ingredienti necessari che dettero vita alla mia squadriglia.
    Avevano approvato un'operazione a credito: apparecchi, piloti, e perfino il numero della squadriglia, 214, tutto in prestito.
    Ricordo vagamente quella notte, un quartetto composto da Moe Fisher, Moon Mullin, George Ashmun e Bruce Matheson che cantavano in coro sulla branda vicino alla mia. In quel momento il domani, l'avvenire significavano ben poco per me.
    Neanche la possibilità di un risveglio penoso mi preoccupava e così ingoiai un buona quantità di brandy, gentilmente concessoci da Tim Ream, il nostro medico.
    Il brandy ed io ce ne andammo per i fatti nostri.
    Sandy non poteva immaginare che la nostra prima missione sarebbe riuscita così bene, no?


    L'asso della bottiglia
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    Re: Gregory "pappy" Boyington

    Messaggio  Green_Group il Dom Ott 26, 2008 6:44 pm


    L'alba filtrava dalle finestrelle della baracca Dallas e potevo dormire ancora un poco, volevo riaddormentarmi, chiudere fuori il mondo ancora per un poco, ma non potevo.
    Avevo troppi problemi.
    Prima di tutt dovevo riunire i ragazzi e insegnar loro alcune cose che non erano state eseguite come intendevo io.
    Mentre indossavo la divisa da fatica, giacca e calzoni, pensavo a quel che avrei dovuto spiegare ai piloti.
    La divisa, un affare di cotone verde, era l'indumento più comodo che si potesse indossare, dopo che l'avevano lavato un paio di volte, e comodissimo da togliersi di dosso, se si finiva in mare per un ammaraggio forzato.
    La prima persona che incontrai quel mattino fu il maggiore Stanley Bailey, il mio aiutante.
    Stan era stato promosso maggiore da poco e ne andava fierissimo.
    Sono sicuro che lucidava ogni giorno le foglie d'oro.
    Ed ecco Stan, tutto vestito in cachi, stirato e in ordine e col berretto che ben pochi tra noi si davano la pena di portare.
    Quando notai che aveva anche un piccolo frustino, credetti per un attimo che si trattasse di un'allucinazione, ma no, non lo era.
    Sembrava che Stan avesse aspettato soltanto di diventare maggiore, per poter portarsi dietro il frustino.
    Stan era un bravo ragazzo e un buon pilota, un po' ingenuo, il tipo di uomo sincero con il quale ci si può divertire.
    Gli altri piloti della squadriglia lo ricordavano da Pensacola, dove insegnava volo strumentale dopo il brevetto ottenuto alla scuola di pilotaggio.

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    Re: Gregory "pappy" Boyington

    Messaggio  Green_Group il Dom Ott 26, 2008 6:45 pm

    Quando si agitava per qualche ragione, i ragazzi della squadriglia, dicevano:
    «Calma, maggiore.
    Basta ricordare: bussola, manetta e velocità ».

    Moon Mullin, ufficiale addetto ai voli, chiamò i piloti alle nove per una riunione.
    Le facce che mi circondarono erano quelle di giovani allegri e mattacchioni, non quelle che si vedono in tutti i film di guerra.
    Incominciai.

    « Prima dei complimenti e delle critiche, c'e qualcosa che dobbiamo decidere immediatamente.
    Bisogna scegliere un nome per la squadriglia, un nome che si possa stampare. »
    «E come sarebbe, Gramps?»
    «Boyington's Bastards non va.
    Prima di tutto, una squadriglia non deve portare il nome di una persona.
    In secondo luogo, ieri sera un corrispondente mi ha detto che in patria non lo stampano.»
    Tutti si misero a discutere e a dare suggerimenti:
    « Outcasts? »
    «Forgotten Freddies?»
    «Bold Bums?»
    «Ma vadano al diavolo! Faremo tali cose che dovranno stamparlo per forza.»
    E così tornammo al punto di partenza.
    «No, Gramps, ci abbiamo pensato, ne abbiamo trovati anche altri, ma a noi piace il nome che avevamo già.
    E poi ci hanno trattati come bastardi, va benissimo. »

    Potevo rispondere, ma non dissi niente, perchè temevo che mi ridessero in faccia.
    Fin dall'infanzia, i rumori dei treni e dei motori di vario tipo, in molte occasioni mi avevano cullato e il ricordo di quei sogni ad occhi aperti è ancora piacevolissimo.
    La canzone preferita della mia infanzia era:
    Baa, Baa, Blacksheep. «Bee, bee, Pecora Nera, hai della lana? SI, signore, ne ho tre sacchi pieni.»
    E cosi dissi:
    «Sentite, ho un'idea! Qualcosa che si possa usare tra la gente bene educata.
    Qualcosa che la società abbia già accettato ».
    « Okay, fuori, Gramps.»
    «Sentite un po'. Black Sheep. Tutti sanno che vuol dire la stessa cosa di bastardi.
    Ma non ha un significato offensivo e Black Sheep lo possono stampare. »
    «Cribbio, ci piace, Gramps.
    Possiamo inventare uno stemma bastardo, come facevano in Inghilterra.
    Lo useremo come insegna.»

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    Re: Gregory "pappy" Boyington

    Messaggio  Green_Group il Dom Ott 26, 2008 6:45 pm

    Passarono molti giorni prima che i ragazzi riuscissero a trovare tutti gli elementi necessari per disegnare questo stemma.
    Qualcuno spiegò che lo stemma del bastardo andava disegnato alla rovescia, diversamente dal legittimo.
    Disegnammo il nostro così.
    Doveva esserci anche una pecora nera, ma non riuscimmo a trovare un disegno per copiarla.
    Finalmente trovammo una specie di artista, un sergente che promise di disegnarla.
    Quando il disegno arrivò, tutti ne furono entusiasti ed era l'ideale, la pecora nera più nera e vilipesa che mai si fosse vista.
    Aveva impiegato tanto tempo per eseguire il disegno, che volevo una spiegazione dal sergente.
    «Da dove diavolo l'hai copiata?»
    « Ho cercato dappertutto e stavo per rinunciare, quando ho trovato un disegno in una rivista.»

    Il sergente mi porse la pagina spiegazzata e scoppiai a ridere.
    Era una vignetta con due soldati americani a quattro gambe, mimetizzati con pelli di pecora.
    Uno dei due, con la pelle nera, guardava un montone che si avvicinava al branco nel quale stavano nascosti e diceva:
    «Senti, Joe, non credo proprio che ci starò ».
    Insomma, la brutta pecora nera disegnata dal sergente, messa in quella posizione, e il nome Black Sheep rimasero.
    E noi ci dedicammo agli affari.

    L'asso della bottiglia
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    Re: Gregory "pappy" Boyington

    Messaggio  Green_Group il Dom Ott 26, 2008 6:49 pm


    Discussi la missione a Ballale, il nostro battesimo del Fuoco come squadriglia, sottolineai la necessità di proteggere la nostra vita e di abbattere un numero maggiore di apparecchi nemici.
    Dissi che l'essere entrati in azione in modo così inaspettato giustificava un certo disordine.
    E mi rendevo conto di quanto avevo sbagliato anch'io nel primo combattimento.
    Informai la squadriglia dei miei sforzi nel passato, di tutte le ore di volo nel tentativo di migliorare, dissi che era stata la prima occasione avuta in due anni, che era necessario un particolareggiato piano d'azione, affinche l'apparecchio rispondesse in pieno quando l'occasione rara si fosse presentata.
    E quando capitano quelle rare occasioni, occorre sapersi mettere in posizione.
    Una volta in posizione, che è la cosa più provvisoria del mondo, non ci sono secondi a disposizione, ma sol tanto frazioni di secondo, perchè il bersaglio non resta davvero fermo.
    Durante quella frazione di secondo, la mira dev'essere esatta, il puntamento accurato e, la prima raffica, perfetta e centrata fin dove è umanamente possibile.
    In altre parole, mesi di preparazione, una di quelle rare occasioni e la capacità di decidere in una frazione di secondo sono le cose che di un pilota fanno un asso, mentre agli altri non resta che ripensare a quel che avrebbero dovuto fare.
    Alcuni dei ragazzi presero le mie parole alla lettera, altri no, ma forse non potevano.
    Bob Ewing non era rientrato.
    L'avevano abbattuto, ma non sapevamo se avesse raggiunto una delle tante isole, quasi tutte occupate dai giapponesi, o fosse sceso nell'immenso oceano.
    Non riuscivo a liberarmi dal pensiero che forse l'aereo danneggiato che avevo cercato di aiutare aiutare era il suo.
    Pattuglie di caccia uscirono per molti giorni a cercarlo e finalmente un pilota tornò con la notizia che aveva avvistato un canotto del tipo in dotazione ai caccia, con un corpo immobile a bordo.
    Il pilota si era abbassato il più possibile sul canotto, ma non aveva ottenuto risposta:
    il corpo sembrava nero e senza vita.
    Trasmettemmo l'informazione a Dumbo,un anfibio di soccorso che uscì e girò intorno al canotto per venti minuti ad una velocità molto inferiore a quella di un caccia.
    Dumbo aveva saggiamente deciso di non rischiare quattro vite ammarando con un mare in burrasca,così vicino alle acque giapponesi, per recuperare un compagno morto.
    Non si seppe mai se fosse Bob, il quale venne dichiarato disperso, come la maggior di quelli che combattono in cielo.

      La data/ora di oggi è Mer Mag 23, 2012 9:41 am